16 albe al giorno: il tempo nello spazio, secondo un astronauta NASA, con IWC

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06 Maggio 2026
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Durante il Watches and Wonders 2026 abbiamo avuto il privilegio di incontrare l’astronauta della NASA Andrew Feustel: un momento che per noi è stato al tempo stesso straordinario e profondamente umano. Trovarsi di fronte a qualcuno che ha vissuto e lavorato nello spazio suscita un’emozione unica, quasi difficile da spiegare.

Quella che era iniziata come una conversazione sugli orologi si è presto trasformata in qualcosa che andava ben oltre l’ordinario. Nel raccontare la vita in orbita, dove il ritmo del giorno e della notte si dissolve in una successione di sedici albe e tramonti, Feustel restituiva al tempo una centralità inattesa. E lo spazio, nelle sue parole, non appariva più distante né astratto: diventava concreto, quasi tangibile, come se fosse improvvisamente a portata di mano.

Eppure, ciò che ha reso questo incontro davvero memorabile è stato il modo in cui quella distanza sembrava dissolversi con naturalezza. La sua prospettiva, costruita attorno a esperienze che pochi avranno mai l’occasione di vivere, risuonava in modo sorprendentemente familiare. Ci ha ricordato che il tempo, sulla Terra come in orbita, è ciò che accomuna tutti noi, dando forma alle nostre giornate, al nostro lavoro e ai momenti che scegliamo di custodire.

Per chi, come noi, vive il mondo dell’orologeria, si è trattato di un raro cambio di prospettiva. Al di là della meccanica e del design, oltre la precisione e la tradizione, il tempo si è rivelato nella sua essenza più pura.

Concedetevi dunque un momento e mettetevi comodi. Attraverso questa intervista vi accompagneremo in un viaggio che lega indissolubilmente l’uomo al tempo e allo spazio.

IWS incontra l’astronauta della NASA Andrew Feustel

IWS: Nel corso della sua carriera ha avuto l’opportunità di lavorare con la NASA e di guidare l’International Space Station (ISS). Potrebbe raccontarci il suo percorso e quali insegnamenti o esperienze di quegli anni porta ancora con sé oggi?

Andrew: Ho trascorso ventitré anni alla NASA, durante i quali ho avuto il privilegio di partecipare a tre missioni spaziali. Due di queste si sono svolte a bordo dello Space Shuttle, operativo negli Stati Uniti dal 1981 fino al suo ultimo volo nel 2011. Nel 2018 sono tornato nello spazio a bordo della Soyuz e ho ricoperto il ruolo di comandante della International Space Station per sei mesi e mezzo, da marzo a ottobre. Vivere in un ambiente così unico è stata un’esperienza profondamente formativa.

Ho concluso il mio percorso in NASA come Acting Chief Astronaut. Poco dopo aver lasciato l’agenzia, nel 2023, sono entrato in VAST, dove negli ultimi anni ho contribuito allo sviluppo di quella che ambisce a diventare la prima stazione spaziale commerciale al mondo, progettata per raccogliere l’eredità della International Space Station al termine della sua vita operativa.

Nel corso della mia carriera ho effettuato nove passeggiate spaziali e avuto l’opportunità di lavorare a stretto contatto con partner internazionali. Sono stati anni che mi hanno insegnato due lezioni fondamentali:

Time and Space: The Vision of NASA Astronaut Andrew Feustel

Andrew Feustel ritratto in una passeggiata spaziale nel Marzo 2018 | Credits: NASA

La prima è imparare a gestire le aspettative, affrontando ogni sfida con umiltà, senza dare nulla per scontato e e mantenendo sempre un forte senso di responsabilità verso il lavoro svolto.

La seconda riguarda l’importanza di trattare ogni persona con rispetto, preservandone la dignità in ogni interazione. Il volo spaziale rappresenta l’espressione più alta del lavoro di squadra, e ho imparato che ciascuno ha qualcosa di prezioso da offrire. Riconoscerlo e valorizzarlo è fondamentale per raggiungere il successo.

Oggi, nel mio ruolo di Chief Astronaut in VAST, continuo ad applicare questi principi contribuendo a guidare il prossimo capitolo dell’esplorazione spaziale umana.

IWS: Nel suo ruolo di Lead Astronaut in VAST, ha lavorato a stretto contatto con IWC Schaffhausen per il nuovo Pilot’s Venturer Vertical Drive. Ci racconta di questa esperienza?

Andrew: In VAST ricopro il ruolo di Lead Astronaut, una posizione che mi porta a collaborare a stretto contatto con l’azienda e con i suoi team di ingegneria nello sviluppo di veicoli spaziali certificati. Il mio compito consiste nel contribuire affinché ogni sistema venga progettato tenendo conto delle reali condizioni del volo spaziale. Per questo motivo è fondamentale che all’interno dell’organizzazione vi siano persone con esperienza diretta nello spazio.

Time and Space: The Vision of NASA Astronaut Andrew Feustel

Gli headquarters di VAST in Long Beach, California

Questa stessa attenzione si estende naturalmente anche agli strumenti su cui facciamo affidamento ogni giorno, incluso il modo in cui misuriamo il tempo. Nello spazio, tenere traccia del tempo è fondamentale.

A bordo dei veicoli spaziali e della International Space Station, gli orologi svolgono una funzione sia personale sia operativa. In orbita terrestre bassa assistiamo a sedici albe e tramonti nell’arco di ventiquattro ore, e questo fa venir meno qualsiasi ritmo naturale simile a quello a cui siamo abituati sulla Terra. Non esiste più una percezione intuitiva del giorno e della notte, né del momento in cui riposare. Di conseguenza, gli astronauti si affidano al tempo scandito al polso per strutturare la giornata, monitorare le attività e gestire i carichi di lavoro.

È proprio qui che la collaborazione con IWC Schaffhausen per il Pilot’s Venturer Vertical Drive assume un significato particolare. L’orologio è stato progettato tenendo conto delle reali condizioni operative dello spazio: consente l’utilizzo anche indossando i guanti, si adatta al modo in cui interagiamo con gli strumenti in microgravità ed è stato ingegnerizzato per garantire affidabilità durante il lancio, la permanenza in orbita e la fase di rientro.

Time and Space: The Vision of NASA Astronaut Andrew Feustel

Il nuovo IWC Pilot’s Venturer Vertical Drive al polso di Andrew Feustel | Credits: Fratello Watches

Altrettanto importante è il suo design. La forma essenziale e l’assenza di profili sporgenti riducono il rischio di danneggiare strumenti sensibili o le tute spaziali, un aspetto cruciale quando si opera negli spazi ristretti e delicati di un veicolo spaziale.

Per molti versi, questo progetto riflette la stessa filosofia che applichiamo alla progettazione dei veicoli spaziali: funzionalità, affidabilità e una profonda comprensione del modo in cui l’essere umano opera realmente nello spazio.

IWS: Come avete replicato, per l’orologio, le condizioni vissute dagli astronauti?

Andrew: Riprodurre le condizioni che gli astronauti affrontano nello spazio è soprattutto una questione di esperienza. È qualcosa che si costruisce nel tempo, attraverso l’esposizione diretta alla microgravità e all’intero spettro di operazioni che svolgiamo in orbita. Questa conoscenza sul campo è fondamentale, perché ci consente di guidare designer e ingegneri con indicazioni concrete e realmente applicabili.

Come astronauti, una delle nostre responsabilità principali prima di ogni missione è lavorare a stretto contatto con i team di ingegneria, contribuendo a definire quali strumenti siano necessari e in che modo debbano essere progettati per risultare davvero efficaci in un contesto operativo. Non siamo solo users“: siamo parte integrante del processo di sviluppo.

Time and Space: The Vision of NASA Astronaut Andrew Feustel

I test effettuati sul IWC Pilot’s Venturer Vertical Drive

Lo stesso approccio è replicato nello sviluppo dell’orologio. Il mio ruolo è stato quello di fornire un feedback continuo, valutando se un determinato elemento potesse funzionare davvero nello spazio o se richiedesse ulteriori migliorie. A volte un’idea si dimostra valida fin dall’inizio, altre volte deve essere adattata per rispondere alle reali condizioni operative della microgravità.

Alla fine, è proprio questo dialogo costante tra esperienza e progettazione a rendere possibile la creazione di strumenti non solo funzionali, ma realmente adatti alla vita e al lavoro nello spazio.

IWS: Vast sta sviluppando Haven-1, destinata a diventare la prima stazione spaziale commerciale al mondo. Quanto è importante la compatibilità dei materiali in un ambiente come questo?

Andrew: La compatibilità dei materiali è assolutamente cruciale nell’ambiente spaziale ed è un aspetto che valutiamo con estrema attenzione. C’è stata una stretta collaborazione tra i nostri team di ingegneria in VAST e quelli di IWC Schaffhausen per comprendere a fondo le condizioni a cui l’orologio sarà esposto.

Heaven-1, la prima stazione spaziale commerciale al mondo

Uno degli aspetti fondamentali che consideriamo è l’off-gassing, ovvero il comportamento dei materiali in condizioni di vuoto. Valutiamo se i materiali selezionati possano degradarsi nel tempo, rilasciare particelle o generare detriti potenzialmente in grado di interferire con le apparecchiature o con le operazioni di bordo. Anche cedimenti minimi possono avere conseguenze rilevanti nello spazio; per questo motivo, tali rischi devono essere ridotti al minimo sin dalle fasi iniziali dello sviluppo.

Oltre a questo, l’orologio è stato sottoposto a test e valutazioni legati alle sollecitazioni meccaniche tipiche del volo spaziale. Durante il lancio e il rientro, gli astronauti sono esposti a vibrazioni intense e a carichi gravitazionali elevati. Qualsiasi oggetto indossato, incluso un orologio, deve essere in grado di sopportare queste forze senza compromettere né le prestazioni né la sicurezza.

All’interno del Heaver-1, dotato di 45 m³ abitabili

Per questo motivo, sia la scelta dei materiali sia l’integrità strutturale rappresentano aspetti fondamentali. L’obiettivo è garantire che l’orologio rimanga pienamente funzionale in ogni fase della missione: dal lancio all’orbita, fino alla permanenza a bordo di Haven-1, dove l’affidabilità non è semplicemente importante, ma indispensabile.

IWS: Come astronauta, qual è il suo rapporto con lo spazio e con il tempo?

Andrew: Domanda difficile! Credo che, come esseri umani, facciamo spesso fatica a comprendere davvero il nostro “posto” nell’universo. Viviamo con l’idea che lo spazio possa essere infinito, privo di confini, e cercare di capire cosa significhi davvero è estremamente complesso. Se lo spazio non ha un limite, come possiamo definire dove siamo, o persino cosa significhi “esistere” al suo interno?

Viviamo il mondo in modo fisico: ci vediamo, interagiamo gli uni con gli altri. Eppure, quando proviamo a riflettere sul concetto più ampio di spazio e tempo, tutto diventa molto più sfuggente. L’assenza di confini, il concetto stesso di infinito: sono idee che vanno oltre la nostra intuizione quotidiana.

Ciò che trovo affascinante è che, nello spazio, la distanza venga spesso misurata in termini di tempo. Parliamo di anni luce, cioè della distanza che la luce percorre in un anno. È un promemoria del fatto che spazio e tempo siano profondamente interconnessi, anche se non comprendiamo ancora pienamente questa relazione. E naturalmente, con la tecnologia attuale, viaggiare alla velocità della luce resta ben oltre la nostra portata.

Non pretendo di avere risposte definitive. Non sono un astrofisico, ma un geologo. E forse è proprio questo il bello: ciascuno di noi si avvicina a queste domande da una prospettiva diversa, e insieme continuiamo a esplorare, cercando di comprendere meglio l’universo e il nostro posto al suo interno.

IWS: Cosa rappresentano per lei gli orologi? C’è un modello a cui si sente particolarmente legato?

Andrew: Personalmente, credo che un orologio sia fatto per essere indossato. Io indosserei il mio ogni giorno, se potessi, anche i modelli più raffinati. Per me è un po’ come possedere un’auto d’epoca: se non la si usa, si perde l’essenza di ciò che la rende speciale. Un orologio prende davvero vita nell’uso quotidiano, nei momenti che accompagna.

Ci sono alcuni modelli a cui mi sento particolarmente legato. Mi piace molto questo, così come la linea Pilot. Possiedo anche un IWC Big Pilot’s Watch Top Gun, che indosso davvero con piacere: è un grande orologio, con caratteristiche al tempo stesso funzionali e progettate con grande attenzione.

L’IWC Pilot TOP GUN “Mojave Desert” al polso di Andrew durante il 76esimo International Astronautical Congress | Credits: Boss Hunting

Più in generale, il mio rapporto con gli orologi va oltre l’oggetto in sé. Riguarda anche ciò che rappresentano: il nostro legame con il tempo, soprattutto in un ambiente come lo spazio, dove il tempo è qualcosa che si gestisce attivamente, più che semplicemente qualcosa che si vive.

Nutro inoltre una profonda stima per IWC Schaffhausen come marchio. Se ci si ferma a osservare ciò che è stato realizzato qui, è davvero notevole. L’intero allestimento richiama un autentico ambiente operativo spaziale: non un’idea astratta di spazio, ma un concetto concreto, ispirato a veri veicoli spaziali.

Sono i dettagli a fare la differenza. Le pareti richiamano gli interni a cui siamo abituati e l’attenzione è chiaramente rivolta alla funzionalità. Non si tratta semplicemente di evocare lo spazio in modo simbolico, ma di comprendere come le cose funzionino davvero in orbita, dalla progettazione dei veicoli spaziali fino ai meccanismi di un orologio.

IWS: Cosa direbbe ai giovani che sognano di diventare astronauti o di intraprendere un percorso come il suo?

Andrew: Tutto parte da qualcosa di molto semplice: credere davvero che ciò che si desidera sia possibile. Può sembrare un cliché, anch’io lo pensavo quando sentivo dire “puoi fare qualsiasi cosa tu sia in grado di immaginare”, ma con il tempo ho capito che in quelle parole risiede un grande verità.

Gli IWC Pilot Chronograph in ceramica per gli astronauti dell’ Inspiration 4 nel 2023. 4 orologi, storie and valori: Leadership, Speranza, Prosperità, Generosità.

Il mio percorso non è stato affatto convenzionale. Ho iniziato come meccanico, lavorando in officina. Successivamente ho frequentato il college, poi l’università, fino a conseguire un dottorato in sismologia. È stato proprio questo percorso, costruito passo dopo passo, a portarmi infine alla NASA.

Ripensandoci oggi, considero la mia esperienza la dimostrazione che il punto di partenza non determina mai il punto di arrivo. Si può partire da contesti molto semplici e raggiungere comunque traguardi che un tempo sembravano irraggiungibili, fino a guidare team impegnati a mandare esseri umani nello spazio.

Se c’è un messaggio che mi sta particolarmente a cuore trasmettere, è questo: quella scintilla iniziale, quell’idea o quel sogno che portate dentro di voi, può condurvi molto più lontano di quanto immaginiate. Coltivatelo, dedicategli tempo ed energie e lasciate che diventi la vostra guida.

Diventare astronauta può sembrare un obiettivo straordinario, ma è proprio questo il punto. Ci ricorda che ambizione, curiosità e determinazione possono aprire strade che, un tempo, apparivano impossibili.


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