Nel 2026 i mini watches non hanno più bisogno di essere difesi come una scelta eccentrica. Nel giro di pochi mesi Audemars Piguet ha aggiunto nuovi quadranti in pietra al Royal Oak Mini da 23 mm, Chanel ha portato il J12 a 28 mm e Rolex ha rimesso l’oro al polso dell’Oyster Perpetual più piccolo della collezione, anch’esso da 28 mm. Il ritorno alle proporzioni minute è ormai abbastanza evidente da non dover essere chiamato nemmeno tendenza.

Anche Blancpain, con il nuovo Lady B, scende fino a 19 millimetri e decide che dentro quella piccola sfera debbano comunque esserci un rotore, 180 componenti e quasi un secolo di storia dell’orologeria femminile. Sembra impossibile? Un piccolo “miracolo tecnico”, dicevano nel 1956, quando il primo antenato del Lady B viene presentato alla fiera campionaria di Basilea.


Guardandolo per la prima volta è difficile non pensare a un gioiello: la cassa quasi perfettamente sferica, il cinturino sottile che le passa attraverso e compie due giri attorno al polso, le proporzioni che sembrano più vicine a quelle di un cabochon che a quelle di una cassa tradizionale. Eppure Blancpain non parte dalla forma ma dal movimento, che ha chiesto al resto del progetto di adattarsi. Non è un dettaglio secondario, soprattutto considerando quanto facilmente un oggetto di queste dimensioni avrebbe potuto essere risolto con un calibro al quarzo e quanto poco, probabilmente, il pubblico, all’epoca, avrebbe avuto da obiettare.
Il primo Blancpain Lady B è stato il Ladybird del 1956
Il precedente a cui Blancpain guarda è il Ladybird “Bullet” del 1956, nato sotto la direzione di Betty Fiechter, che aveva rilevato la Manifattura nel 1932 e sarebbe diventata la prima donna a possedere e dirigere una maison orologiera svizzera. Sotto la sua guida – visionaria e incredibilmente originale – l’orologio femminile non fu mai trattato come un settore accessorio, come spesso è accaduto nei decenni precedenti: il Ladybird nacque con l’ambizione piuttosto precisa di contenere il più piccolo movimento meccanico rotondo prodotto in serie al mondo.

Il calibro R52/R55 misurava appena 11,85 mm di diametro, dimensioni ottenute senza sacrificare la robustezza: seguendo l’intuizione di Betty Fiechter, Blancpain aggiunse una quinta ruota al treno del tempo, così da governare meglio l’energia destinata allo scappamento, e riuscì a integrare una protezione antiurto del bilanciere che i movimenti miniaturizzati dell’epoca tendevano invece a eliminare. Il risultato contava 133 componenti, lavorava a 3 Hz e garantiva circa 40 ore di autonomia, come il la sua immediata variante, il calibro R520/R550.


Per Blancpain la miniaturizzazione non arriva, oggi, come conseguenza del ritorno dei piccoli diametri. Per la Maison, nel 1956 era già un problema tecnico sul quale valeva la pena investire, tanto che il piccolo calibro Ladybird venne in seguito impiegato anche da altre Maison e permise a Blancpain di costruire una quantità sorprendente di orologi-gioiello, fino ad anelli, pendenti e bracciali. Il movimento diventava piccolo non per scomparire, ma per concedere maggiore libertà a tutto ciò che gli veniva costruito attorno.

Quasi trenta di queste creazioni storiche provenienti dagli archivi della Maison – tra orologi da polso, bracciali, pendenti, anelli e altri oggetti-gioiello resi possibili dalle dimensioni del calibro Ladybird – sono state riunite per la prima volta in una mostra itinerante dedicata all’universo della collezione. Nel corso del 2026 l’esposizione farà tappa a New York, Shanghai, Parigi, Tokyo e Seul, prima di proseguire nel 2027.
Il Lady B monta il nuovo calibro automatico 615

Settanta anni dopo il principio rimane simile, anche se il movimento è cambiato. Il nuovo Lady B utilizza il calibro automatico 615, nato nel 1995 e già impiegato dalla Maison nei Ladybird Ultraplate da 21,5 mm. Misura 15,70 mm di diametro e 3,90 mm di spessore, contiene 180 componenti e 29 rubini, oscilla a 21.600 alternanze/ora e offre 38 ore di riserva di marcia; nel corso della sua lunga vita è stato aggiornato anche con una spirale in silicio, mentre i ponti conservano la decorazione a Côtes de Genève.

Trentotto ore, prese da sole, nel 2026 non sono un dato particolarmente impressionante. Lo diventano un po’ di più quando ci si ricorda che il movimento ha un diametro inferiore a sedici millimetri e, soprattutto, che è automatico. Per avere un termine di confronto, il Jaeger-LeCoultre Calibre 101, uno dei grandi riferimenti storici della miniaturizzazione meccanica, misura 14 x 4,8 mm e 3,4 mm di spessore, ma è a carica manuale e offre 33 ore di autonomia.
Anche l’attuale Piccolissimo di Bulgari lavora su dimensioni ancora inferiori, ma resta un movimento manuale. Il 615 non reclama di per sè un primato assoluto, ma la sua particolarità sta nell’avere condensato la carica automatica in proporzioni che continuano a essere insolite anche trent’anni dopo la sua introduzione.
Una coincidenza abbastanza eloquente vuole che il calibro al quarzo 2730 che Audemars Piguet utilizza nel Royal Oak Mini da 23 mm misuri anch’esso 15,7 mm di diametro, esattamente quanto il Blancpain 615, ma soltanto 2,2 mm di spessore. Non serve a stabilire quale delle due soluzioni sia migliore – sarebbe un confronto poco sensato – quanto a rendere visibile lo spazio che Blancpain ha deciso deliberatamente di sacrificare alla meccanica.
Cassa e design del Blancpain Lady B
La cassa del Lady B ha infatti un diametro di 19 mm ma uno spessore dichiarato di 13,2 mm, per un volume complessivo di soli 2,9 cm³. È un rapporto fra diametro e altezza che sulla carta sembra quasi sproporzionato e che invece spiega bene l’oggetto sferico che Blancpain ha desiderato a discapito di un piccolo disco.
La cassa è composta da due parti e la costruzione viene volutamente dissimulata attraverso le proporzioni e la lucidatura, affinché la linea di separazione fra lunetta e fondello sparisca il più possibile. Una architettura questa, che ha richiesto oltre trenta disegni tecnici.

È anche la parte che mi piace di più progetto, perché non cerca di far sembrare il Lady B qualcosa che non è. Un orologio di 19 mm potrebbe facilmente diventare lezioso, oppure sembrare una versione in scala di un modello più grande. Qui la massa della cassa evita entrambe le cose. È piccolo, ma non fragile nell’aspetto; la superficie curva restituisce una presenza quasi tattile e sposta il riferimento dall’orologeria classica alla gioielleria, senza che per arrivarci sia necessario ricorrere alle pietre.
Anzi, forse la scelta estetica più interessante è proprio l’assenza di diamanti. Il quadrante opalino rimane semplice, identico sia nella versione in acciaio sia in quella in oro rosso; gli indici applicati in oro, che misurano appena 1,82 per 0,39 mm, sono satinati, mentre le lancette indicano soltanto ore e minuti.

Il rehaut completamente lucidato riflette il quadrante e continua idealmente la curvatura della cassa. Non ci sono madreperla, pavé o altre convenzioni alle quali l’orologeria femminile ci ha abituate(i) per chiarire immediatamente il destinatario di un prodotto.
È una scelta che apprezzo anche perché continua a sembrarmi curioso quanto spesso, quando un orologio viene pensato per una donna, la femminilità debba essere esplicitata attraverso una superficie preziosa. Il Lady B è inequivocabilmente femminile – e non per questo portabile solo dalle donne, sia chiaro – e non ha bisogno di dimostrarlo in quel modo. Lo è nella scala, nel rapporto fra pelle e metallo, nel modo in cui può mescolarsi agli altri oggetti che già si portano al polso.

Il cinturino è un sottile nastro di vitello da 10 mm che attraversa direttamente la cassa senza anse, e che si avvolge due volte attorno al polso. Il passaggio interno misura appena 10 x 1,6 mm e utilizza piccoli cuscinetti a sfera perché la pelle possa scorrere senza attrito; i bordi metallici vengono invece smussati a mano. Sono dettagli tecnicamente sproporzionati rispetto alla loro visibilità, ma è precisamente questo genere di sproporzione che rende credibile un oggetto del genere.
Il nuovo Lady B è parte di un trend o è molto di più?
Tra tutti i mini watches di quest’anno – dal J12 Mini da 28 mm al Royal Oak Mini da 23 mm fino al nuovo Oyster Perpetual 28 – il Lady B è il più piccolo di tutti e, soprattutto, non sembra una versione miniaturizzata di un disegno esistente.
Forse è proprio per questo che, tra i molti piccoli orologi comparsi ultimamente, il Lady B mi sembra uno dei pochi nei quali la dimensione abbia davvero qualcosa da raccontare. A 19 mm non è piccolo per sembrare delicato e non è meccanico semplicemente per poterlo scrivere sulla scheda tecnica: le due cose dipendono l’una dall’altra, come accadeva già nel Ladybird del 1956. Riprende dal Bullet del 1956 un’idea anziché una forma: usare la meccanica come limite entro il quale inventare l’oggetto.
Il nuovo Blancpain Lady B è disponibile senza limitazione di produzione in acciaio a 11.360 euro e in oro rosso 18k a 17.350 euro, con sette colori di cinturino in vitello a doppio giro. Settant’anni dopo il primo Ladybird arriva sul mercato senza cercare di assomigliargli troppo.
Sei alla ricerca del regalo perfetto? Esplora il nostro store online e scopri l’intera collezione firmata IWS – Italian Watch Spotter!
Per tutti gli aggiornamenti in tempo reale sul mondo dell’orologeria seguici su Instagram e visita il nostro canale Youtube.