Ogni viaggio ha un punto di partenza: benvenuti su Starting Watches!

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29 Settembre 2026
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Cari lettori di IWS, c’è una frase legata all’immaginario di Alice nel Paese delle Meraviglie che sembra custodire, con sorprendente semplicità, il principio di ogni grande passione: “Every adventure requires a first step“. Ogni avventura richiede un primo passo, vale per Alice davanti alla tana del Bianconiglio e per noi nello straordinario mondo dell’orologeria!

Prima delle grandi Maison, delle complicazioni che oggi sappiamo riconoscere, delle referenze imparate a memoria e di quel sapere maturato negli anni, fra scoperte, incontri e un gusto diventato sempre più consapevole, c’è stato un orologio. Allora probabilmente non potevamo intuirne il significato; ma oggi, guardandoci indietro, sappiamo quanto fosse destinato a contare. È l’orologio per antonomasia, quello che precede ogni desiderio, ogni ricerca, ogni collezione e conserva un privilegio che appartiene soltanto a lui: essere stato il primo.

È da quel primo passo, da quella prima scelta e da una curiosità ancora libera da sovrastrutture che comincia la nostra storia. Una storia che, nel nostro Paese delle Meraviglie, porta il nome di Starting Watches.

Tutto comincia con un orologio

Ci conoscete e ormai lo sapete bene, gli orologi sono la nostra raison d’être. Da anni raccontiamo l’alta orologeria, le grandi Maison, le realtà indipendenti, il collezionismo e tutte le costellazioni che continuano a dare forma a questo splendido universo. Lo facciamo perché condividiamo la vostra stessa passione e, soprattutto, perché sappiamo che nessuno di noi è nato collezionista.

C’è stato un tempo, anche per noi, in cui ETA 2824, Valjoux 7750 e “NOS” sembravano soltanto sigle, Abraham-Louis Breguet o Gerald Genta due personaggi in cerca d’autore e ancora non avevamo imparato a distinguere un movimento a carica manuale da uno automatico.

Poi il vocabolario ha cominciato ad allargarsi, abbiamo iniziato a guardare cose che prima nemmeno vedevamo e sono cominciate anche quelle piccole ossessioni da veri Watch Nerds. Il primo graffio sulla clasp vissuto come una tragedia, perché qualcuno continuasse a preferire un plexiglass nonostante si graffiasse solo guardandolo, perché una ghost bezel potesse essere più desiderabile di una nuova e come fosse possibile passare una serata a discutere se quella tonalità fosse davvero tropical oppure semplicemente una patina invecchiata male.

Ecco, Starting Watches nasce dalla volontà di tornare esattamente in quel punto e, questa volta, raccontarlo.

In che modo? È la nuova rubrica del nostro Magazine dedicata alle “porte d’ingresso” dell’orologeria: agli orologi con cui una passione può cominciare, ai marchi che permettono di coltivarla senza attendere il giorno di una grande acquisizione e a quella straordinaria varietà di storie, idee e progetti che vive nelle fasce più accessibili del mercato.

Parleremo di primi automatici, Maison storiche dalle collezioni accessibili, microbrand, giovani indipendenti, realtà italiane emergenti, quarzi diventati icone culturali e piccoli artigiani che utilizzano dimensioni, colori, materiali e linguaggi con una libertà capace, spesso, di sorprendere anche gli occhi più allenati.

Perché sotto una certa soglia di prezzo l’orologeria non diventa improvvisamente meno interessante, è diversa!

Un Casio può raccontare decenni di cultura popolare e design industriale. Un Seiko può insegnare che cosa significhi avere al polso un movimento meccanico. Un Junghans può condurre dalla forma di una cassa fino al Bauhaus e a Max Bill. Un microbrand scoperto quasi per caso può spingere a chiedersi perché una determinata proporzione funzioni, da dove provenga un movimento o quanto possa contare una scelta cromatica nell’identità di un orologio. Ogni oggetto può diventare una porta, quando dall’altra parte c’è qualcuno disposto ad attraversarla.

È a chi si trova davanti a quella porta che vogliamo parlare.

A chi sta scegliendo il proprio primo automatico e ha più domande che certezze. A chi ha iniziato a interessarsi agli orologi attraverso un video Youtube, un carosello di Instagram, il polso di un genitore o semplicemente un modello visto in vetrina. A chi conosce già qualche nome e vuole scoprirne altri. A chi dispone di un budget contenuto e non considera questo un limite alla propria curiosità. Oppure a chi frequenta l’orologeria da anni, ma conserva ancora il piacere di meravigliarsi nell’incontrare qualcosa di inatteso.

Il prezzo è una bussola, non un limite

Abbiamo deciso che arriverà un nuovo orologio, forse persino il primo importante, ma ancora non sappiamo quale sarà. C’è soltanto una cifra, scelta con cura, e davanti a noi un panta rei di possibilità.

Cominciano le ricerche, si moltiplicano le schede aperte sul browser e, insieme a loro, le domande. Automatico o quarzo? Svizzero o giapponese? Un marchio storico o quel microbrand appena scovato? Cinque atmosfere mi basteranno? Quel movimento è affidabile? E come si spiegano cifre tanto diverse per due orologi apparentemente così simili?

Domande semplici, certo, ma soltanto per chi conosce già le risposte. Per tutti gli altri rappresentano l’inizio di un’educazione allo sguardo.

Si parte quasi sempre dalle specifiche. Si scopre la differenza tra un Miyota 8215 e un 9015, si incontra l’onnipresente NH35, poi arrivano ETA e Sellita. Il diametro, da solo, smette presto di raccontare tutta la storia: entrano in gioco lug-to-lug, spessore, curvatura delle anse. Lo sguardo passa al bracciale, agli end-link, alla chiusura, all’alternanza delle finiture sulle superfici. Persino plexiglas, minerale e zaffiro smettono di disporsi ordinatamente su una scala dal peggiore al migliore e cominciano ad avere un senso in relazione all’orologio che proteggono.

La scheda tecnica, allora, cambia natura. Le specifiche costruiscono un vocabolario, il confronto insegna a usarlo e il gusto, poco alla volta, traccia la propria mappa.

A quel punto accade qualcosa di ancora più interessante: imparare significa anche mettersi in gioco. Le certezze durano poco. Ciò che sembrava irrinunciabile diventa secondario; un dettaglio ignorato fino al giorno prima finisce per decidere una scelta. Soprattutto, si impara a riconoscere il compromesso, una parola che, in queste fasce di prezzo, racconta molto più della rinuncia.

Ogni orologio è il risultato di una serie di decisioni: dove investire, dove semplificare, quale movimento scegliere, quanto dedicare alla cassa, al quadrante, al bracciale, alle finiture. Imparare a leggerle significa iniziare a capire un orologio oltre la semplice somma delle sue specifiche. Un buon progetto raramente offre tutto; molto più spesso rivela la propria intelligenza nel modo in cui sceglie cosa offrire.

Anche il budget assume così un significato diverso. Veste i panni del grillo parlante: non è più un limite o il confine oltre il quale si trova l’orologio migliore, ma la bussola con cui iniziare a cercare quello giusto.

Starting Watches si muoverà prevalentemente nell’orologeria accessibile, con un orizzonte indicativo fino ai 5.000 euro. La cifra ci dirà dove guardare, il gusto dove vale la pena fermarsi. A interessarci sarà ciò che accade dentro quel prezzo: cosa offre un orologio rispetto ai suoi concorrenti, quali compromessi accetta, dove concentra il proprio valore, quanto costa salire di categoria e, soprattutto, cosa si ottiene realmente spendendo di più.

Da qui prenderanno forma gli strumenti e format con cui impareremo a orientarci insieme: confronti tra fasce di prezzo, guide all’acquisto, selezioni per budget, approfondimenti su movimenti, materiali e specifiche, alternative ai modelli più conosciuti, analisi del rapporto tra prezzo e contenuto. Fino a quelle piccole differenze che sulla carta sembrano marginali e al polso regalano emozioni.

Serviranno a chi sta scegliendo il primo compagno di avventure e a chi cerca il prossimo. A chi dispone di cinquecento euro e vuole spenderli con consapevolezza, come a chi potrebbe spenderne molti di più ma continua a trovare irresistibile un orologio ben pensato, qualunque cifra riporti il cartellino.

L’esperienza affina lo sguardo, senza esaurire la curiosità. Si può conoscere la raffinatezza di un micro-rotore e continuare ad apprezzare quanto intelligentemente sia stato impiegato un NH35. Si può possedere una collezione costruita negli anni e ritrovarsi davanti a un piccolo indipendente appena scoperto con lo stesso desiderio di capire che accompagnava il primo acquisto.

Il prezzo sarà la nostra bussola. Il gusto, la mappa con cui imparare a leggerla!

Il Manifesto di Starting Watches

Starting Watches nasce perché crediamo che la cultura orologiera debba poter crescere insieme alla passione. Senza scorciatoie, senza l’ansia di arrivare immediatamente al pezzo importante, senza l’idea che sia necessario possedere molto per avere titolo a conoscere, discutere e appassionarsi.

Ci interessa quel periodo irripetibile in cui tutto sembra ancora possibile. Quando il gusto non è definitivamente formato, ogni nuova scoperta può mettere in discussione la precedente e cento, cinquecento o duemila euro rappresentano mondi completamente diversi da esplorare. È lì che si impara a scegliere. È lì che un acquisto comincia lentamente a trasformarsi in cultura.

E vogliamo esserci con lo stesso sguardo con cui vi abbiamo sempre raccontato l’orologeria: competenza, curiosità, rigore e quella dose di meraviglia senza la quale nessuna passione durerebbe abbastanza da diventare conoscenza.

Starting Watches non chiede quindi di dimenticare per un momento l’alta orologeria. Chiede qualcosa di molto più interessante: ricordare la strada che conduce fin lì e aprirla anche a chi oggi sta muovendo i suoi primi passi.

Infine, cari lettori, non dimenticate mai che una collezione può raccontare fin dove siamo arrivati. Il primo orologio racconterà sempre perché abbiamo cominciato.

Benvenuti su Starting Watches!


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