Jaeger-LeCoultre ha presentato la sesta edizione di The Collectibles nella sua boutique di Old Bond Street 13, a Londra: è la prima volta che il progetto approda nella capitale britannica, segnando un nuovo capitolo per un’iniziativa che negli anni si è affermata come uno degli appuntamenti più attesi nel calendario del collezionismo orologiero.

La Boutique Ufficiale di Jaeger-LeCoultre situata a Londra nella 13 Old Bond Street
Dodici pezzi di qualità museale, selezionati, restaurati e certificati direttamente dall’atelier interno della manifattura. Dodici orologi oggi disponibili per l’acquisto, sia in boutique che online.
Abbiamo avuto modo di osservare da vicino ogni singolo pezzo, muoverci tra le vetrine e, soprattutto, sederci con Jérôme Lambert, CEO di Jaeger-LeCoultre, e Matthieu Sauret, Product & Heritage Director: due figure centrali che guidano questo progetto dall’interno, dando forma alla visione che lo sostiene.
Ma prima, passiamo in rassegna tutti i pezzi.
La capsule: sette Reverso e cinque icone del Novecento
La scelta di Londra non è casuale. Il Reverso nasce in India, ma i polo player britannici ne erano la ragione stessa d’esistere. Ed è proprio in Inghilterra che ancora oggi si trovano alcuni degli esemplari più belli e meglio conservati. Questa capsule è costruita attorno a sette Reverso che coprono quasi settant’anni di storia del modello, dal 1931 al 2003, affiancati da cinque pezzi emblematici della manifattura.
Reverso 1931
Il punto di partenza. Quadrante nero, quello che nel 1934 il primo catalogo congiunto di Jaeger-LeCoultre definì “il quadrante del futuro”, con minuteria a binario e indici trapezoidali allungati. Al suo interno il Calibro Tavannes 063, soluzione pragmatica nell’attesa che la manifattura sviluppasse i propri movimenti, cosa che avverrà a partire dal 1933. Un pezzo che non ha bisogno di presentazioni e che, dal vivo, toglie il fiato.

The Collectibles, Jaeger-LeCoultre Reverso del 1931, 38,5 x 23,05 mm in acciaio | Credits: Jaeger-LeCoultre
Reverso 1931 Dame
Stessa architettura, lettura diversa. La minuteria lascia spazio a marcatori angolari, mentre gli angoli Art Déco si affinano ulteriormente. Il Calibro Tavannes 051 è racchiuso in una cassa d’acciaio. Un pezzo che anticipa, con sorprendente lucidità, l’estetica dell’attuale collezione Reverso One.
Reverso 1938 “Doctor’s Reverso”
Il Reverso che i medici utilizzavano per misurare il polso. I secondi centrali, scanditi in intervalli di cinque secondi perfettamente allineati ai marcatori orari, rendono la lettura immediata. Monta il Calibro di manifattura 411 in cassa d’acciaio. Il soprannome è rimasto, e continua a raccontare perfettamente la sua funzione originaria.

The Collectibles, Jaeger-LeCoultre “Doctor’s Reverso” del 1938, 39 x 21 mm in acciaio | Credits: Jaeger-LeCoultre
Reverso bitonale 1941
Acciaio e oro giallo 18 kt, una combinazione innovativa per l’epoca, pensata per coniugare robustezza ed eleganza. Il marchio della testa d’aquila sul fondello in oro certifica la produzione parigina della cassa. Piccoli secondi a ore 6, Calibro 438. Dal vivo, la patina maturata dall’oro in oltre ottant’anni di vita è semplicemente straordinaria.

The Collectibles, Jaeger-LeCoultre Reverso “Small Seconds” del 1941, 38,5 x 23,05 mm in acciaio e oro | Credits: Jaeger-LeCoultre
Reverso Corvo 1972
Il pezzo che, per noi italiani, occupa un posto speciale. Giorgio Corvo acquistò le ultime 200 casse inutilizzate e le equipaggiò con il Calibro meccanico 840. La prima vera operazione di New Old Stock nella storia del Reverso e probabilmente una delle prime dell’intera orologeria moderna. I 200 esemplari vennero venduti in appena un mese. Quadrante silver (esiste anche nero), cassa in acciaio e condizioni di conservazione eccezionali.

The Collectibles, Jaeger-LeCoultre Reverso “Corvo” del 1972, 38,4 x 22 mm in acciaio | Credits: Jaeger-LeCoultre
Reverso Art Déco 1998
La chiusura del cerchio. Scheletrato, con ponti incisi a mano con motivo a grana d’orzo e viti azzurrate. Cassa in oro bianco 18 kt, quadrante in argento massiccio color salmone con guilloché realizzato a mano. Gli archivi parlano di non più di dieci pezzi al mese: il livello di artigianalità richiesto era impressionante. Dal vivo, uno dei pezzi più belli dell’intera capsule.

The Collectibles, Jaeger-LeCoultre Reverso Art Déco del 1998, 42.2 x 26 mm in oro bianco 18 carati | Credits: Jaeger-LeCoultre
Reverso Sun Moon 2000
Gli anni Novanta segnano il ritorno del grande entusiasmo per la meccanica, e il Reverso risponde con le complicazioni. Il Calibro 823 mostra il passaggio del sole su un disco a 24 ore, con fase lunare a ore 6 e riserva di carica a ore 11. Sul fondello, un vetro zaffiro lascia finalmente intravedere il movimento.

The Collectibles, Jaeger-LeCoultre Reverso Sun Moon del 2000, 42.2 x 26 mm in oro bianco 18 carati | Credits: Jaeger-LeCoultre
Ai sette Reverso si affiancano poi cinque referenze che raccontano le altre anime della manifattura.
Triple Calendar con Fase Lunare 1946
Cassa in oro giallo 18 kt da 35 mm, prodotta dall’atelier Jaeger di Parigi con marchio Edmond Jaeger. Monta il Calibro 494 a carica manuale. La complicazione del triplo calendario, sviluppata da Jaeger-LeCoultre nel 1942, non nasceva come modulo ma come calibro completamente integrato, diventando uno standard dell’orologeria del dopoguerra e venendo fornita anche ad altre maison.

The Collectibles, Jaeger-LeCoultre Triple Calendar con Fase Lunare del 1946, 35 mm in oro giallo 18 carati | Credits: Jaeger-LeCoultre
Duoplan Coulissante 1956
Una delle creazioni più particolari dell’intera selezione. Il bracciale in oro giallo 18 kt nasconde il quadrante attraverso un elemento scorrevole: un vero secret watch, nel senso più letterale del termine. La texture Clous de Paris attraversa cassa e bracciale. Il Duoplan, introdotto nel 1925, fu una rivoluzione tecnica: due piani sovrapposti che permisero una miniaturizzazione allora senza precedenti.
Memovox Parking 1958
Un orologio nato per evitare multe da parcheggio, grazie a un ingegnoso allarme che ricordava quando spostare l’auto. Monta il Calibro 814 a carica manuale, con quadrante caratterizzato dal celebre pittogramma blu e bianco. Anche qui il marchio EJ conferma la produzione parigina.

The Collectibles, Jaeger-LeCoultre Memovox Parking del 1958, 33 mm in oro rosa 18 carati | Credits: Jaeger-LeCoultre
Memovox Automatic Calendar 1969
Acciaio, quadrante nero e uno splendido bracciale Gay Frères a cinque file con il celebre marchio del camoscio. Il Calibro 825 automatico anima quella che viene considerata una delle versioni più desiderabili del Memovox Automatic. E con quel bracciale, si capisce perfettamente il perché.

The Collectibles, Jaeger-LeCoultre Memovox Automatic del 1969, 36.9 mm in acciaio | Credits: Jaeger-LeCoultre
Geomatic E560 1970
Forse non ne avete mai visto uno: ne furono prodotti appena 200 esemplari. Cassa a cuscino in oro giallo 18 kt, Calibro K883S automatico, certificato cronometro dopo 360 ore di test. Data a salto istantaneo, stop-seconds e una costruzione che rappresenta uno dei vertici tecnici della manifattura in quell’epoca.

The Collectibles, Jaeger-LeCoultre Geomatic E560 del 1970, 33.2 x 20.7 mm in in oro giallo 18 carati | Credits: Jaeger-LeCoultre
L’intervista a Jérôme Lambert e Matthieu Sauret
IWS: Vorrei iniziare con un recap generale di The Collectibles, che arriva oggi alla sua sesta edizione e, per la prima volta, a Londra. Da quando è nata, il panorama del collezionismo vintage è cambiato profondamente. Come si è evoluta la collezione nel tempo e chi è oggi il collezionista che la cerca?
Jérôme Lambert: Lascio a Matthieu il compito di raccontare come la collezione si sia evoluta nel tempo, ma vorrei sottolineare un aspetto che considero fondamentale: oggi questa collezione si rivolge a un universo di collezionisti sempre più plurale, con sfaccettature sempre più diverse.
Questo riflette sia la crescente varietà dei collezionisti stessi, sia la trasformazione di chi si avvicina all’alta orologeria. All’inizio, per esempio, era una collezione con una presenza femminile molto più limitata rispetto a oggi. Ora vediamo sempre più donne avvicinarsi con passione a questo mondo.
Ci sono poi nuove geografie. I social media ci permettono di generare interesse e costruire connessioni con persone che si trovano lontano dai nostri centri tradizionali di comunicazione e distribuzione.
Infine, stiamo osservando un fenomeno particolarmente interessante: molti collezionisti iniziano con gli orologi contemporanei e, dopo averne acquistati alcuni, sentono il bisogno di capire come tutto è iniziato. Tornano alle radici. Vogliono comprendere l’origine delle cose, mettere in prospettiva passato e presente e costruire una visione più completa del loro percorso collezionistico.
Matthieu Sauret: Esattamente. Sono collezionisti che partono dal moderno e poi scelgono di andare in profondità. Continuano a seguire le novità, ma sentono il bisogno di costruirsi dei riferimenti storici per comprendere la collezione in modo più completo.
Tornando all’evoluzione di The Collectibles, all’inizio tutto è nato in maniera molto organica. Abbiamo lanciato una prima capsule quasi per testare il terreno, senza sapere se sarebbe diventata un progetto continuativo.
Quello che è emerso subito, però, è stato molto chiaro: a rispondere con più entusiasmo erano soprattutto gli appassionati di alta orologeria. Persone che amano il racconto, che si appassionano alle storie e al contesto, anche senza necessariamente arrivare subito all’acquisto.

The Collectibles, Jaeger-LeCoultre Memovox E855 del 1967, 36.9 mm in acciaio | Credits: Jaeger-LeCoultre
Accanto a loro c’è poi la nostra clientela esistente: collezionisti con importanti raccolte di pezzi contemporanei che desiderano aggiungere qualcosa di storico, ma che spesso non si affidano né alle case d’asta né ai dealer, preferendo rivolgersi direttamente alla maison.
E questo è un punto centrale. Ogni capsule non è mai una semplice selezione di orologi: esiste sempre come un insieme coerente, come un racconto costruito per capitoli.
Abbiamo clienti che ci dicono: questo l’ho preso dalla capsule tre, oppure quest’altro dalla capsule quattro. Questo significa che esiste una continuità narrativa che viene percepita, riconosciuta e apprezzata.
Poi c’è tutto il tema del restauro. Avere un atelier interno è qualcosa che pochissime maison possono permettersi. E per molti di questi pezzi, soprattutto quando si tratta di ricostruire componenti o riportare in vita elementi non più esistenti, avere la manifattura alle spalle è semplicemente essenziale.
IWS: Visto che hai citato il restauro: dove si traccia il confine tra restauro e alterazione? È un tema molto dibattuto nell’orologeria, mentre nel mondo delle auto d’epoca il restauro è spesso pienamente accettato e, in alcuni casi, può persino aumentarne il valore.
Matthieu Sauret: Il nostro atelier esiste da oltre trent’anni e, su questo tema, abbiamo criteri estremamente chiari.
La curatela che applichiamo è di livello museale. Questo significa che, se una cassa è troppo compromessa o se un quadrante è stato alterato in maniera significativa, il pezzo semplicemente non viene acquisito.
L’intervento sull’esterno è ridotto al minimo. Non lucidiamo gli orologi, non rifacciamo i quadranti. Interveniamo esclusivamente sugli elementi soggetti a usura funzionale: molle, alberini e, in alcuni casi, lancette o corone quando il loro stato di conservazione compromette il corretto funzionamento.

Ciascun segnatempo della capsule collection The Collectibles, è completamente autenticato e restaurato dagli orologiai del laboratorio di restauro di Jaeger-LeCoultre | Credits: Jaeger-LeCoultre
Nel restauro pittorico, per esempio, puoi pulire un’opera, applicare una vernice protettiva e lavorare in modo reversibile. Nell’orologeria questo non è possibile, se si decide di rifare un quadrante, bisogna inevitabilmente rimuovere quello originale.
Nessuno farebbe una cosa simile sulla Gioconda. Avere criteri così rigorosi ci permette di selezionare pezzi davvero straordinari. Ed è proprio questo rigore a renderli, in un certo senso, ancora più esclusivi.
IWS: Con The Collectibles, Jaeger-LeCoultre si posiziona sempre più come custode della propria storia. Pensi che questo progetto abbia cambiato la percezione del brand agli occhi dei collezionisti?
Jérôme Lambert: Non direi che abbia cambiato la percezione. Direi piuttosto che l’ha ampliata.
Ha aperto una finestra su aspetti della storia della maison che, per molti, erano ancora poco conosciuti.

Il catalogo The Collectibles esamina il periodo compreso tra il 1925 e il 1974, analizzando 17 dei modelli più significativi prodotti dalla Manifattura | Credits: Jaeger-LeCoultre
Quello che The Collectibles ha fatto è creare un’opportunità concreta per avvicinare persone che magari conoscevano già i prodotti, ma non necessariamente le storie, il contesto e il patrimonio culturale che li hanno generati.
E questo crea una sinergia molto forte con la collezione contemporanea, perché tra passato e presente non esiste una frattura. Esiste continuità.

Un esempio molto semplice è il calibro del 1929, che è ancora oggi in produzione. Parliamo di quasi un secolo di continuità all’interno della manifattura.
È un dato straordinario e probabilmente uno dei rarissimi esempi di questa natura non solo nell’orologeria, ma nell’intera industria meccanica.
IWS: Questa capsule comprende pezzi dal 1931 al 2003 quasi un secolo condensato in dodici orologi. Come funziona il processo di curatela? E quanto è difficile reperire pezzi di qualità museale?
Matthieu Sauret: Monitoriamo costantemente il mercato: case d’asta, dealer, praticamente ogni settimana. Io preparo un riepilogo che condivido con Jérôme, e nel tempo finiamo per costruire uno stock di pezzi selezionati. Naturalmente, non sempre riusciamo a prenderli: a volte il prezzo supera il nostro budget e il pezzo sfugge.
Da lì costruiamo la narrazione della capsule attorno a ciò che abbiamo raccolto. Spesso, però, rimane sempre un ultimo pezzo da trovare per completare davvero il racconto.
In questa edizione, per esempio, era il Reverso dei primi anni 2000 con quadrante salmone. È stato molto difficile da reperire e a volte succede anche il contrario: sono i pezzi ad arrivare da noi, grazie alle relazioni costruite negli anni con chi vende orologi. In certi casi li vediamo ancora prima che arrivino all’asta.
IWS: C’è un motivo specifico per cui questa capsule è costruita attorno a sette Reverso? Ha a che fare con la storia del modello e il suo legame con il Regno Unito?
Matthieu Sauret: Assolutamente sì.

La raccolta di Reverso della 6a capsule di The Collectibles nella boutique ufficiale Jaeger-LeCoultre di Old Bond Street 13
Il Reverso nasce in India, ma è profondamente legato ai polo player britannici, che ne hanno ispirato la creazione. In questa capsule abbiamo portato per la prima volta anche il pezzo della Riders Cup e quello del Maharaja, che raccontano proprio quel legame storico tra India e Gran Bretagna.
E poi c’è un altro elemento importante: l’Inghilterra è ancora oggi uno dei luoghi in cui si trovano alcuni dei più interessanti orologi vintage. Questo deriva anche dal fatto che la vita sociale britannica, tra il 1850 e il 1914, era straordinariamente intensa, e l’orologio ne faceva parte integrante.
IWS: C’è un pezzo di questa selezione che ti ha colpito particolarmente, o che avresti voluto portare a casa?
Jérôme Lambert: A ogni capsule dico sempre a Matthieu: se questo non viene venduto, lo compro io.

The Collectibles, Jaeger-LeCoultre Reverso Art Déco del 1998, 42.2 x 26 mm in oro bianco 18 carati
Finora non mi è mai capitata l’occasione. E, in fondo, è un buon segnale. Di questa capsule, probabilmente avrei scelto il Reverso in oro bianco con quadrante salmone oppure il Reverso bitonale del 1941, che trovo straordinario per la patina che ha sviluppato nel tempo.
A volte l’oro giallo invecchia in modo molto pallido; qui, invece, ha acquisito una tonalità incredibilmente ricca. E il contrasto tra la lunetta in acciaio e la cassa in oro crea un effetto visivo sorprendentemente moderno. Una scelta estremamente audace per l’epoca!

The Collectibles, Jaeger-LeCoultre Reverso Small Seconds del 1941, 38,5 x 23,05 mm in acciaio e oro
Matthieu Sauret: Io invece sono molto legato al Reverso Corvo.
La storia dietro questo pezzo è affascinante. È probabilmente il primo vero esempio di new old stock: casse originali inutilizzate abbinate a un calibro nuovo, ben prima che questa pratica diventasse comune.

The Collectibles, Jaeger-LeCoultre Reverso Corvo del 1972, 38,4 x 22 mm in acciaio
E racconta molto bene la profondità tecnica di Jaeger-LeCoultre già negli anni Settanta: una forma tonneau, un calibro piccolo come l’840 che utilizziamo ancora oggi.
IWS: Già che menzioni il Reverso Corvo, che per noi italiani ha un valore particolare Giorgio Corvo acquistò le ultime casse inutilizzate quasi come una scommessa e le vendette in un mese. Quanto pesa una storia come questa nel valore di un orologio?
Jérôme Lambert: La storia che accompagna un pezzo ne amplifica enormemente la profondità.
Penso, per esempio, al Reverso Triple Calendar di Picasso: un orologio che stiamo ancora cercando e che, probabilmente, sarebbe uno dei pezzi più preziosi al mondo.

The Collectibles, Jaeger-LeCoultre Triple Calendar con Fase Lunare del 1946, 35 mm in oro giallo 18 carati
Siamo in grado di tracciarne il percorso attraverso almeno due o tre membri della famiglia di Pablo Picasso ed è proprio questo il punto: queste storie aggiungono un livello di significato che va ben oltre l’oggetto.
Chi acquista un pezzo del genere non compra soltanto un orologio, compra un frammento di storia.
IWS: Per concludere, c’è qualche anticipazione su dove potrebbe andare la collezione in futuro?
Matthieu Sauret: Abbiamo recentemente presentato pezzi molto importanti legati ai cronometri certificati dall’osservatorio, una categoria che ritroviamo anche all’interno di The Collectibles.
Credo che questo possa già offrire qualche indicazione sulla direzione che stiamo prendendo, perché è un territorio profondamente allineato alla nostra filosofia. E anche se parliamo di orologi che hanno quasi cent’anni, abbiamo ancora moltissime idee su come continuare a farli evolvere.
Uscendo dalla boutique di Old Bond Street, con ancora negli occhi le immagini di quei dodici pezzi, ci siamo resi conto di una cosa: The Collectibles non è semplicemente un programma di vendita di orologi vintage. È la dimostrazione concreta di ciò che una manifattura con quasi duecento anni di storia può fare quando decide di assumersi la responsabilità della propria memoria, invece di lasciarla interamente nelle mani del mercato.
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