C’è un “rumor” che negli ultimi mesi attraversa silenziosamente il mondo dell’orologeria. Alla luce dei recenti aumenti delle quotazioni dell’oro (oggi a ben 135.73 euro/grammo, 5010.62 dollaro/oncia), un numero crescente di commercianti sta scegliendo di fondere gli orologi in oro.


Il fenomeno documentato in Cina da @watchoosy via Instagram
Dal punto di vista economico la scelta appare lineare. In molti casi il valore intrinseco del metallo supera quello che il mercato attribuisce all’orologio nella sua interezza. Il prezzo dell’oro diventa così un parametro che appiattisce del tutto ogni visione e valore etico-culturale.
È proprio qui che emerge una frattura profonda. Ogni cassa e componente fusa rappresenta una storia che si interrompe, una testimonianza che scompare e il fenomeno non riguarda solo grandi complicazioni o referenze iconiche. Il rischio maggiore colpisce i modelli meno celebrati, quelli prodotti da maison oggi dimenticate, da manifatture o da marchi minori che hanno contribuito in modo silenzioso ma decisivo alla storia dell’orologeria.

Il caso del Breitling Emergency destinato alla fusione documentato da @gusvillajewelry via Instagram
Il “paradosso” è evidente. Mentre il mercato celebra la riscoperta del vintage e rafforza il valore degli archivi o della narrazione storica, una parte concreta di questo patrimonio viene dimenticata. Pensate a quanti orologi, (provvisti di design inusuali, complicazioni e movimenti storici) privi di un nome impattante sul quadrante, diventano candidati ideali alla fusione. Il loro valore e bellezza resta totalmente invisibile agli occhi del mercato.
Questo processo produce un’altra conseguenza, più sottile. La scomparsa fisica degli orologi porta a una semplificazione della storia che raccontiamo. Sopravvivono i modelli già canonizzati, le icone universalmente riconosciute. Tutto ciò che vive ai margini viene cancellato, comprese sperimentazioni, soluzioni tecniche alternative e forme atipiche.
Le nostre riflessioni
Non si tratta di “demonizzare” l’operato dei commercianti o di chi sceglie di fondere l’oro, tutti siamo a conoscenza che il mercato risponde a logiche ed esigenze di equilibrio e talvolta di sopravvivenza. Ma il momento storico dovrebbe farci riflettere. Quale responsabilità abbiamo e hanno collezionisti, studiosi e comunicatori nella tutela di ciò che non è ancora riconosciuto come importante. Quanto siamo disposti a difendere un orologio non per quanto vale, ma per ciò che rappresenta?
Forse è arrivato il momento di riconsiderare il concetto stesso di valore. L’orologeria non può essere ridotta a mero insieme di materiali o metalli preziosi, è un linguaggio antico come l’uomo fatto di storia, tecnica ed arte.
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