Gli orologi di Adam Mosseri: la collezione del CEO di Instagram tra pezzi rari e grandi classici

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21 Luglio 2026
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Che orologio indossa l’uomo che decide, almeno in parte, quali immagini vedranno ogni giorno miliardi di persone?

Classe 1983, newyorkese, Adam Mosseri non nasce come informatico né come manager. Studia Media and Information Design alla Gallatin School of Individualized Study della New York University, costruendo un percorso a metà tra comunicazione, progettazione e tecnologia. Ancora prima di laurearsi fonda Blank Mosseri, una società di consulenza attiva nel design grafico, interattivo ed espositivo, per poi entrare nel 2007 in TokBox come primo designer dell’azienda.

Nel 2008 approda a Facebook come product designer e, nel giro di pochi anni, passa dalla progettazione delle interfacce alla guida dei prodotti. Diventa responsabile del design delle applicazioni mobile, lavora a Facebook Home e assume successivamente la direzione del News Feed, una delle aree più strategiche e delicate dell’intera piattaforma. Nel 2018 viene nominato vicepresidente di prodotto di Instagram e, pochi mesi dopo, in seguito all’uscita dei fondatori Kevin Systrom e Mike Krieger, ne prende ufficialmente la guida. Il suo titolo è oggi, tecnicamente, “Head of Instagram”.

Da allora, Mosseri è diventato il volto pubblico delle trasformazioni di questa piattaforma, e attraverso i suoi video e le frequenti sessioni “AMA” spiega aggiornamenti, algoritmi e priorità della piattaforma.

A noi appassionati di orologi bastano pochi secondi per riconoscere gli orologi che ha al polso durante questi brevissimi reels e ora ne mostreremo alcuni.

Siete pronti?

Rolex GMT-Master ref. 1675

Uno degli orologi più ricorrenti al polso di Mosseri è il Rolex GMT-Master ref. 1675 in oro giallo, con quadrante marrone, lunetta coordinata e bracciale Jubilee. La 1675, prodotta per oltre vent’anni a partire dal 1959, è una delle referenze più longeve nella storia del GMT-Master e introdusse elementi destinati a diventare parte integrante dell’identità del modello, come le spallette di protezione della corona.

Collezione di Adam Mosseri: Rolex GMT-Master ref. 1675

Nella versione in oro, il quadrante marrone con indici applicati “nipple” trasforma il celebre orologio da aviatore in un oggetto molto più caldo e sofisticato. È un GMT sportivo soltanto per genealogia, perchè sul polso assume il carattere opulento e rilassato dell’orologeria degli anni Settanta.

Rolex Cosmograph Daytona ref. 6265

Mosseri possiede un Rolex Cosmograph Daytona ref. 6265 in oro giallo, con quadrante champagne e contatori neri. Prodotta a partire dalla fine degli anni Sessanta insieme alla ref. 6263, la 6265 appartiene alla generazione conclusiva dei Daytona a carica manuale e utilizza il calibro Valjoux 727.

Collezione di Adam Mosseri: Rolex Cosmograph Daytona ref. 6265

I pulsanti cronografici a vite e la corona Oyster le conferiscono un aspetto più robusto rispetto alle referenze precedenti, mentre la lunetta metallica incisa la distingue dalla 6263, dotata invece di inserto acrilico nero. Nella configurazione in oro, il Daytona abbandona quasi completamente l’immaginario strumentale delle corse e diventa una delle interpretazioni più esuberanti del cronografo Rolex.

Rolex Cosmograph Daytona ref. 6263

Accanto al Daytona in oro compare una ref. 6263 in acciaio con quadrante nero e contatori bianchi. Meccanicamente molto vicina alla 6265, adotta lo stesso calibro manuale Valjoux 727 e i medesimi pulsanti cronografici a vite. La differenza più evidente è la lunetta con inserto acrilico nero, che enfatizza il contrasto del quadrante e restituisce al modello una presenza più sportiva.

Rolex Cosmograph Daytona ref. 6263

Se la 6265 in oro interpreta il Daytona come oggetto di lusso, la 6263 in acciaio ne rappresenta la versione più essenziale e funzionale. La presenza di entrambe suggerisce un interesse non soltanto per il nome Daytona, ma per le variazioni attraverso cui una stessa architettura può cambiare identità.

Rolex Day-Date ref. 1803

Il Rolex Day-Date ref. 1803 con quadrante rosso dégradé è probabilmente uno degli orologi visivamente più riconoscibili della raccolta. La ref. 1803, introdotta alla fine degli anni Cinquanta e prodotta fino agli anni Settanta, conserva la costruzione classica del Day-Date con cassa in metallo prezioso, lunetta zigrinata e bracciale President.

A cambiare completamente il carattere del modello è il quadrante, che passa dal rosso intenso del centro a una tonalità più scura lungo il bordo. È curioso che l’orologio del potere più istituzionale, venga scelto da Mosseri nella sua variante meno istituzionale, sicuramente in una configurazione molto distante dalle versioni champagne o argentate tradizionalmente associate al Day-Date.

Rolex King Midas ref. 4316

Il Rolex King Midas ref. 4316 con quadrante in lapislazzuli è il pezzo più vicino a un oggetto di design o a un gioiello. Nato all’interno della famiglia Cellini, discende dal King Midas progettato da Gérald Genta negli anni Sessanta, prima del Royal Oak e del Nautilus.

La ref. 4316 adotta una forma più regolare rispetto all’asimmetria estrema delle prime versioni, conservando però il bracciale integrato in oro e una costruzione fortemente scultorea. Il quadrante blu, privo di indici e ricavato da una pietra naturale, trasforma l’indicazione del tempo in un elemento quasi secondario.

Patek Philippe Nautilus ref. 3700

Il Patek Philippe Nautilus ref. 3700 è, per gli appassionai e non, probabilmente il pezzo più immediatamente riconoscibile della collezione. Presentato nel 1976 e disegnato da Gérald Genta, il primo Nautilus trasferì nell’alta orologeria l’idea, allora ancora radicale, di uno sport watch in acciaio venduto come oggetto di lusso. La cassa monoblocco ispirata all’oblò di una nave misura circa 42 mm e ospita il calibro automatico ultrapiatto 28-255 C, derivato dal Jaeger-LeCoultre 920.

Nonostante oggi venga considerato uno dei modelli più importanti del Novecento, al debutto il “Jumbo” fu accolto con una certa diffidenza: era grande, costoso e lontanissimo dall’immagine tradizionale di Patek Philippe. Proprio per questo la ref. 3700 non rappresenta soltanto un’icona, ma uno dei momenti in cui il design ha modificato definitivamente le gerarchie dell’orologeria.

Patek Philippe Aquanaut ref. 5065J

Lanciato alla fine degli anni Novanta come proposta più giovane e informale rispetto al Nautilus, Patek Philippe Aquanaut ref. 5065J combina in questa versione una cassa in oro giallo con il caratteristico cinturino composito marrone, la cui trama riprende quella del quadrante.

La ref. 5065 adotta proporzioni più generose rispetto alla prima 5060 e rappresenta uno dei modelli che hanno definito l’identità dell’Aquanaut prima della successiva generazione 5167. È un orologio in bilico tra lusso tradizionale e abbigliamento casual, due linguaggi che alla fine degli anni Novanta sembravano ancora difficili da conciliare. Oggi proprio questa ambiguità sembra costituire gran parte del suo fascino.

Patek Philippe ref. 5204G-001

Al vertice tecnico della collezione si trova il Patek Philippe ref. 5204G-001, che unisce cronografo rattrapante e calendario perpetuo. La cassa in oro bianco da 40 mm racchiude il calibro manuale CHR 29-535 PS Q, dotato di due ruote a colonne e innesto orizzontale.

Sul quadrante verde oliva con finitura soleil trovano spazio giorno, mese, data, fasi lunari, indicazione dell’anno bisestile e scala giorno-notte, oltre alle funzioni cronografiche. È un orologio estremamente complesso, ma l’oro bianco, il quadrante scuro e il cinturino verde ne attenuano la monumentalità tecnica. Rispetto alle referenze vintage della collezione, il 5204G mostra il volto più contemporaneo di Mosseri, senza abbandonare il legame con una delle genealogie più importanti della manifattura ginevrina.

Patek Philippe ref. 3970ER

Il Patek Philippe ref. 3970ER rappresenta una delle grandi complicazioni più importanti del secondo Novecento. Presentato nel 1986 come successore della ref. 2499, abbina cronografo e calendario perpetuo all’interno di una cassa di appena 36 mm. Giorno e mese sono visualizzati attraverso due finestrelle a ore 12, mentre i tre contatori integrano piccoli secondi, totalizzatore dei 30 minuti, data, fasi lunari e indicazione dell’anno bisestile.

La lettera “E” nella referenza identifica la costruzione con fondello avvitato, mentre la “R” indica l’oro rosa. Per lungo tempo la 3970 è rimasta sospesa tra orologeria moderna e vintage: troppo recente per godere dell’aura della 2499, ma troppo piccola rispetto ai gusti dominanti nei primi anni Duemila. Il ritorno delle proporzioni contenute ne ha favorito una profonda rivalutazione, rendendola uno dei Patek Philippe più rappresentativi del collezionismo contemporaneo.

Patek Philippe Golden Ellipse ref. 5028G

La ref. 5028G è una delle interpretazioni meno convenzionali del Patek Philippe Golden Ellipse. Prodotta esclusivamente in oro bianco tra il 1997 e il 2003, abbina la cassa ovale e priva di anse a un quadrante nero con grandi numeri arabi bianchi.

Le proporzioni, circa 36 x 31 mm, e il calibro automatico ultrapiatto 240 PS ne fanno un orologio estremamente sottile e versatile. Rispetto al Golden Ellipse classico, solitamente associato al quadrante blu e agli indici dorati, la referenza 5028G possiede un’impostazione più grafica, quasi modernista: pochi elementi, un contrasto netto e una forma immediatamente riconoscibile.

Patek Philippe Calatrava ref. 2526J

Apparentemente più semplice è il Patek Philippe Calatrava ref. 2526J, introdotto nel 1953 e considerato uno dei migliori time-only mai prodotti dalla Maison. Fu il primo orologio automatico di serie di Patek Philippe e ospita il calibro 12-600 AT, movimento noto per la qualità costruttiva e le finiture particolarmente elaborate.

Il vero elemento distintivo è però il quadrante in smalto, riconoscibile per la tonalità calda, la profondità della superficie e le piccole aperture attorno agli indici, necessarie per fissarli alla base metallica. La qualità si trova negli aspetti meno immediati – come materiali, proporzioni e esecuzione – ma evidenti per un collezionista già maturo.

Patek Philippe Multi-Scale Chronograph ref. 5975J-001

Tra gli orologi comparsi più recentemente al polso di Mosseri figura anche il Patek Philippe Multi-Scale Chronograph ref. 5975J-001, presentato nel 2014 per celebrare il 175º anniversario della manifattura.

La cassa da 40 mm in oro giallo racchiude il calibro automatico CH 28-520, un cronografo con ruota a colonne e innesto verticale sviluppato appositamente per questa referenza. La particolarità si trova soprattutto nel quadrante opalino argentato: al posto dei tradizionali contatori, tre scale concentriche permettono di calcolare la velocità con il tachimetro, la distanza attraverso il telemetro e la frequenza cardiaca mediante il pulsometro.

Il fondello reca l’incisione commemorativa “175e Anniversaire 1839–2014”, ripresa anche sulla chiusura déployante. La produzione complessiva fu limitata a 1.300 esemplari: 400 in oro giallo, 400 in oro bianco, 400 in oro rosa e appena 100 in platino.

Roger Dubuis Hommage Monopoussoir ref. H40 500

Tra le scelte più ricercate compare il Roger Dubuis Hommage Monopoussoir ref. H40 500 in oro bianco. Realizzato intorno alla fine degli anni Novanta in una serie di soli 28 esemplari, presenta una cassa di 40 mm, quadrante chiaro a due contatori e un unico pulsante, integrato nella corona, per comandare avvio, arresto e azzeramento del cronografo.

Il calibro manuale 50 appartienealla fase più autentica della produzione di Roger Dubuis, fondata su movimenti tradizionali, finiture di alto livello e certificazioni cronometrico-qualitative particolarmente rigorose. La costruzione classica del quadrante è bilanciata dalle dimensioni, molto contemporanee per l’epoca. Una scelta che difficilmente può essere spiegata soltanto dalla notorietà del marchio, perché si tratta di un Roger Dubuis precedente all’estetica più teatrale che avrebbe reso la Maison immediatamente riconoscibile negli anni successivi.

Roger Dubuis Hommage Chronograph ref. H40 560

A completare la selezione è un secondo Roger Dubuis Hommage, questa volta la ref. H40 560 con quadrante blu. Anche questo cronografo appartiene alla prima fase della Maison ed è animato dal calibro manuale RD56, sviluppato su base Lemania 2310. La cassa da 40 mm in metallo bianco, la lunetta concava a gradini e il quadrante bicompax costruiscono un equilibrio tra linguaggio tradizionale e proporzioni moderne.

Le prime serie Hommage venivano generalmente realizzate in quantità estremamente limitate, spesso 28 esemplari per configurazione, e sottoposte ai controlli del Poinçon de Genève e dell’Osservatorio di Besançon. Se il monopulsante H40 500 mostra il lato più classico di Dubuis, il quadrante blu della H40 560 rende la stessa filosofia più contemporanea.

Audemars Piguet Quantième Perpétuel ref. 25561PT “Tuscan”

Nei suoi video più recenti sulla piattaforma di Meta, Mosseri indossa un Audemars Piguet Quantième Perpétuel ref. 25561PT, nella rarissima configurazione in platino con quadrante blu “Tuscan”. Prodotta nei primi anni Ottanta, la referenza si distingue per la cassa da 36 mm dalla forma ottagonale elaborata, scandita da angoli decorati quasi come piccoli nodi e attribuita al celebre casemaker Jean-Pierre Hagmann. Il quadrante, finemente martellato a mano, presenta una superficie blu granulare dalla notevole profondità, interrotta dalla finitura liscia dei quattro contatori dedicati a giorno, data, mese e fasi lunari.

All’interno il calibro automatico ultrapiatto 2120/2800, sviluppato durante la crisi del quarzo e alla base della rinascita dei calendari perpetui Audemars Piguet: una meccanica nata a partire dal Jaeger-LeCoultre 920 e capace di gestire automaticamente anche la diversa durata dei mesi e gli anni bisestili. Secondo alcune fonti, tra cui Phillips, della ref. 25561 sarebbero stati prodotti soltanto 40 esemplari, 30 in platino e 10 in oro bianco; ancora più rari sono quelli dotati del quadrante “Tuscan”, che rende questo orologio uno tra i pezzi meno comuni della collezione di Mosseri.

Dal product design al collezionismo: cosa racconta la collezione di orologi di Adam Mosseri?

Non esistono, per ora e pubblicamente, incarichi o collaborazioni professionali di Mosseri con aziende orologiere. Il suo rapporto con questo mondo sembra personale e collezionistico che per noi emerge soprattutto attraverso gli orologi indossati nei video sulla piattaforma e nelle sessioni di domande e risposte.

Sarebbe facile leggere questa raccolta come il semplice risultato della disponibilità economica di uno dei più importanti dirigenti di Meta, ma la varietà delle scelte suggerisce qualcosa di più specifico, perché Mosseri non colleziona soltanto marchi prestigiosi: sembra interessato alle variazioni, alle proporzioni e ai momenti in cui una tipologia consolidata cambia linguaggio. Come se la collezione conservasse lo sguardo di un designer, attento non solo all’aspetto estetico di un oggetto ma il modo in cui forme e iterazioni possono essere configurate e organizzate in modi differenti.

Il Nautilus 3700 e il King Midas raccontano due momenti differenti del lavoro di Gérald Genta; il quadrante smaltato del 2526 premia la materia più che la complicazione; i due Roger Dubuis mostrano come piccoli cambiamenti di colore e disposizione possano modificare l’identità della stessa famiglia. Persino i Daytona 6263 e 6265 sembrano scelti per essere messi a confronto: stessa base tecnica, ma due risultati visivi opposti.

E voi, quale preferite tra gli orologi di questa collezione?


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