Prima delle grandi casse, delle trasparenze e delle sperimentazioni sui materiali, Hublot era un orologio al quarzo con cassa in oro e cinturino in caucciù, presentato nel 1980 da Carlo Crocco. Il quadrante nero, essenziale e privo di indici, lasciava alla geometria della cassa e al contrasto tra i materiali il compito di definirne l’identità. Presentato alla Fiera di Basilea sotto il marchio MDM Genève, quel primo modello portava il nome Hublot, destinato a diventare quello della Maison.


Quarantasei anni dopo, il nuovo Classic Fusion Tributo riprende quel progetto con una fedeltà che emerge soprattutto nell’architettura della cassa. Ritroviamo le dodici viti sulla lunetta, le anse a vista e le proporzioni contenute, con un diametro che passa dagli originari 36 agli attuali 38 mm. A cambiare è invece la meccanica, affidata al calibro automatico di manifattura HUB1711, che sostituisce il movimento al quarzo del modello del 1980. È proprio in questo equilibrio tra continuità stilistica ed evoluzione tecnica che risiede l’interesse del Tributo, anche alla luce delle precedenti reinterpretazioni con cui Hublot ha celebrato le proprie origini.
Dodici viti, una diversa fisionomia per il Classic Fusion Tributo
Il riferimento più immediato è il Classic Fusion Original del 2023, proposto in oro giallo, titanio e ceramica nera, con diametri di 33, 38 e 42 mm. Già allora Hublot aveva recuperato il quadrante nero privo di indici e il cinturino in caucciù, conservando tuttavia l’identità della Classic Fusion contemporanea, caratterizzata dalla lunetta con sei viti a vista.



A sinistra il Classic Fusion Original del 2023 con cassa da 42mm. A destra le due versioni del Classic Fusion Tributo.
Il nuovo Classic Fusion Tributo si avvicina ulteriormente al modello del 1980 attraverso una revisione più profonda della cassa. Le dodici viti leggermente bombate restituiscono alla lunetta il ritmo dell’originale e, in assenza di indici sul quadrante, fungono anche da riferimenti visivi per la lettura delle ore. Conservano la caratteristica testa a H di Hublot e sono realizzate in titanio lucido nella versione in oro giallo, mentre in quella in oro bianco presentano una placcatura nera lucida.

Il diametro passa dai 36 mm del modello del 1980 agli attuali 38 mm, con uno spessore di 9,5 mm. Un incremento misurato, che preserva le proporzioni compatte del progetto e valorizza l’alternanza delle finiture lucide e satinate, senza conferire alla cassa una presenza eccessiva.

Il cinturino in caucciù nero lascia visibili gli elementi di raccordo alla cassa, di cui Hublot preserva il disegno rinunciando deliberatamente al sistema di sostituzione rapida One Click. Alla fedeltà estetica si accompagna un aggiornamento funzionale tutt’altro che secondario: la corona a vite e l’impermeabilità a 100 metri danno concretezza alla vocazione quotidiana di un orologio nato, del resto, dall’idea che l’oro potesse convivere con la praticità del caucciù.


Due interpretazioni del nero
Nella versione Classic Fusion Tributo Yellow Gold, referenza 262.VX.1130.RX.MDM, il richiamo al primo Hublot è particolarmente evidente. La cassa in oro giallo 18 carati, con superfici lucide e satinate, incornicia un quadrante laccato nero dai delicati riflessi antracite, sul quale risaltano le sfere e le iscrizioni color oro. La data rimane a ore 3, mentre a ore 6 compare la sigla MDM, riprodotta in oro mediante tampografia.


La versione Classic Fusion Tributo White Gold, referenza 262.WX.6870.RX.MDM, abbina invece alla cassa in oro bianco 18 carati un quadrante in onice nero lucido. Priva di indici, la superficie della pietra si distingue per la profondità del nero e la capacità di riflettere la luce, diventando il fulcro della composizione. A incorniciarla, le superfici lucide e satinate dell’oro bianco e le dodici viti nere della lunetta definiscono un insieme più austero, nel quale risalta la geometria della cassa.


Il nuovo calibro HUB1711
Il cambiamento più significativo riguarda il movimento. Al posto del quarzo del 1980, il Classic Fusion Tributo adotta il calibro automatico di manifattura HUB1711, composto da 185 componenti, con una frequenza di 4 Hz (28.800 alternanze/ora) e una riserva di carica di circa 60 ore.

Attraverso il fondello in vetro zaffiro si osserva la massa oscillante scheletrata a forma di H, realizzata in oro giallo 22 carati per la versione Yellow Gold e in tungsteno nero per la White Gold. Una scelta che richiama i materiali e le finiture delle rispettive versioni, riservando al fondello un ulteriore elemento distintivo senza rinunciare alla sobrietà del quadrante.

Se il Big Bang Original Unico riafferma il carattere più sportivo e audace della collezione, il Classic Fusion Tributo riporta l’attenzione su un’orologeria più discreta, fatta di proporzioni contenute, quadranti essenziali e finiture curate. Due modi differenti di rileggere la storia di Hublot, che nel Tributo ritrova la semplicità e l’originalità dell’intuizione con cui Carlo Crocco diede vita al marchio nel 1980.
Prezzo e disponibilità del Classic Fusion Tributo
Il Hublot Classic Fusion Tributo è disponibile presso una selezione di boutique Hublot e online, al prezzo di 30.200 euro per entrambe le versioni. Una cifra importante, che trova nella cassa in oro, nel calibro automatico di manifattura e, per la versione White Gold, nel quadrante in onice alcuni dei suoi principali elementi di valore. Il fascino del Tributo risiede tuttavia soprattutto nell’equilibrio delle proporzioni, nel ritorno delle dodici viti sulla lunetta e nel contrasto tra l’oro e il caucciù, che conserva intatta l’originalità dell’intuizione di Carlo Crocco.

Alla presentazione del modello si accompagna una donazione di 100.000 franchi svizzeri alla Fondazione Main Dans la Main, istituita da Carlo Crocco nel 1998. La sigla MDM, riportata a ore 6 sul quadrante della versione Yellow Gold, assume così un duplice significato: richiama il marchio MDM Genève, sotto il quale nacque il primo Hublot, e l’impegno filantropico del suo fondatore.
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