“Anche io lo faccio” significa che qualcun altro lo sta già facendo.
L’innovazione, invece, significa essere gli unici a farlo. E sei davvero innovativo quando puoi permetterti di sbagliare molto.
Andrea Pontremoli, CEO di Dallara spiegava così il concetto di innovazione nel motorsport. Ed è difficile trovare una definizione più adatta anche per comprendere Richard Mille.
Perché dietro l’estetica radicale dei suoi orologi non esiste soltanto marketing o lusso estremo. Esiste un processo di sviluppo tecnico costruito attraverso test reali, condizioni ambientali proibitive e persone capaci di portare questi orologi oltre limiti normalmente impensabili.

Ed è qui che entra in gioco Charles Dubouloz.
L’associazione tra Richard Mille e il mondo delle corse potrebbe occupare pagine intere, ma qui serve soprattutto come punto di partenza per comprendere due concetti fondamentali: unicità e sperimentazione. Perché gran parte dell’innovazione tecnica nasce proprio dagli errori, dai test e dall’esposizione continua alla realtà.
È anche per questo che Richard Mille ha costruito negli anni un rapporto particolare con i propri partner: Felipe Massa, Rafael Nadal, Bubba Watson, fino ad arrivare a figure meno esposte mediaticamente come Charles Dubouloz.
A una lettura superficiale potrebbe sembrare semplice marketing. In realtà il loro ruolo è molto più profondo.
Il real world testing secondo Richard Mille
L’obiettivo di Richard Mille non è semplicemente mostrare un orologio durante una competizione sportiva o su un campo da tennis. L’obiettivo è sottoporre il prodotto a condizioni reali, imprevedibili, estreme.
Quello che in azienda definiscono, di fatto, real world testing.

Il processo funziona davvero così: l’atleta utilizza l’orologio nel proprio ambiente naturale, lo stressa, lo porta al limite. Successivamente il pezzo rientra in manifattura, dove viene analizzato nel dettaglio. Si studiano reazioni, criticità e margini di miglioramento in un processo continuo che Richard Mille porta avanti da oltre vent’anni.


Quando si comprende questo approccio cambia completamente la prospettiva. E tutto diventa ancora più interessante osservando un partner come Charles Dubouloz.
Charles Dubouloz e l’alpinismo estremo
Molto meno pubblicizzato rispetto a Nadal o ad altri ambassador più noti, Charles rappresenta probabilmente una delle espressioni più radicali della filosofia Richard Mille. È una di quelle persone che probabilmente incontri soltanto in montagna: umile, sorridente, completamente fuori scala rispetto alla normalità.
Durante la nostra permanenza a Chamonix abbiamo avuto l’opportunità di vedere From Shade to Light, il film che racconta una delle sue imprese più incredibili: l’ascesa in solitaria della via Rolling Stones, sulla parete nord delle Grandes Jorasses, nel massiccio del Monte Bianco.

Sei giorni e cinque notti completamente da solo. Dormendo in parete, trasportando circa 35 kg di attrezzatura e provviste, alternando progressione, fissaggio delle corde e recupero del materiale lungo oltre 1200 metri di dislivello a temperature vicine ai -20 gradi. Spesso anche a mani nude, perché in certe condizioni i guanti non permettono di lavorare con precisione sulla roccia o sul ghiaccio.


Il tempo passato insieme è stato breve, ma sufficiente per capire quanto il suo approccio alla montagna sia distante dalla percezione comune del rischio.
“Se vuoi scalare, sai già che ti stai assumendo un rischio. È una scelta equa”, racconta Charles. “È come costruire un business plan: ti prepari, organizzi tutto, poi parti.”
Durante l’intervista continuavo quasi inconsciamente a cercare conferme, come se volessi davvero capire fino a che punto avesse accettato l’idea della morte.
“Se non accetti questa possibilità, non parti”, dice con una naturalezza quasi disarmante. “La montagna è dura.”
Gli chiedo se sia una scelta pienamente consapevole.
“Sì. Ma è tutto estremamente razionale. Preparazione, esperienza, sensazioni: controllo tutto quello che posso controllare. Poi esistono variabili che non dipendono da me. Meteo, vento, neve. Devi accettarlo.”
E la paura?
“Ho sempre paura. Ed è giusto così. Il problema non è averne, ma non averne affatto. La paura ti mantiene lucido. Ti aiuta.”
Ed è proprio questa esposizione costante al rischio controllato che rende figure come Charles Dubouloz fondamentali per il processo di sviluppo tecnico di Richard Mille.
Ancora oggi faccio fatica a comprendere davvero questa mentalità. Probabilmente perché è troppo distante dalla mia normalità. Per Charles, invece, tutto questo è naturale.
Perché Richard Mille sceglie determinati partners
Richard Mille sceglie persone come Charles non soltanto per ciò che rappresentano, ma perché il loro ambiente diventa un laboratorio reale. Pressione atmosferica, freddo estremo, sbalzi termici, urti continui e altitudine contribuiscono a testare i limiti dell’orologio in condizioni impossibili da replicare completamente in laboratorio.

Anche durante la semplice salita all’Aiguille du Midi, passando da circa 1000 a quasi 3800 metri, abbiamo percepito immediatamente il cambiamento di pressione e temperatura. Immaginare queste condizioni per giorni interi, sospesi su una parete, aiuta a comprendere ancora meglio il senso di questo approccio.


Al polso Charles indossava il suo Richard Mille RM 67-02 Extra Flat.
Richard Mille RM 67-02 Extra Flat: materiali e ingegneria
La cassa combina Quarzo TPT per lunetta e fondello e Carbon TPT per la carrure. Il principio produttivo è lo stesso: sottilissimi strati di fibre vengono orientati e impregnati con resine specifiche per creare una struttura estremamente leggera e resistente.

Nel caso del quarzo, le fibre derivano dal biossido di silicio (SiO₂), materiale noto per stabilità dimensionale, resistenza termica e capacità di sopportare forti sbalzi di temperatura senza deformazioni significative.
Tradotto nella pratica: la cassa mantiene rigidità e precisione anche in condizioni ambientali aggressive, proteggendo il movimento da stress meccanici, infiltrazioni e variazioni strutturali.


Il movimento CRMA7, completamente scheletrato, è realizzato in titanio grado 5 con trattamento DLC. Una scelta fondamentale non soltanto per il peso ridotto, ma anche per la stabilità del materiale al variare della temperatura.
Anche gli oli utilizzati all’interno del calibro sono progettati per lavorare in condizioni estreme, mantenendo viscosità e prestazioni corrette persino sotto zero ed evitando l’ispessimento che potrebbe compromettere il funzionamento del movimento.

A completare il tutto troviamo guarnizioni in nitrile, progettate per mantenere elasticità e tenuta anche in presenza di freddo intenso.
Il risultato finale è un orologio da appena 32 grammi, cinturino incluso, progettato per sopportare condizioni che metterebbero in difficoltà molti strumenti tecnici tradizionali.
L’identità tecnica di Richard Mille
Dietro un’estetica immediatamente riconoscibile, e spesso divisiva, esiste un approccio quasi ossessivamente funzionale. Gli ambassador non sono semplicemente volti pubblicitari: diventano parte integrante dello sviluppo tecnico del prodotto.
Charles Dubouloz non indossa un Richard Mille per una fotografia in vetta. Lo porta con sé mentre freddo, pressione, fatica e rischio trasformano ogni salita in un test di vita.
È probabilmente qui che nasce davvero l’identità tecnica di Richard Mille: non in un laboratorio isolato dal mondo, ma nel momento in cui un orologio viene esposto alla realtà.
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