Oltre il Reverso: tutti i modi in cui l’orologeria ha imparato a girare la cassa

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27 Luglio 2026
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Nel panorama dell’alta orologeria esistono poche innovazioni che siano riuscite ad attraversare quasi un secolo senza perdere fascino. Tra queste, la cassa reversibile rappresenta una delle soluzioni tecniche più ingegnose e affascinanti mai concepite. Nata per risolvere un problema pratico, oggi è diventata un simbolo di eleganzacreatività ed eccellenza meccanica.

L’idea di “girare la cassa” nasce nel 1931, spinta più da una necessità concreta che da una scelta di stile. All’epoca, infatti, i vetri degli orologi erano decisamente più fragili rispetto a quelli odierni. I cristalli minerali non erano ancora in grado di resistere agli urti accidentali e potevano rompersi facilmente durante l’attività sportiva, in particolare nel corso delle partite di polo.

I disegni originali relativi al brevetto della cassa reversibile Jaeger-LeCoultre Reverso

I disegni originali relativi al brevetto della cassa reversibile | Credits: Jaeger-LeCoultre

Il problema riguardava soprattutto i numerosi ufficiali britannici di stanza in India che, nella seconda metà del XIX secolo, avevano contribuito a codificare e regolamentare uno sport già praticato nel Paese. Negli anni Trenta molti di loro rompevano accidentalmente il vetro del proprio orologio durante le partite, rendendo evidente la necessità di una soluzione capace di proteggere il quadrante dagli impatti.

L’incarico di risolvere questo problema fu affidato a Jacques-David LeCoultre III, terza generazione della famiglia alla guida della manifattura LeCoultre, già partner della maison parigina fondata da Edmond Jaeger. Fu così coinvolto il designer francese René-Alfred Chauvot, al quale venne affidato il compito di progettare un orologio capace di resistere a questo tipo di sollecitazioni.

Proteggere il quadrante durante lo sport significava trovare un modo per nasconderlo.

Da questa intuizione nacque il Jaeger-LeCoultre Reverso, presentato proprio nel 1931. Il suo principio di funzionamento è tanto semplice quanto geniale: una cassa rettangolare che scorre fuori dalla propria guida, ruota di 180 gradi e torna a bloccarsi mostrando il fondello al posto del quadrante.

Jaeger-LeCoultre Reverso del 1931

Jaeger-LeCoultre Reverso del 1931 | Credits: Jaeger-LeCoultre

Quella che all’inizio era soltanto una brillante soluzione funzionale si trasformò rapidamente in una delle più grandi icone dell’orologeria. Se inizialmente il lato posteriore della cassa era completamente liscio e veniva spesso personalizzato con incisioni, con il passare degli anni è diventato a tutti gli effetti una seconda superficie creativa: una tela per smalti miniati, una vetrina per il movimento oppure un secondo quadrante dotato di funzioni differenti.

E, diciamocelo, quadrante doppio, piacere doppio.

Ancora oggi il Jaeger-LeCoultre Reverso rappresenta il punto di riferimento assoluto della categoria. Le collezioni TributeDuofaceDuetto e le straordinarie complicazioni come Tourbillon e Minute Repeater dimostrano come un progetto nato quasi un secolo fa continui a evolversi senza mai tradire la propria identità. Nel tempo, il fondello reversibile è diventato una superficie sulla quale esprimere il meglio dei mestieri d’arte, tra incisionismaltiminiature oppure sofisticate complicazioni meccaniche visibili attraverso un secondo quadrante o un fondello trasparente.

La cassa reversibile venne brevettata da René-Alfred Chauvot il 4 marzo 1931. Poco dopo, César de Trey ne acquistò i diritti e fondò, insieme a LeCoultre, la società Spécialités Horlogères S.A., con l’obiettivo di distribuire gli orologi prodotti da Jaeger e LeCoultre, incluso il nuovo Reverso. La società acquisì successivamente anche i diritti sul brevetto, contribuendo alla diffusione commerciale di quello che sarebbe diventato uno dei più grandi classici dell’alta orologeria.

Brevetto della cassa reversibile Jaeger-LeCoultre Reverso

Il brevetto originale della cassa reversibile | Credits: Jaeger-LeCoultre

Vale la pena ricordare un aspetto poco conosciuto. Negli anni Trenta, infatti, il brevetto della cassa reversibile era disponibile in licenza e questo consentì ad alcune delle più prestigiose maison dell’epoca di adottarne il principio costruttivo pagando i relativi diritti. Tra queste troviamo nomi del calibro di CartierPatek Philippe e Vacheron Constantin.

“Shutter” watch realizzato da Vacheron Constantin nel 1930 | Credits: Christie’s

Proprio grazie a quella licenza, nel 1932 Cartier presentò il Tank Basculante, un orologio inizialmente realizzato in oro e successivamente proposto in numerose varianti. Pur condividendo lo stesso obiettivo del Reverso, la soluzione tecnica adottata era completamente diversa.

La cassa del Tank Basculante scorre infatti all’interno di un telaio laterale e, una volta estratta, ruota su un asse verticale ribaltandosi su se stessa. A differenza del Jaeger-LeCoultre Reverso, che compie un movimento paragonabile a quello di una pagina che si volta, il Cartier utilizza un sistema di ribaltamento dall’alto verso il basso. Una particolarità tanto elegante quanto curiosa è che, nella posizione intermedia, l’orologio rimane perfettamente in equilibrio, trasformandosi quasi in un piccolo orologio da tavolo.

Cartier Tank Basculante del 1964 | Credits: Christie’s

Anche una maison storica come Universal Genève adottò questa affascinante soluzione. Nel 1933 presentò infatti il Cabriolet, caratterizzato da una cassa reversibile che, grazie a un perno collocato a ore 12, può compiere una rotazione di 180 gradi, mostrando il lato normalmente nascosto.

Per la gioia degli appassionati, questo storico segnatempo è tornato nel 2026 in una veste completamente rinnovata. Pur conservando il principio di funzionamento originale, il nuovo Universal Genève Cabriolet sfrutta il meccanismo di rotazione per offrire una vista sul movimento, trasformando quella che un tempo era una semplice soluzione protettiva in un raffinato elemento di design.

Che fascino.

Esiste poi una curiosa connessione storica che lega direttamente Jaeger-LeCoultre e Patek Philippe. Negli anni Trenta, infatti, Jacques-David LeCoultre ricopriva anche il ruolo di amministratore della maison ginevrina. Le due aziende collaboravano già dal 1902 e questo rapporto portò, tra il 1931 e il 1932, alla consegna di appena otto casse Reverso a Patek Philippe.

Da quelle sole otto casse nacque il rarissimo Patek Philippe Ref. 106, uno degli orologi più ricercati dai collezionisti e una delle testimonianze più affascinanti di quel breve periodo in cui alcune tra le più importanti manifatture svizzere condividevano idee, brevetti e soluzioni costruttive.

Il Patek Philippe Reverso venduto da Gübelin (1932) che ha raggiunto CHF140,000 da Christie’s nel 2010 | Credits: Christie’s

Gli esempi di cassa reversibile, però, non si fermano ai grandi nomi della prima metà del Novecento. Ancora oggi questa architettura rappresenta una scelta tanto complessa sotto il profilo tecnico quanto distintiva dal punto di vista estetico. Ne è una perfetta dimostrazione il De Bethune Kind of Two.

Presentato nel 2021, questo segnatempo interpreta il concetto di reversibilità in chiave contemporanea, permettendo a chi lo indossa di scegliere quale delle sue due personalità mostrare al polso. Da un lato troviamo un quadrante dal gusto più classico; dall’altro una visione decisamente più tecnica e futuristica, perfettamente in linea con il linguaggio stilistico di De Bethune.

In fondo, chi non vorrebbe poter cambiare volto al proprio orologio semplicemente ruotandone la cassa? Con il Kind of Two è possibile.

La cassa in titanio grado 5 da 42,8 mm permette infatti la rotazione del modulo centrale attraverso un sofisticato sistema di cerniere collocate a ore 3 e a ore 9, mentre la carrure esterna rimane sempre fissa sul polso, garantendo comfort e continuità estetica durante l’intero movimento.

Anche Urwerk ha reso omaggio al mondo delle casse reversibili con uno dei suoi modelli più iconici, l’UR-T8. Presentato nel 2017 per celebrare il 20° anniversario della maison, è stato il primo Urwerk dotato di una cassa reversibile, reinterpretando questo storico principio costruttivo attraverso un linguaggio completamente contemporaneo.

Realizzata in titanio e caratterizzata da dimensioni importanti (60 mm), la cassa integra un sofisticato meccanismo azionabile tramite due pulsanti. Una volta sollevato il corpo centrale dell’orologio, questo può ruotare di 180 gradi, nascondendo il quadrante e trasformando il lato posteriore in un robusto scudo in titanio, pensato per proteggere il movimento anche nelle condizioni più estreme.

Questo viaggio nell’eredità lasciata dal Jaeger-LeCoultre Reverso non poteva che concludersi con uno degli orologi più straordinari mai realizzati: il Patek Philippe Grandmaster Chime.

Proposto nel corso degli anni in diverse configurazioni, dall’oro bianco alla spettacolare combinazione di oro bianco e oro rosa, fino alle versioni impreziosite da diamanti, rappresenta una delle massime espressioni dell’alta orologeria contemporanea. La stessa maison ginevrina lo considera ancora oggi il proprio orologio da polso più complicato, grazie a un’impressionante dotazione di 20 complicazioni.

Tra gli elementi che lo rendono unico spicca proprio la cassa reversibile. Il principio richiama quello introdotto dal Reverso nel 1931, ma viene reinterpretato attraverso un sofisticato sistema di rotazione brevettato che consente di ribaltare il corpo centrale dell’orologio ed esporre, a scelta, uno dei due quadranti.

Il quadrante principale è pensato per la lettura quotidiana dell’ora, mentre quello posteriore ospita il calendario perpetuoe gran parte delle funzioni più complesse del segnatempo. Una soluzione che dimostra come, a quasi un secolo dalla sua nascita, il concetto di cassa reversibile continui a offrire possibilità progettuali sorprendenti.

Naturalmente, quelli citati sono soltanto gli esempi più rappresentativi. Soprattutto negli ultimi decenni, numerose maison hanno reinterpretato questo storico principio costruttivo secondo la propria identità estetica e tecnica.

Tra le interpretazioni più interessanti meritano di essere ricordati il TAG Heuer Monaco Sixty Nine, il Chronoswiss Cabrio, l’Omega Equinoxe Reversible e la collezione Hamilton Jazzmaster Face 2 Face. Ognuno di questi orologi propone una personale interpretazione della cassa reversibile, dimostrando come un’intuizione nata per proteggere un fragile vetro minerale sia riuscita a trasformarsi in una delle soluzioni più affascinanti dell’intera storia dell’orologeria.

In fondo, ciascuno di questi segnatempo sembra rendere omaggio, a modo proprio, al Reverso e a quell’idea tanto semplice quanto rivoluzionaria nata nel 1931.

È vero, oggi il vetro zaffiro ha trasformato la cassa reversibile in qualcosa di molto più vicino a un piacere meccanico che a una reale necessità. Eppure, a quasi cento anni dalla nascita del Reverso, questa soluzione continua a trovare spazio nelle espressioni più esclusive dell’alta orologeria.

Forse perché, in un’epoca dominata dalla tecnologia, dalla velocità e dalla continua ricerca dell’essenziale, abbiamo ancora bisogno di oggetti capaci di sorprenderci con un gesto tanto semplice quanto straordinario.

Basta un gesto, una rotazione di 180 gradi. Da quasi un secolo è sufficiente per ricordarci che, nell’orologeria, anche il lato nascosto può diventare il più affascinante.

A cura di Edoardo Riccardi


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