Piaget, il primo sport watch e una data impossibile: 11 settembre 2001

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11 Settembre 2026
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Il Piaget Upstream viene presentato sul mercato l’11 settembre 2001 – in una data destinata a riscrivere l’agenda mediatica mondiale e a lasciare inevitabilmente ai margini qualunque altra notizia. Nato come uno dei progetti più inconsueti della Maison di La Côte-aux-Fées, con una costruzione brevettata della cassa e del bracciale ha avuto, soprattutto, il compito non secondario di introdurre l’acciaio all’interno delle collezioni Piaget.

Per comprendere quanto fosse radicale l’Upstream bisogna tornare alla Piaget di inizio Duemila. Il marchio aveva costruito buona parte della propria identità lavorando l’oro e le pietre preziose, sviluppando parallelamente al savoir-faire gioielliero una competenza straordinaria nei movimenti ultrapiatti. L’acciaio, al contrario, era sostanzialmente estraneo al vocabolario della Maison.

In più, l’Upstream nasceva con un’identità molto diversa da quella dei marchi che avevano reso celebre l’orologio sportivo in acciaio. All’inizio degli anni Duemila il concetto di sport watch di lusso in acciaio era ormai consolidato da decenni, ma Piaget scelse di non adattare semplicemente uno dei propri modelli esistenti al nuovo materiale. Bob Filotei, allora presidente di Piaget, spiegò che proprio questa era stata una delle prime ipotesi prese in considerazione e poi abbandonate: l’ingresso nell’acciaio sarebbe dovuto avvenire attraverso un progetto autonomo, riconoscibile e sufficientemente articolato da giustificare l’allontanamento dai codici tradizionali della Maison.

Il risultato fu un orologio dalla cassa tonneau, larga 33 mm e lunga 40 mm nella referenza automatica 27050, con un quadrante segnato da grandi numeri arabi applicati, lancette Dauphine, datario a ore 6 e un nuovo, innovativo sistema di chiusura. Le proporzioni erano relativamente compatte persino per l’epoca, ma l’architettura della cassa e soprattutto il disegno del bracciale gli conferivano una presenza decisamente più importante al polso.

Il Piaget Upstream inaugura un particolare sistema di chiusura, brevettato Piaget

piaget-upstream-11-settembre-2001

Nel bracciale dell’Upstream non compare la consueta fibbia collocata nella parte inferiore del polso. Piaget trasferì il sistema di apertura direttamente sulla cassa: sollevando la lunetta, incernierata nella parte superiore, il bracciale si libera e può essere allargato quanto basta per sfilare l’orologio. Richiusa la lunetta, l’intera struttura torna invece compatta e continua, molto simile a un bracciale privo di chiusura.

La soluzione è difficile da cogliere osservando l’orologio soltanto frontalmente e costituisce probabilmente la caratteristica più raffinata del progetto. Il bracciale può svilupparsi senza l’interruzione visiva e fisica di una fibbia tradizionale, mentre una parte normalmente immobile dell’orologio, la lunetta, assume contemporaneamente una funzione strutturale. Lo stesso Filotei insisteva all’epoca sul fatto che non dovesse essere interpretata come un semplice espediente scenografico, ma come un vero elemento di design, concepito anche per ottenere una superficie più uniforme e confortevole nella parte interna del polso.

Piaget portò l’idea fino ai particolari meno evidenti. Sul fianco della cassa venne inciso il nome UPSTREAM, normalmente nascosto e visibile soltanto quando la lunetta viene sollevata. È un dettaglio secondario rispetto alla complessità del sistema, ma restituisce bene il modo in cui l’intero orologio venne pensato intorno a quel gesto di apertura, anziché limitarsi ad aggiungerlo a una costruzione già definita.

piaget-upstream-11-settembre-2001

La referenza 27050, una delle versioni più rappresentative della collezione, associa questa architettura al calibro automatico di manifattura 504P. Con uno spessore di appena 3,5 mm e un diametro di 24,6 mm, il movimento lavora a 21.600 alternanze l’ora e offre circa 42 ore di riserva di carica; è composto da 211 elementi e 26 rubini, con indicazione centrale dei secondi e datario a ore 6.

Specifiche che, prese singolarmente, non cercano l’eccezionalità e che anzi raccontano una scelta piuttosto coerente con la tradizione della Maison: anche all’interno di un orologio dalla vocazione più sportiva, Piaget conserva quella particolare attenzione allo spessore del movimento che costituisce uno dei fili conduttori della sua produzione.

Il Piaget Upstream negli anni

L’Upstream non rimane circoscritto alla sola referenza automatica in acciaio. Negli anni successivi Piaget sviluppa diverse configurazioni della collezione, introducendo varianti in metalli preziosi, versioni con indicazione della riserva di marcia e un cronografo al quarzo, mantenendo però invariato l’elemento più caratteristico del progetto, ovvero il sistema di apertura integrato nella lunetta.

La produzione prosegue fino al 2007, senza tuttavia riuscire a trasformare l’Upstream in uno dei modelli identitari della Maison. La sua fortuna commerciale rimane limitata, soprattutto se confrontata con quella del Polo o con la continuità dell’Altiplano, e per molti anni il modello rimane in una zona relativamente marginale anche sul mercato secondario.

Proprio questa posizione, però, ha contribuito alla sua recente riscoperta. Con il ritorno d’interesse per gli orologi degli anni Novanta e dei primi Duemila, e più in generale per una generazione di modelli rimasti a lungo esclusi dalle categorie tradizionali del vintage, l’Upstream ha cominciato a essere osservato con maggiore attenzione da collezionisti e case d’asta.

Phillips, che nel 2021 ne ha proposto un esemplare della referenza 27050, lo descrive come una delle creazioni più insolite di Piaget di quel periodo; l’orologio, completo di scatola e documentazione, venne aggiudicato per 35.280 dollari di Hong Kong. Un risultato che non basta naturalmente a parlare di rivalutazione in senso stretto, ma testimonia una crescente curiosità nei confronti di un modello che per lungo tempo era rimasto ai margini della produzione più studiata della Maison.

Il Piaget Upstream oggi piace ancora ai collezionisti?

Molte delle caratteristiche che rendevano difficile collocare l’Upstream nei primi anni Duemila sono precisamente quelle che oggi contribuiscono al suo interesse.

La cassa di forma e le dimensioni di 33 x 40 mm sono tornate perfettamente compatibili con il gusto contemporaneo, dopo una lunga stagione dominata da diametri ben più generosi. Lo stesso vale per il bracciale integrato, divenuto negli ultimi anni uno dei territori più frequentati dall’industria orologiera, mentre la crescente attenzione verso i modelli degli anni Novanta e Duemila ha progressivamente ampliato il concetto stesso di vintage.

L’Upstream, in più, conserva un vantaggio meno legato alle mode: non assomiglia in modo evidente a nessuno dei grandi archetipi dell’orologio sportivo in acciaio. Pur appartenendo alla stessa categoria, Piaget non cercò di costruire una propria variazione sul Royal Oak o sul Nautilus, ma intervenne su un elemento molto più elementare, e raramente messo in discussione, come il modo stesso in cui l’orologio si apre e si chiude intorno al polso


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