Pare che il fascino del Rolex King Midas non conosca età. E nemmeno confini geografici, visto che dalla Svezia è appena arrivato qualcuno deciso a renderlo un po’ più democratico. Certo, l’oro è rimasto a Ginevra, ma per il resto la somiglianza è talmente evidente che persino Gérald Genta avrebbe probabilmente avuto qualcosa da ridire. O forse avrebbe sorriso?

Che squillino le trombe, lettori di IWS! Il protagonista di oggi è Svea Atelier, un nuovo marchio svedese che ha inaugurato la sua prima collezione, Monolith. Cinque referenze, tre permanenti e due in edizione limitata, con prezzi compresi tra €800 e €950. Una proposta che prende “in prestito” le forme di uno degli orologi più eccentrici mai prodotti da Rolex, portandole in una fascia di prezzo decisamente più accessibile.

E quale occasione migliore per parlarne su Starting Watches? Dopotutto, questa rubrica nasce anche per scovare orologi capaci di suscitare curiosità, sorprendere e perché no, concedersi qualche libertà stilistica.
Svea Atelier: dalla Svezia con amore (per il King Midas)
Dietro Svea Atelier troviamo Francis Jacquerye, figura con oltre dieci anni di esperienza nel settore orologiero, maturata anche attraverso realtà come Longines e il Gruppo Festina. Il marchio ha sede nella regione svedese della Scania e guarda al design industriale scandinavo, al modernismo e agli oggetti che hanno segnato l’estetica del Novecento.
Tra i riferimenti figurano anche le creazioni di Dieter Rams, il designer tedesco che ha contribuito a rendere celebri gli apparecchi Braun attraverso un linguaggio essenziale, rigoroso e funzionale.
Un insieme di influenze rispettabilissime, anche se la prima collezione sembra riservare un posto d’onore a un altro grande nome del design: Gérald Genta.
Il Monolith riprende infatti la caratteristica cassa asimmetrica del Rolex King Midas, il bracciale integrato e quella particolare continuità delle superfici che rendeva l’originale più simile a un gioiello scultoreo che a un comune orologio da polso.
Svea Atelier non ha inventato una nuova forma, questo è evidente. Ha però scelto un riferimento decisamente meno inflazionato dei soliti diver e cronografi vintage, riportando l’attenzione su un capitolo affascinante, e spesso trascurato, della storia Rolex.
Quando Rolex giocava a fare Re Mida
Il Rolex King Midas, introdotto nel 1962, è uno di quegli orologi che ricordano quanto il passato della Maison ginevrina sia stato, a tratti, molto più audace di quanto si potrebbe immaginare osservandone il catalogo contemporaneo.
Attribuito a Gérald Genta, il modello rompeva con buona parte delle convenzioni estetiche dell’epoca. La cassa asimmetrica, la corona posizionata a sinistra (richiamando il mito) e il bracciale integrato davano vita a un oggetto insolito, nel quale l’orologeria incontrava apertamente la gioielleria.

1971 Rolex King Midas Ref. 9630 con l’iconica urna | Credits: Tropical Watch
Il nome richiamava naturalmente il sovrano della mitologia greca capace di trasformare in oro tutto ciò che toccava. Rolex prese la faccenda piuttosto sul serio, realizzando il King Midas in oro massiccio e facendone uno degli orologi più costosi del proprio catalogo.
La referenza 9630, prodotta in una serie iniziale di circa mille esemplari numerati, divenne un simbolo di esclusività. Tra i suoi proprietari figurò anche Elvis Presley, che ricevette un King Midas nel 1970 dopo i sei sold-out di Houston.
Svea Atelier Monolith: cinque referenze e una certa passione per gli anni Settanta
La collezione Monolith si articola in tre modelli permanenti e due varianti della Atelier Series, proposte in edizione limitata.

Tutti condividono una cassa in acciaio inossidabile 316L dalle proporzioni particolarmente compatte: 27,5 mm di larghezza, 27 mm di lunghezza e appena 5,5 mm di spessore. Misure che, insieme al bracciale integrato, contribuiscono a conservare l’eleganza sottile dell’orologeria vintage.

La Core Collection comprende il Lattice, con quadrante “linen” argentato; l’Oxblood, decisamente più appariscente grazie al quadrante bordeaux laccato e alla finitura PVD dorata; e il Fjord, che sceglie invece un blu profondo dall’effetto specchiato.

Tre personalità differenti, accomunate da una silhouette che non ha certo bisogno di presentazioni.
Le due referenze della Atelier Series alzano leggermente il livello della ricercatezza estetica, introducendo quadranti in pietra naturale. Il Tiger Eye impiega l’occhio di tigre, con le sue caratteristiche sfumature brune e dorate, mentre l’Onyx sceglie l’onice nero, una soluzione più sobria e particolarmente coerente con il carattere geometrico dell’orologio.

L’utilizzo di pietre ornamentali è forse uno degli aspetti più riusciti della collezione. Un dettaglio che richiama direttamente il gusto degli anni Settanta, quando i quadranti in materiali naturali erano particolarmente apprezzati nell’orologeria di lusso.

E se proprio dovessimo scegliere una variante capace di interpretare al meglio lo spirito del King Midas, l’Onyx e il Tiger Eye partirebbero certamente avvantaggiati. Del resto, un po’ di esuberanza non ha mai fatto male a un orologio che porta nel proprio DNA il nome di un re.
Il dossier da watch nerd
A muovere il Monolith troviamo il Ronda 1062 Swiss Made, un calibro al quarzo che, con uno spessore di appena 1,9 mm, contribuisce a mantenere la cassa entro i 5,5 mm complessivi.
Una scelta che trova una sua precisa ragione nelle proporzioni dell’orologio. Il Monolith punta infatti su un profilo sottile, sulla continuità tra cassa e bracciale e su una presenza al polso più vicina a quella di un gioiello che di un tradizionale segnatempo sportivo.
C’è poi un precedente illustre che rende la scelta ancora più interessante: anche il King Midas originale era animato da un movimento a carica manuale estremamente sottile, il Rolex 650, derivato dal celebre calibro 1000 della famiglia 650, utilizzato anche in altri modelli eleganti della Maison. Due soluzioni tecniche differenti, certo, ma accomunate dalla volontà di lasciare il maggior spazio possibile al design.
Resta solo una piccola vendetta tecnica ai danni del Re: il Monolith resiste all’acqua (5 atm per la precisione) e non va caricato la mattina. Elvis, a Graceland, non ha potuto dire lo stesso!
Quanto costa il Monolith?
I preordini della collezione sono stati aperti ieri, 21 ottobre 2026, alle ore 16:00, sul sito ufficiale di Svea Atelier. E, fortunatamente, questa volta il conto non richiede di consultare le quotazioni dell’oro.
Per le tre referenze permanenti, Lattice, Oxblood e Fjord, il prezzo è fissato a €829,60. Si sale invece a €951,60 euro per le due edizioni limitate Tiger Eye e Onyx.

Una differenza che, considerando la lavorazione e la variabilità estetica di questi materiali, appare comprensibile. Soprattutto per chi apprezza il carattere unico che una pietra naturale può conferire al quadrante, con venature e sfumature inevitabilmente differenti da un esemplare all’altro.

Svea Atelier accompagna inoltre ogni orologio con una confezione dedicata in legno di radica (un tentativo di richiamare l’iconica urna del King Midas originale), offre 24 mesi di garanzia e prevede la spedizione internazionale gratuita.
Il “Monolith Touch”
Eccoci dunque arrivati al momento della verità. Dopo aver scomodato Gérald Genta, Re Mida e persino Elvis Presley, resta una domanda decisamente meno regale, ma molto più concreta: spenderemmo davvero 830 euro per uno Svea Atelier Monolith?
La risposta, come accade su Starting Watches, merita qualche considerazione in più di un semplice sì o no.
Partiamo da ciò che ci piace. In un segmento di mercato dove non mancano diver, cronografi e reinterpretazioni più o meno fedeli dei grandi classici, Svea Atelier ha avuto il merito di scegliere un riferimento fuori dagli schemi. Il Monolith non cerca di convincerci con una complicazione particolare o con un movimento da ammirare attraverso il fondello. Punta tutto sulle proporzioni, sui materiali e su un’estetica che, piaccia o meno, difficilmente passa inosservata.
Ma attenzione, perché 830 euro restano 830 euro. E quando si arriva a 952 per le varianti con quadrante in pietra naturale, è più che legittimo pretendere una certa attenzione. Il calibro Ronda al quarzo è una soluzione sensata per contenere lo spessore, ma difficilmente farà battere il cuore agli appassionati di meccanica.

D’altra parte, sarebbe un peccato ridurre tutto a una questione di movimento. Se siete affascinati dal design degli anni Settanta, amate gli orologi dalle forme inconsuete o semplicemente cercate qualcosa che si distingua dai modelli più convenzionali, il Monolith potrebbe avere parecchie carte da giocare.
Resta da vedere se questo primo esperimento saprà conquistare gli appassionati e, soprattutto, se in futuro il marchio troverà il coraggio di affrancarsi dall’ingombrante eredità di Genta per sviluppare un linguaggio più personale.
E arriviamo così al nostro «Monolith Touch». Se nella mitologia greca Re Mida trasformava in oro tutto ciò che toccava, dalle parti di Svea Atelier sembrano aver scoperto un potere esattamente contrario: l’oro diventa acciaio, la meccanica lascia il posto al quarzo e uno degli orologi più eccentrici della storia Rolex trova una nuova interpretazione.
Un tocco decisamente meno prezioso, almeno sulla carta, ma non per questo privo di fascino. E chissà cosa ne avrebbe pensato Re Mida: dopo tutto quell’oro, forse anche lui avrebbe apprezzato un po’ di leggerezza.
Sei alla ricerca del regalo perfetto? Esplora il nostro store online e scopri l’intera collezione firmata IWS – Italian Watch Spotter!
Per tutti gli aggiornamenti in tempo reale sul mondo dell’orologeria seguici su Instagram e visita il nostro canale Youtube.