L’intervista con Guido Terreni, CEO di Parmigiani Fleurier
IWS: Il trentesimo anniversario di Parmigiani Fleurier diventa l’occasione per ribadire, ancora una volta, la capacità della Maison di mettere in discussione i codici più consolidati dell’alta orologeria. Il nuovo Tonda PF Chronographe Mystérieux, questo straordinario “cronografo invisibile”, si è già imposto come una delle creazioni più sorprendenti e discusse di Watches & Wonders 2026.
Qual è stata l’intuizione da cui è nato questo progetto? E cosa vi ha spinto a rendere invisibile una complicazione così iconica e profondamente codificata come il cronografo?
Guido Terreni: Tutto nasce da Michel Parmigiani e dai valori del nostro fondatore, che ha costruito il brand su una conoscenza profonda dell’orologeria maturata attraverso il restauro. Ma il restauro non è una gabbia nella quale rimanere confinati: è uno straordinario strumento di conoscenza che permette di continuare a rifiutare l’idea che in orologeria sia già stato fatto tutto.
Questo cronografo completa un percorso iniziato quattro anni fa con una serie di prime mondiali. Il primo capitolo è stato il Tonda PF GMT Rattrapante, nato durante la pandemia. Ero arrivato in azienda da appena tre giorni e sentivo il bisogno di creare qualcosa che raccontasse immediatamente cosa fosse Parmigiani Fleurier.
Volevo progettare un orologio per il viaggiatore, ma interpretato in modo discreto e sofisticato. Quando sei seduto al ristorante non hai bisogno di mostrare agli altri che sei appena atterrato: la vera eleganza consiste nel rendere la funzione presente, ma mai ostentata.

Guido Terreni, CEO di Parmigiani Fleurier | Credits: Parmigiani Fleurier
La frase che ripetevo allora era: “Voglio tornare a casa il prima possibile.” È il pensiero che accomuna chiunque salga su un aereo. Da lì nacque l’idea di applicare la complicazione rattrapante a un orologio che non fosse un cronografo. L’industria ha impiegato quasi due secoli per sviluppare questa funzione all’interno della misurazione cronografica; noi l’abbiamo trasferita in un contesto completamente diverso.
L’anno successivo abbiamo affrontato un’altra funzione iconica: la lunetta girevole del diver. Tradizionalmente appartiene alla cassa, ma ci siamo chiesti se fosse possibile trasferirne il principio direttamente nel movimento. È così che abbiamo sviluppato un sistema con due lancette dei minuti: una può essere fermata, proprio come una ghiera, mentre l’altra continua a scorrere, consentendo di misurare un intervallo senza rinunciare alla lettura dell’ora corrente.

Il nuovo Tonda PF Chronographe Mystérieux | Credits: Parmigiani Fleurier
L’idea di questo cronografo nacque proprio in quello stesso periodo, nel settembre del 2021. Col senno di poi, è sorprendente pensare che, in un unico momento creativo, abbiano preso forma i tre grandi capitoli di questo percorso.
Quando si pensa a un cronografo, l’immagine che viene subito in mente è quella di un orologio sportivo. I tre contatori ne definiscono il linguaggio estetico, rendendo il quadrante ricco e immediatamente riconoscibile. Io, invece, volevo conferire al cronografo l’eleganza e la purezza formale di un semplice tre lancette.

Il nuovo Tonda PF Chronographe Mystérieux al polso di Guido Terreni | Credits: Parmigiani Fleurier
La sfida era preservare quell’equilibrio senza rinunciare alla funzione cronografica. Da questa riflessione è nata l’idea delle cinque lancette sovrapposte: due dedicate alle ore, due ai minuti e una ai secondi.
Per la prima volta la collezione Tonda PF accoglie una lancetta dei secondi, finora volutamente assente perché ritenevamo che il punto di equilibrio ideale tra eleganza e sportività fosse proprio quello. Il monopulsante a ore 8, che considero la posizione più naturale ed ergonomica per l’azionamento, gestisce in sequenza start, stop e reset.

Il Tonda PF Chronographe Mystérieux con attiva la funzione flyback | Credits: Parmigiani Fleurier
Quando il cronografo entra in funzione, tre lancette convergono istantaneamente verso le ore 12. Con un solo gesto si attiva la funzione flyback e compaiono le lancette in oro rosa che indicano l’ora corrente. Quando il cronografo viene arrestato, invece, le sue lancette rimangono ferme mentre quelle dell’ora proseguono il loro percorso.
L’aspetto più sorprendente è che, alla pressione successiva, il movimento ricorda con assoluta precisione il punto in cui le due indicazioni si erano separate e le ricongiunge. In un istante il cronografo scompare e l’orologio ritrova la purezza di un essenziale tre lancette.
Quando il cronografo è in funzione, però, offre anche la massima leggibilità. La misurazione avviene infatti sulla minuteria esterna, alla massima distanza dal centro del quadrante, migliorando sensibilmente la precisione di lettura. Anche il movimento delle lancette diventa più evidente: osservare l’avanzamento dei minuti è quasi ipnotico.
Per arrivare a questo risultato sono stati necessari quattro anni di sviluppo.
IWS: È affascinante. Mi viene spontaneo ricorrere a un termine preso in prestito dall’architettura: questo è quasi un cronografo decostruttivista. Avete destrutturato il lessico del cronografo senza alterarne l’essenza, arrivando a un oggetto che conserva integralmente la funzione ma sembra aver dimenticato ogni convenzione formale. È un esercizio di straordinaria maturità progettuale e di autentico savoir-faire.
Del cronografo tradizionale, infatti, sopravvive ben poco. Persino le lancette cronografiche, da sempre enfatizzate attraverso colori e contrasti, rinunciano a qualsiasi protagonismo per fondersi in un’estetica di assoluta discrezione. Il risultato è un cronografo che, paradossalmente, non sembra quasi voler apparire come tale.
Guido Terreni: L’eleganza e la discrezione della nostra Maison fanno sì che tutta la sua estetica esprima una raffinatezza e un’educazione molto profonde.
I nostri clienti non hanno bisogno di ostentare. Assaporano la vita a modo loro e possiedono una cultura del lusso che va ben oltre l’orologeria.
Chi condivide questo approccio, quello che noi definiamo lusso privato, si colloca all’estremo opposto della cultura dell’hype. Oggi molti desiderano ciò che desiderano tutti gli altri; un cliente Parmigiani Fleurier, invece, rappresenta l’antitesi di questo conformismo e di quell’omologazione verso cui il mondo sembra convergere. Cerca cultura, raffinatezza e un modo autentico di esprimere sé stesso. Sa perfettamente che un orologio è un accessorio, non ciò che definisce la sua identità. Prima viene la persona, poi l’orologio, che non fa altro che completarla.
Per me, questa è la vera definizione di lusso privato.
IWS: È una visione straordinaria, che restituisce all’orologeria una dimensione più intima e culturale del lusso.
Dal punto di vista tecnico, questa ricerca di essenzialità deve aver rappresentato una sfida enorme. Dietro l’apparente semplicità del Tonda PF Chronograph No Date si nasconde infatti un calibro completamente nuovo, concepito per sostenere un’architettura cronografica senza precedenti. Quanto è stato complesso arrivare a una sintesi di questo livello?
Guido Terreni: È stato uno sviluppo enorme.
Non soltanto per la complessità meccanica racchiusa nel movimento, ma anche per un altro aspetto fondamentale: gli ingombri. Se un oggetto deve crescere per accogliere una meccanica sempre più sofisticata, rischia di perdere parte della sua desiderabilità. Diventa meno naturale da indossare e, con essa, viene meno anche quell’equilibrio che rende un orologio davvero riuscito. Per questo uno dei vincoli del brief era chiarissimo: tutto doveva essere racchiuso all’interno di una cassa da 40 millimetri.

Il quadrante Mineral Blue con finitura guilloché Grain d’Orge realizzata a mano che mantiene la purezza di un classico Tonda PF a tre lancette | Credits: Parmigiani Fleurier
Avevo fissato anche uno spessore massimo di 12 millimetri. A un certo punto gli ingegneri mi hanno chiesto un ultimo millimetro di tolleranza. Ho accettato e siamo arrivati a 13 millimetri: uno spessore perfettamente coerente con quello di un moderno cronografo, ma soprattutto capace di preservare quella naturalezza al polso che ritenevo imprescindibile. Anche questa è stata una sfida determinante nello sviluppo del progetto.

La cassa da 40 mm in acciaio lucido e satinato, spessa 13 mm, è completata dalla celebre lunetta zigrinata in platino 950 e da un vetro zaffiro ARunic® anti-riflesso | Credits: Parmigiani Fleurier
Poi ne ho introdotta un’altra: il monopulsante a ore 8. Ho sempre ritenuto che fosse la posizione più naturale dal punto di vista ergonomico. L’indice rimane stabile a ore 2, mentre il pollice agisce sul comando con un gesto preciso, intuitivo e controllato. Con un pulsante collocato a ore 2, a ore 4 o a ore 9 la mano è invece costretta a modificare leggermente la propria posizione. Sono dettagli che possono sembrare marginali, ma che incidono profondamente sulla qualità dell’esperienza.

Il monopulsante nella carrure a ore 8, soluzione tra le più complesse da realizzare in un cronografo. Con una pressione, tre sequenze perfettamente sincronizzate prendono vita | Credits: Parmigiani Fleurier
Naturalmente c’è poi tutta la complessità del movimento. Tre lancette convergono sulle ore 12, due sistemi rattrappanti devono ricordare con assoluta precisione la posizione dalla quale ripartire dopo la lettura del tempo e la gestione dell’energia deve sostenere un cinematismo estremamente articolato. Per questo abbiamo preferito una frequenza di 4 Hz ai 5 Hz: era la soluzione che ci consentiva di raggiungere il migliore equilibrio tra prestazioni, affidabilità ed efficienza.

Il nuovo calibro PF053, un cronografo integrato con ruota a colonne composto da 362 componenti, 41 rubini, frequenza di 28.800 alternanze/ora (4 Hz) e 60 ore di riserva di carica in soli 6,8 mm di spessore | Credits: Parmigiani Fleurier
All’interno trovi una ruota a colonne, la soluzione più raffinata per l’azionamento di un cronografo, una frizione verticale dedicata ai secondi e due frizioni orizzontali che gestiscono ore e minuti attraverso il sistema rattrappante. È una costruzione meccanica di straordinaria complessità, che ritenevamo dovesse essere altrettanto appagante da osservare. Credo che il risultato finale rispecchi pienamente questa ambizione.
Ci tenevo molto che questo progetto fosse pronto per il trentesimo anniversario della Maison. Essere riusciti a portarlo a compimento in quattro anni, in tempo per questa ricorrenza, è per me motivo di particolare soddisfazione.
IWS: Vorrei riallacciarmi proprio al concetto di lusso privato di cui abbiamo appena parlato. Credo che, oggi, si parli ancora troppo poco del rapporto tra il tempo, il lusso e il significato stesso dell’orologio. Eppure è proprio lì che nasce il legame più profondo tra un oggetto e chi lo indossa. Ti chiedo quindi quale sia la tua personale visione del tempo e quanto abbia influenzato lo sviluppo di questo cronografo.
Guido Terreni: Prima di rispondere vorrei fare una premessa. Quando si guida una Maison come Parmigiani Fleurier è fondamentale ricordare che il suo pensiero non coincide con quello del CEO. La Maison porta il nome di Michel Parmigiani e il nostro compito è interpretarne la visione. Naturalmente esiste una profonda comunione di intenti, altrimenti non potrei svolgere questo ruolo, ma l’identità culturale del marchio appartiene a Michel. Il nostro compito è interpretarla con rispetto, mantenendola viva e proiettandola nel futuro.
Michel ha dedicato la propria vita a preservare l’arte della meccanica. Pensiamo a cosa significasse prendere una decisione del genere nel 1975, nel pieno della crisi del quarzo. Mentre gran parte dell’industria guardava a quella tecnologia e l’orologeria meccanica sembrava destinata a scomparire, lui decise di preservarne la storia. Non per nostalgia, ma perché aveva intuito che si stava perdendo un patrimonio culturale immenso.
Preservare, però, non significa cristallizzare. Il restauro non serve a costruire un museo: serve a restituire vita alla creatività di chi ci ha preceduto. Il restauratore mette la propria conoscenza al servizio dell’opera di un altro e, proprio per questo, deve quasi scomparire. Non è lui il protagonista. Attraverso quel mestiere Michel ha potuto dialogare con tutti i grandi maestri dell’orologeria: ha compreso perché determinati meccanismi si rompevano, ha imparato a ricostruirli e ha reinventato componenti che non esistevano più, senza poter contare su alcun manuale. È una conoscenza dell’orologeria di una profondità straordinaria.

Il maestro orologiaio Michel Parmigiani | Credits: Parmigiani Fleurier
È proprio questa conoscenza che, come ripete spesso Michel, deve continuare a far progredire l’industria. Quando fondò Parmigiani Fleurier, nel pieno della crisi del quarzo, lo fece per ricordare che cosa fosse davvero un orologio tradizionale, nelle finiture, nella costruzione e nella cultura meccanica. Allo stesso tempo, però, volle utilizzare quel patrimonio per creare qualcosa che prima non esisteva.
L’esempio più emblematico resta il primo Bugatti. All’inizio degli anni Duemila immaginò un movimento disposto trasversalmente, come il motore di un’automobile degli anni Trenta, con il quadrante orientato verso il conducente. Era un oggetto completamente nuovo, ma costruito nel pieno rispetto della grande tradizione orologiera.
Questa volontà di mettere continuamente in discussione ciò che è già stato fatto nasce direttamente da Michel. Oggi noi la interpretiamo attraverso un linguaggio contemporaneo, rimanendo fedeli agli stessi principi. L’obiettivo è sempre lo stesso: continuare a far evolvere i codici tecnici ed estetici dell’orologeria.
Negli ultimi trent’anni il settore ha guardato moltissimo al proprio passato, riproponendo grandi successi storici. È anche questo ad aver reso il vintage così importante, ma chi desidera davvero rivivere il passato, molto spesso preferisce acquistare l’originale, oppure l’orologio appartenuto a suo nonno e rimasto per anni in un cassetto.
Per questo la nostra filosofia rimane la stessa: andare in profondità. Offrire un’esperienza pensata per chi non sente il bisogno di ostentare, perché Michel stesso è così. Non ha mai avuto la necessità di esibire il proprio talento: è il suo lavoro a parlare per lui.

Guido Terreni, Ceo e Michel Parmigiani | Credits: Parmigiani Fleurier
Credo che questa caratteristica appartenga anche a molte persone realmente risolte. Hanno superato il bisogno del giudizio sociale e, proprio per questo, sono clienti estremamente esigenti. Non sono fedeli nel senso tradizionale del termine: se un marchio smette di sorprenderli, semplicemente si rivolgono altrove. Vivono il lusso nel momento in cui nasce, senza aspettare che sia il mercato a consacrarlo. Molto spesso sono proprio loro a consacrarlo, perché possiedono gli strumenti culturali per riconoscerne il valore prima degli altri.
Naturalmente si può essere estremamente innovativi sul piano tecnico senza riuscire a creare un oggetto bello, così come si può realizzare un oggetto esteticamente magnifico senza avere nulla di interessante da dire dal punto di vista meccanico. Per me nessuna delle due strade è sufficiente. Cerchiamo sempre di tenere insieme razionalità e sensibilità, tecnica ed estetica. Il nostro mestiere è esattamente questo: cinquanta per cento e cinquanta per cento. Quando una delle due componenti prevale sull’altra, l’equilibrio si rompe.
Il tempo, prima ancora di diventare un prodotto commerciale, deve prendere forma in un oggetto capace di esprimere naturalmente questa armonia.
IWS: È proprio questo il punto che trovo straordinario. Oggi, almeno per il mio gusto personale, questo è probabilmente l’orologio che meglio sintetizza questi valori. Sapere di avere al polso una complicazione di questo livello senza che venga immediatamente dichiarata agli altri restituisce una dimensione del tempo profondamente personale. Persino il monopulsante rimane nascosto sotto il polsino di una camicia o di una giacca. È un approccio estremamente intimo, quasi riservato.
Guido Terreni: È riservato, ma allo stesso tempo regala una grande soddisfazione quando qualcuno lo riconosce. Perché se una persona nota quel pulsante e capisce immediatamente che hai un Parmigiani al polso, molto probabilmente hai trovato qualcuno con cui puoi parlare di orologeria per ore. È come riconoscere qualcuno che parla la tua stessa lingua.
IWS: Assolutamente. È qualcuno che riesce a cogliere non soltanto l’orologio, ma anche la cultura e la sensibilità che lo hanno generato.
Guido Terreni: Esattamente e non deve necessariamente essere un grande esperto di meccanica. Molte persone vengono attratte istintivamente da un certo stile, dalla qualità delle proporzioni, dalla cura dei dettagli o semplicemente dall’intelligenza di un progetto. Non è indispensabile conoscere ogni componente del movimento o sapere che cosa sia una ruota a colonne, non bisogna essere per forza dei watch nerd.
Il nostro concetto di lusso privato è molto più ampio. Riguarda persone che scelgono secondo la propria sensibilità, senza aspettare che sia qualcun altro a dire loro quale sarà l’orologio del momento. È un approccio guidato dalla curiosità, dalla cultura e da una naturale indipendenza di giudizio.
IWS: In fondo è proprio questa la forma più alta del collezionismo: riconoscere il valore di un oggetto prima che lo facciano tutti gli altri.
Guido Terreni: In inglese si dice forward thinking, ovvero pensare guardando avanti. Ma per poter guardare avanti bisogna sempre appoggiarsi all’esperienza e alla cultura. È proprio questo che permette di riconoscere qualcosa di autenticamente nuovo.
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