Alcune maison non smettono mai di essere sotto i riflettori, altre, pur avendo scritto pagine importanti dellโorologeria, attendono soltanto di essere riscoperte: Ebel รจ una di queste.
Lโannuncio dellโaccordo per lโingresso nel capitale della maison svizzera di un gruppo guidato da Montres Journe, con la partecipazione di Chanel, ha riacceso lโinteresse intorno ad un nome rimasto nel silenzio per anni.
La domanda alla quale vogliamo rispondere รจ la seguente: che cosa rende questa manifattura cosรฌ interessante da meritare una nuova attenzione?
Per farlo affronteremo dapprima la sua storia, arrivando poi ad analizzare gli orologi Ebel piรน celebri, cosรฌ da comprendere appieno le ragioni dei suoi fasti passati.
La storia del brand
Il marchio Ebel nasce da una storia di amore, quella tra Eugene Blum e Alice Levy.
Il 15 luglio 1911 diedero vita al marchio a La Chaux-de-Fonds, scegliendo le loro iniziali per comporne lโacronimo.
I coniugi erano giร esperti delle dinamiche di questo mondo: Blum aveva maturato esperienza nell’industria orologiera locale e nei mercati esteri, mentre Lรฉvy portava nella nuova impresa capacitร commerciali e una sensibilitร per l’estetica che avrebbe contribuito a definirne l’identitร .
Lโazienda ebbe un pressochรฉ immediato boost dovuto alla eleganza estetica e al design innovativo dei suoi prodotti, e dopo aver lanciato il loro primo modello nel 1912 ottennero rapidamente importanti riconoscimenti: un orologio ad anello Ebel, ad esempio, venne premiato con una medaglia d’oro all’Esposizione Nazionale Svizzera di Berna del 1914, a testimonianza della loro capacitร di coniugare orologeria e gioielleria.

Un’altra caratteristica che posizionava Ebel in una categoria separata rispetto ai competitor dell’epoca era il suo desiderio di elaborare forme iconiche: soluzioni estetiche innovative senza limitarsi a concentrare le proprie forze nell’eseguire movimenti ricchi di complicazioni. La parte meccanica restava certamente un elemento chiave e grazie alla sua affidabilitร e alla sua precisione ciรฒ garantรฌ credibilitร al brand.
Blum e Levy decisero di limitare la loro produzione di segnatempo sui modelli da polso, correndo il grosso rischio di ignorare del tutto gli orologi da tasca che in quegli anni erano ancora in voga; questa scommessa portรฒ i primi risultati con la Prima Guerra Mondiale, che diede slancio alla popolaritร dellโorologio da polso.
Sempre il contesto bellico garantรฌ anni dopo una grande esposizione ad Ebel,ย che nel secondo conflitto mondiale divenne il principale fornitore di orologi per lโesercito britannico, a testimonianza della reputazione solida che il marchio stava costruendo e della qualitร meccanica dei suoi prodotti.
Nel 1929 entrรฒ in azienda Charles-Eugรจne Blum, figlio dei fondatori, destinato a rafforzarne le basi industriali. Il contesto storico era estremamente complicato: erano gli anni della Grande Depressione e come รจ facile immaginare la vendita di prodotti di lusso calรฒ drammaticamente. Charles garantรฌ vigore all’azienda iniziando a vendere movimenti di grande qualitร agli altri brand; in questo percorso ebbe un ruolo importante lโorologiaio Marcel Reuche, il cui lavoro favorรฌ il miglioramento dei calibri attirando lโattenzione di nuovi clienti, tra cui Vacheron Constantin, che negli anni Trenta utilizzรฒ movimenti Ebel per alcuni suoi orologi.
Entrato in azienda durante la crisi del quarzo dimostrรฒ come anche la terza generazione della famiglia Blum fosse forte e volenterosa, resistendo all’avanzata dei movimenti al quarzo tenendo in vita la propria produzione meccanica.ย
L’immaginario Ebel nel mondo era forte, distinto dal suo logo con le due “E” che si baciano, introdotto negli anni ’50 incarnando i valori del brand, quali raffinatezza, simmetria e precisione.
Valori sui quali, proprio in questi anni, la maison disegnรฒ le sue collezioni piรน popolari: nel 1977 viene presentata la Sport Classic, nel 1983 nasce il modello a calendario perpetuo e nel 1985 il famoso Beluga. Nel 1986 รจ invece il turno della collezione 1911, chiamata cosรฌ a celebrazione dell’anno di fondazione della casa.

Ebel Chronograph Perpetual Calendar | Credits: Caso Watches
Allโapice del successo della produzione orologiera di Ebel, Pierre-Alain Blum pensรฒ di guardare ben oltre: accanto alla maison nacque Ebel Finance, una holding attraverso la quale vennero avviati investimenti molto diversi dalle dinamiche del marchio. Blum si reinventรฒ nel settore immobiliare passando poi per il mondo dello sci, toccando anche la sfera delle produzioni cinematografiche; una strategia ambiziosa che perรฒ finรฌ per esporre il gruppo al rischio piรน temibile: non riuscire a sostenere i nuovi investimenti con gli introiti provenienti dal mondo orologiero.ย
Nel 1994 la proprietร passรฒ a Investcorp, una societร di investimento con sede in Bahrain, segnando la fine del controllo della famiglia Blum.
Il marchio riuscรฌ a sopravvivere ancora qualche anno grazie allโheritage instaurato dalla dinastia Blum e, in special modo, dallโimprinting di Pierre-Alain, la nuova dirigenza non riuscรฌ perรฒ a donargli una direzione e replicare il successo del passato.
Nel 1999 Investcorp cedette Ebel al gruppo francese LVMH affiancando realtร come TAG Heuer e Zenith. Anche in questo caso perรฒ i volumi e soprattutto la direzione stilistica del brand non convinsero e vi fu una nuova cessione, questa volta al gruppo statunitense Movado.
Il punto di svolta piรน radioso รจ avvenuto proprio in tempi recenti, lโ8 ottobre 2026 Movado ha annunciato che cederร il 95% di Ebel ad un gruppo guidato da Montres Journe (societร legata a F.P. Journe) e Chanel: le premesse per una svolta nel destino di Ebel ci sono e tutti noi speriamo che la maison possa tornare a conquistare il cuore degli appassionati.
Le curiositร
Design e precisione: dal Western Electric al CTM
Una caratteristica di Ebel che pochi conoscono รจ la sua ricerca per la precisione e lโefficienza del suoi movimenti, perchรฉ come abbiamo detto in precedenza non si รจ mai trattato solo di estetica e di design.
Giร negli anni Trenta sotto la guida di Charles Blum, con il contributo dellโorologiaio Marcel Reuche, Ebel investรฌ nel miglioramento dei propri processi produttivi investigando nuove modalitร di controllo della qualitร del proprio prodotto: nel 1935 la maison divenne la prima manifattura elvetica ad utilizzare il sistema Western Electric, un dispositivo nato per misurare la precisione dei movimenti, precursore di sistemi come il vibrografo.
Poter misurare con maggiore rigore il comportamento dei propri calibri permise a Ebel di migliorarsi, arrivando al 1957, anno in cui sostenne la creazione del Contrรดle Technique des Montres (CTM), iniziativa volta a rafforzare le verifiche tecniche e la precisione degli orologi svizzeri. Ricerca estetica e (!) accuratezza dei propri movimenti.

Ebel Cal.120 – Credits: Vintage Watch Studio
Il legame con Cartier
Il protagonista di questa storia รจ Pierre-Alain Blum che instaurรฒ un rapporto di collaborazione con Alain-Dominique Perrin, allora dirigente di Cartier e figura centrale nello sviluppo della linea Must de Cartier.
Grazie alla sua abilitร commerciale Pierre-Alain riuscรฌ a garantirsi i diritti di produzione di una nuova gamma di orologi al quarzo destinati alla maison parigina, compresa proprio la linea Must. Questa partnership ebbe certamente dei vantaggi per entrambe le parti, con Cartier che riuscรฌ ad ampliare la gamma con modelli piรน accessibili e Ebel che rafforzรฒ la sua posizione industriale implementando anche la sua esperienza nella produzione di movimenti al quarzo.
Il rapporto tra i due brand si strutturรฒ ulteriormente nel 1992 con la creazione della CEC, Compagnie Ebel Cartier, che era una joint venture attraverso la quale Ebel divenne fornitore di casse, quadranti e movimenti per Cartier.
Ebel non era dunque solo produttore di orologi dalla forte identitร estetica e dalla meccanica di qualitร , bensรฌ fornitore di componenti per un marchio superlativo come Cartier.

Cartier Must – Credits: Cambiaste
Ebel e la rinascita dello Zenith El Primero
Un altro aneddoto degno di essere raccontato riguarda il ruolo che ebbe Ebel nel preservare lo storico movimento Zenith El Primero.
Se oggi questo calibro รจ indissolubilmente legato alla storia del Rolex Daytona automatico, fu anche Ebel a intuirne la bontร progettuale e a contribuire alla sua rinascita: presentato nel 1969 il calibro El Primero era un movimento avanzato che cadde in disuso con la crisi del quarzo. Nel momento in cui Zenith decise di interromperne la produzione il tecnico Charles Vermot fece di tutto per conservarne il sapere, nascondendo clandestinamente macchinari, utensili e documentazione necessaria a ripristinarlo.
Allโinizio degli anni Ottanta Pierre-Alain Blum ricorse alle scorte disponibili di movimenti El Primero essendo in cerca di calibri di qualitร per un nuovo progetto di cronografo meccanico; questo segnatempo divenne poi lo Sport Classic Chronograph e il movimento El Primero venne identificato come Ebel 134.
Il passaggio decisivo per la ripresa produttiva di Zenith arrivรฒ poi con il ritorno della domanda di cronografi meccanici di prestigio e con lโinteresse di Rolex che adottรฒ una versione profondamente modificata di quel calibro nel Daytona automatico presentato nel 1988.

Calibro El Primero- Credits: Monochrome watches
Ebel: lโorologio delle star
Un passaggio degno di essere evidenziato รจ senzโaltro lโallure che Ebel riuscรฌ a conquistarsi durante il suo boom, piรน precisamente negli anni โ80 e โ90.
Divenne parte dellโimmaginario collettivo anche grazie alle strategie di marketing di Pierre-Alain Blum che fece dello sport e del mondo dello spettacolo due strumenti cardine per costruire lโidentitร della maison.
Nel tennis Boris Becker, Stefan Edberg, Yannick Noah e Andre Agassi contribuirono a legare il nome Ebel ai grandi campioni del momento; nella Formula 1 il marchio si associรฒ a piloti come Alain Prost e Niki Lauda.
La presenza di Ebel non si fermรฒ ai campi da tennis e ai circuiti: in televisione lโattore Don Johnson portรฒ il marchio al polso nei panni di Sonny Crockett in Miami Vice, trasformando gli orologi della maison in parte integrante dellโestetica di quegli anni.
Blum aveva capito che associare lโorologio a personalitร riconoscibili poteva renderlo desiderabile anche per chi non si interessava di meccanica o complicazioni: Ebel vendeva cosรฌ non solo un segnatempo, ma anche un preciso stile di vita.

Gli orologi
Gli orologi-anello
Come primo progetto riteniamo giusto partire da questa tipologia di segnatempo che, come abbiamo visto in precedenza, permise al Brand Ebel di farsi conoscere dal grande pubblico vincendo nel 1914 un importante riconoscimento allโEsposizione nazionale svizzera di Berna.
I ring-watches sono il perfetto esempio di progettazione congiunta tra Eugรจne Blum e sua moglie Alice Lรฉvy: il primo si occupava della parte meccanica e funzionale, Alice invece si prendeva cura dellโestetica e dellโaspetto imprenditoriale. Tutti questi aspetti convivevano allโinterno della maison a testimonianza della sua completezza.
La prima collezione di questi oggetti prevedeva lโuso di movimenti ad ancora di dimensione comprese fra 5ยฝ e 10 linee e di meccanismi di regolazione delle lancette nascosti in modo tale da garantire discrezione al design, lasciandolo percepire prima di tutto come un gioiello.

Ebel Ring Watch | Credits: Bonhams
Ebel Sport Classic
Nel 1977 sotto la guida di Pierre-Alain Blum nasce lo Sport Classic, un progetto destinato a definire lโidentitร estetica del marchio Ebel.
Lโobiettivo era quello di ottenere unโestetica immediatamente riconoscibile ed iconica, la mano dietro questo design fu quella dello svizzero Eddy Schoepfer, al quale venne chiesto di sviluppare un segnatempo contemporaneo, elegante ma al contempo sportivo.
Il risultato fu un orologio che cambiรฒ drasticamente lโimmaginario della maison, spostandosi sullo stile sport-chic che stava prendendo piede in quegli anni: cassa dalla forma esagonale, caratterizzata da bordi arrotondati, e la lunetta con le cinque viti a vista.
Lโelemento piรน distintivo era perรฒ il bracciale Wave, progetto che caratterizzerร buona parte della produzione Ebel con le sue geometrie uniche: il disegno delle sue maglie ondulate, celebre anche per la sua comoditร , si coniuga perfettamente con gli altri elementi dellโorologio, generando un progetto dove la funzionalitร non esclude lโeleganza.

Ebel Sport Classic | Credits: Chrono24
Ebel Sport Classic Chronograph
La volontร di Pierre-Alain Blum di ampliare la collezione Sport Classic con un cronografo automatico di alto livello portรฒ alla nascita nel 1982 dellโEbel Sport Classic Chronograph.
Per ottenere il risultato desiderato la maison si affidรฒ alle competenze di Zenith che con il proprio movimento El Primero aveva stabilito un Golden standard per questo tipo di complicazione; la crisi del quarzo compromise perรฒ il futuro di molti brand e altrettanti movimenti meccanici, costringendo Zenith ad accantonare questo progetto, dismettendone il reparto produttivo.
Come รจ risaputo fu Charles Vermot, tecnico dellโazienda, a nascondere il materiale necessario ad unโeventuale ripresa del progetto.
Allโinizio degli anni Ottanta Ebel acquistรฒ le scorte di movimenti e componenti ancora disponibili e li installรฒ allโinterno di orologi caratterizzati dagli elementi distintivi del giร iconico Sport Classic: il tutto venne racchiuso in una cassa di 38mm di diametro e 11mm di spessore.
In un primo momento i movimenti provenivano esclusivamente dalle scorte rimaste inutilizzate da Zenith, prendendo il nome di โEbel 134โ, con la ripresa della collezione dellโEl Primero arrivarono successivamente delle versioni aggiornate.
Questa vicenda assunse un significato storico particolarmente rilevante per ciรฒ che accadde pochi anni dopo. Nel 1988 Rolex introdusse il primo Cosmograph Daytona automatico, con la referenza 16520, equipaggiata con una versione molto modificata del calibro El Primero: รจ doveroso sottolineare lโimportanza di Ebel nella cronologia del racconto del movimento cronografico di Zenith, insieme alla piรน celebrata casa coronata.

Ebel Sport Classic Chronographย | Credits: Watchprosite
Ebel Discovery
Nel 1985 Ebel ampliรฒ la propria offerta con la collezione Discovery, un orologio subacqueo che segnรฒ unโevoluzione rispetto allโeleganza sportiva dello Sport Classic.
Il progetto nacque con una vocazione piรน funzionale, conservando perรฒ lโattenzione per i materiali e le finiture che contraddistingueva la maison. Le prime versioni offrivano unโimpermeabilitร fino a 200 metri, una lunetta girevole protetta dalle rotazioni accidentali e indici luminescenti al trizio, pensati per garantire leggibilitร anche in condizioni di scarsa illuminazione.
Per questo modello si scelse un movimento al quarzo, dotato di indicatore di fine carica della batteria, che rispondeva principalmente ad una ricerca di praticitร . La collezione venne proposta in acciaio, in combinazione con lโoro 18 carati e persino in oro massiccio.
Proprio su questa piattaforma fece la sua comparsa, nel 1985, il bracciale Link, caratterizzato da maglie geometriche che si distinguevano dalle forme ondulate del Wave. Il suo disegno sarebbe stato poi associato alla collezione 1911, presentata nel 1986 in occasione del 75ยฐ anniversario della maison.
Il Discovery rappresentava cosรฌ una tappa significativa nellโampliamento della gamma Ebel: un diver capace di coniugare specifiche tecniche concrete e ricercatezza estetica, introducendo al tempo stesso un elemento di design destinato a diventare centrale nellโidentitร del marchio.

Ebel Discovery | Credits: Zeitauktion-shop
Ebel Chronograph Perpetual Calendar
Nel pieno della crisi che aveva messo in discussione il futuro dellโorologeria meccanica, Ebel compรฌ una scelta controcorrente: dopo aver introdotto il proprio cronografo automatico nel 1982, decise di spingersi verso una delle complicazioni piรน impegnative dellโorologeria tradizionale.
Tra il 1984 e il 1985 nacque il Chronograph Perpetual Calendar, un modello che testimoniรฒ lโambizione a 360 gradi di Pierre-Alain Blum sia sotto il punto di vista progettuale che manageriale.
Il segnatempo partiva dalla base tecnica dello Sport Classic Chronograph, aumentando il grado di difficoltร aggiungendo un modulo calendario perpetuo realizzato da Dubois-Dรฉpraz, dando origine al calibro Ebel 136.
Con lo Sport Classic Chronograph condivideva anche lโidea di dare continuitร allโestetica iconica del marchio Ebel, accostando al disegno industriale una meccanica di assoluto rilievo.
Le prime versioni erano realizzate in metalli preziosi, soprattutto oro giallo, con una cassa di circa 40 millimetri. Alcuni esemplari erano abbinati ad un cinturino in pelle, altri a bracciali metallici come il bracciale Link.
Dal punto di vista collezionistico il Chronograph Perpetual Calendar rappresenta una delle espressioni piรน interessanti della produzione Ebel degli anni Ottanta: la sua importanza non dipende soltanto dalla complessitร del calibro 136, ma anche dalla scelta di mantenere lโalta frequenza dellโEl Primero in un movimento che doveva gestire contemporaneamente cronografo e calendario perpetuo. Questa combinazione lo colloca tra i piรน precoci esempi di cronografo automatico ad alta frequenza dotato di calendario perpetuo, una realizzazione tecnica che lo distingue da molti dei segnatempo piรน noti della sua epoca.

Ebel Chronograph Perpetual Calendar | Credits: Caso Watches
Ebel 1911
Nel 1986, in occasione del 75ยฐ anniversario della maison, Ebel presentรฒ la collezione 1911, il cui nome richiama lโanno della sua fondazione.
Piรน che un progetto completamente nuovo si trattava di unโevoluzione dello Sport Classic: la 1911 ne riprendeva il caratteristico equilibrio tra eleganza e sportivitร , consolidandone il linguaggio attraverso nuove configurazioni e una particolare attenzione alla costruzione del bracciale.
Era infatti il bracciale Link uno degli elementi piรน interessanti della collezione, caratterizzato da maglie geometriche e articolate era apparso nel 1985 sulla piattaforma Discovery e sul calendario perpetuo, prima di venire associato al 1911. Il suo disegno offriva unโalternativa alle maglie ondulate del celebre Wave, senza perรฒ eliminarle: i cronografi 1911 furono infatti proposti anche con bracciale Wave o cinturino in pelle.
La notorietร della collezione 1911 non rimase confinata al mondo dellโorologeria, un episodio significativo riguarda Miami Vice: dopo aver indossato uno Sport Classic Chronograph durante la seconda stagione della serie, Don Johnson passรฒ a un cronografo 1911 dalla terza stagione fino alla conclusione dello show. La presenza al polso del protagonista contribuรฌ a rafforzare lโassociazione tra Ebel, il lusso sportivo e lโestetica degli anni Ottanta.
La 1911 rappresentava cosรฌ una tappa fondamentale nella storia della maison: da una parte proseguiva il progetto estetico dello Sport Classic Chronograph, dallโaltra introduceva nuove soluzioni costruttive e meccaniche. Il risultato รจ una famiglia di cronografi che oggi interessa i collezionisti non soltanto per il movimento El Primero, ma anche per le numerose combinazioni di casse, quadranti e bracciali che ne caratterizzano le prime generazioni.

Ebel 1911 | Credits: Bukowskis
Ebel Voyager
Nel 1989 Ebel ampliรฒ la propria produzione con il Voyager, un orologio pensato per chi viaggia frequentemente e desidera tenere sotto controllo lโora nelle principali cittร del mondo. Il progetto riprende il linguaggio sport-chic della maison, reinterpretandolo attraverso una complicazione funzionale e un quadrante dal forte impatto visivo.
Lโelemento piรน caratteristico era la lunetta girevole bidirezionale, incisa con i nomi di 23 cittร internazionali, che consentiva di individuare i diversi fusi orari in combinazione con lโanello delle 24 ore disposto sul quadrante. Il Voyager era animato da un movimento automatico basato sullโETA 2892-2, integrato con un modulo GMT, e venne prodotto in diverse configurazioni: accanto alle versioni in acciaio comparvero modelli bicolore e varianti in oro massiccio, alcuni quadranti presentavano una semplice disposizione di indici e numeri romani, mentre altri raffiguravano una mappa del mondo, con continenti decorati in colori differenti. Tra le versioni piรน ricercate figurano alcune serie in oro giallo con quadranti smaltati, realizzate perรฒ in edizioni limitate.
Il Voyager รจ dunque un ottimo esempio di come Ebel riuscรฌ, alla fine degli anni Ottanta, a reinterpretare lโorologio da viaggio attraverso una sensibilitร piรน sportiva rispetto a quella dei tradizionali world time, senza perรฒ rinunciare alla cura dei materiali e delle finiture.

Ebel Voyager | Credits: Colasanti casa d’aste
Ebel Le Modulor
Il 1995 fu lโanno dellโEbel Le Modulor, una collezione di cronografi che lega la ricerca meccanica a un riferimento culturale preciso: il sistema di proporzioni elaborato dallโarchitetto e designer Le Corbusier. Il nome non era casuale: sviluppato a partire dalle misure del corpo umano e da rapporti matematici legati alla sezione aurea, il Modulor era stato concepito per trovare un principio di armonia tra lโuomo e gli spazi che abita, dallโarchitettura agli oggetti di uso quotidiano. Ebel trasferรฌ cosรฌ il proprio interesse per il design in un progetto che richiamava una delle grandi riflessioni del Novecento sul rapporto tra forma, misura e funzione.
Il rimando allโarchitettura si inseriva con grande naturalezza nella sensibilitร che la maison aveva dimostrato negli anni con la sua cura per i design piรน ricercati: la cassa dalle linee morbide, le anse integrate e la lunetta con scala tachimetrica conferivano al cronografo una immagine decisa. A seconda della versione il quadrante poteva arricchirsi di lavorazioni guillochรฉ, numeri romani e contatori in madreperla; anche i materiali contribuivano a definire personalitร differenti, dallโacciaio e oro fino alle versioni in metalli preziosi. Il risultato era un design che univa il carattere sportivo del cronografo a una cura formale piรน vicina allโorologeria elegante.
Dietro questa ricerca estetica si trovava il calibro automatico cronografico Ebel 137, sviluppato a partire da unโarchitettura Lemania e profondamente rielaborato per Ebel; questo movimento rappresentรฒ un passaggio importante per la maison, che tornava a investire in un cronografo meccanico di propria concezione. Il 1995 segnรฒ quindi un doppio traguardo: da una parte una nuova collezione, dallโaltra un movimento destinato a diventare uno dei capitoli piรน significativi della storia tecnica del marchio.
Il riferimento a Le Corbusier non era soltanto un nome suggestivo, ma collocava lโorologio in una tradizione progettuale in cui le proporzioni e la relazione tra le parti avevano un ruolo centrale.

Ebel Le Modulor | Credits: Vintage Watches Milano
Le nostre considerazioni
Come abbiamo potuto analizzare, la maison Ebel ha una storia di assoluto spessore e una produzione di orologi di rilievo: lo spirito imprenditoriale dei suoi fondatori รจ un esempio di tenacia e, prima dellโinizio del suo risiko societario, fu un elemento chiave per la diffusione e valorizzazione del brand.
Ci auguriamo che la nuova proprietร riesca finalmente a riportare sulla bocca di tutti un marchio che oggi avete imparato ad apprezzare, si spera, come se ci fossimo ritrovati catapultati ancora negli anni Ottanta.
A cura di Gabriele Passarella
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