CHANEL J12: la storia dell’orologio che ha riscritto le regole della ceramica

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22 Luglio 2026
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Parigi, fine anni Novanta. L’orologeria sta vivendo un nuovo “rinascimento”. Dopo gli anni dominati dalla praticità del quarzo, la meccanica torna protagonista e gli orologi sportivi occupano progressivamente uno spazio sempre più centrale nel mercato. In questo scenario anche CHANEL decide di scrivere la propria pagina di storia. A guidarne la visione è Jacques Helleu, storico direttore artistico della Maison. La sua fonte d’ispirazione, però, non arriva dall’orologeria.

Arriva dal mare.

Ad affascinarlo sono le linee dei J-Class, gli iconici yacht da regata che, tra gli anni Trenta e Quaranta, hanno scritto alcune delle pagine più leggendarie della vela. Imbarcazioni progettate per coniugare velocità, equilibrio ed eleganza in un’unica forma. Helleu desidera trasferire proprio quella sintesi in un orologio: un oggetto essenziale, contemporaneo e immediatamente riconoscibile, capace di attraversare il tempo senza inseguire le mode.

Quando il CHANEL J12 viene presentato nel 2000, quella visione prende forma attorno a un materiale destinato a ridefinire l’identità della collezione: la ceramica. La scelta nasce dal design prima ancora che dalla tecnica. Helleu immagina un orologio costruito attorno a un unico materiale e a un unico colore, nel quale forme, superfici e proporzioni diventino il principale linguaggio espressivo.

Da allora il J12 evolve senza mai rinnegare la propria identità. La collezione cresce, introduce nuove dimensioni, complicazioni, movimenti di manifattura e inedite interpretazioni della ceramica, seguendo una filosofia rimasta immutata nel tempo: perfezionare il segnatempo senza alterarne l’essenza.

Ma come si costruisce un’icona destinata ad attraversare oltre venticinque anni senza perdere la propria identità? Per scoprirlo dobbiamo tornare all’inizio di questa storia e ripercorrere, una dopo l’altra, le tappe che hanno trasformato l’intuizione di Jacques Helleu in una delle collezioni più riconoscibili dell’orologeria contemporanea.

Le origini del CHANEL J12

Nel 2000 il CHANEL J12 fa il suo debutto incarnando con straordinaria coerenza la visione immaginata da Jacques Helleu. La prima referenza presenta una cassa da 38 mm, un movimento automatico e, soprattutto, introduce quello che sarebbe diventato il tratto più distintivo della collezione: una costruzione in ceramica nera altamente resistente. In un’epoca in cui questo materiale trovava applicazione quasi esclusivamente per lunette o componenti secondari, CHANEL sceglie di renderlo protagonista, utilizzandolo sia per cassa che bracciale e trasformandolo nel fulcro del progetto.

Carrure del J12 al termine del processo di stampaggio a iniezione, nel laboratorio della ceramica della Manifattura CHANEL in Svizzera | Credits: Chanel Horlogerie

Prima ancora che una scelta tecnica, la ceramica rappresenta una scelta creativa. Jacques Helleu desidera un orologio interamente nero, essenziale e monocromatico, nel quale forma e materiale coincidano perfettamente. Per dare concretezza a questa intuizione, CHANEL sviluppa negli anni un know-how proprietario nella lavorazione della ceramica, oggi interamente gestita all’interno della propria manifattura.

Forno di sinterizzazione, utilizzato per la cottura dei componenti in ceramica a temperature estremamente elevate e lucidatura delle casse del J12 | Credits: Chanel Horlogerie

Il processo comprende la selezione delle materie prime, lo stampaggio a iniezione, la sinterizzazione a oltre 1.300 °C, le lavorazioni meccaniche di precisione e la lucidatura finale, fasi che conferiscono al materiale la sua caratteristica profondità visiva e proprietà uniche: una durezza circa sette volte superiore a quella dell’acciaio, un peso inferiore di circa il 25%, un’elevata resistenza ai graffi, la totale stabilità cromatica e una sorprendente morbidezza al contatto con la pelle.

Assemblaggio del bracciale in ceramica del J12, nel laboratorio della ceramica della Manifattura CHANEL in Svizzera | Credits: Chanel Horlogerie

Anche il design introduce un linguaggio destinato a rimanere pressoché immutato nel tempo. La lunetta girevole con i caratteristici numeri incisi, il bracciale perfettamente integrato nella cassa, la corona impreziosita dal cabochon in ceramica e il quadrante essenziale definiscono una silhouette immediatamente riconoscibile.

L’iconico J12 | Credits: Chanel Horlogerie

Nel 2003 questa visione trova il suo naturale completamento con il J12 White. Ottenere una ceramica bianca intensa, uniforme e perfettamente stabile nel tempo richiede anni di ricerca e sviluppo, ma il risultato segna un nuovo punto di svolta per la collezione. Fedele al pensiero di Gabrielle Chanel: Il nero possiede tutto. Anche il bianco. La loro bellezza è assoluta, la Maison affianca al nero una seconda espressione della stessa idea progettuale, dimostrando come la ceramica possa diventare un autentico linguaggio creativo oltre che un materiale tecnico.

L’evoluzione del CHANEL J12: dalla nascita di un’icona alla costruzione di una collezione

La forza del progetto immaginato da Jacques Helleu emerge fin dai primi anni di vita del J12. Quello che nasce nel 2000 come un orologio costruito attorno alla ceramica si rivela ben presto una collezione creativa sorprendentemente versatile.

L’evoluzione della collezione J12 | Credits: Chanel Horlogerie

Le prime novità interessano soprattutto le funzionalità. Con il J12 Chronograph, presentato nel 2005, la collezione supera definitivamente i confini del classico tre lancette, dimostrando come il disegno originario possa accogliere una complicazione mantenendo inalterato il proprio equilibrio. La cassa cresce per ospitare il movimento cronografico, ma proporzioni, leggibilità e continuità delle superfici rimangono fedeli ai codici definiti da Helleu.

Nello stesso periodo prende forma anche una delle interpretazioni più originali della famiglia, il J12 Superleggera, ispirato al mondo delle competizioni automobilistiche. Il nome richiama la storica Carrozzeria Touring Superleggera e introduce nel linguaggio del J12 un’estetica più tecnica, ottenuta attraverso l’abbinamento tra ceramica e alluminio.

Questa capacità di adattarsi a nuove funzioni trova ulteriore conferma con il J12 GMT, presentato nel 2007. L’introduzione dell’indicazione del secondo fuso orario amplia la vocazione del modello, confermando la straordinaria flessibilità di un progetto capace di evolversi senza compromettere chiarezza di lettura ed equilibrio formale.

L’anno successivo segna invece una svolta destinata a influenzare il futuro della Maison. Con il J12 Calibro 3125, sviluppato insieme ad Audemars Piguet Renaud & Papi, CHANEL compie uno dei primi passi verso una propria identità tecnica. Basato sul celebre Calibro 3120 di Audemars Piguet e reinterpretato attraverso finiture dedicate e una massa oscillante esclusiva, il movimento viene alloggiato in una cassa da 42 mm in ceramica e oro, dimostrando come il J12 possa ormai confrontarsi con i più alti standard dell’orologeria.

Parallelamente si amplia anche la famiglia delle dimensioni. Accanto allo storico 38 mm, destinato a rimanere per molti anni il riferimento della collezione, CHANEL introduce progressivamente versioni da 33 mm29 mm e, più recentemente, 28 mm, animate, a seconda delle referenze, da movimenti automatici o al quarzo.

Nel volgere di pochi anni il J12 smette così di essere un singolo modello per trasformarsi in una vera collezione. Le complicazioni ne ampliano le possibilità d’impiego, i nuovi diametri ne estendono il pubblico e il Calibre 3125 inaugura un percorso che porterà CHANEL a sviluppare una propria visione della meccanica. Tutto questo avviene senza modificare gli elementi che fin dal 2000 ne definiscono il carattere: la lunetta con i numeri incisi, il bracciale perfettamente integrato, la corona con cabochon in ceramica e quella continuità tra forma e materiale che rappresenta ancora oggi l’essenza del J12.

Dalla sperimentazione alla maturità

Consolidata la propria identità, il J12 entra in una nuova fase della sua evoluzione. Se fino a quel momento CHANEL ne aveva ampliato soprattutto le funzionalità e la gamma di dimensioni, il decennio successivo diventa il terreno di una ricerca sempre più profonda su materiali, design e meccanica.

Il primo esempio è il J12 Marine, presentato nel 2010. Pur conservando i codici estetici della collezione, introduce una personalità più tecnica attraverso una costruzione della cassa rivista, il cinturino in caucciù, un quadrante progettato per privilegiare la leggibilità e un’impermeabilità portata fino a 300 metri. Più che una semplice variante sportiva, il Marine rappresenta il ritorno più esplicito alle origini del progetto, riaffermando il legame con l’universo nautico e con quei J-Class che avevano ispirato Jacques Helleu fin dal principio.

L’anno successivo la ricerca si concentra nuovamente sulla materia che aveva dato origine al J12. Con il J12 Chromatic, CHANEL introduce una speciale Titanium Ceramic, una formulazione esclusiva capace di conferire alla ceramica una sofisticata tonalità grigio titanio dai riflessi metallici.

La ricerca prosegue nel 2013 con il J12 Phantom, una delle interpretazioni più essenziali dell’intera collezione. Indici, numeri della lunetta e quadrante condividono la stessa tonalità della cassa, riducendo il contrasto cromatico al minimo. La leggibilità viene affidata ai volumi, ai rilievi e alle diverse finiture, dando vita a un autentico esercizio di sottrazione.

Tra le evoluzioni meno celebrate, ma più significative sotto il profilo progettuale, merita una menzione il J12-365, presentato nel 2016. Rappresenta un vero studio sull’evoluzione del design: la cassa da 36,5 mm, la lunetta più sottile, le nuove anse e il bracciale completamente ridisegnato anticipano molte delle soluzioni che verranno sviluppate sul J12 contemporaneo.

Nello stesso periodo prosegue anche il percorso di crescita sul fronte meccanico. Dopo l’esperienza maturata con il Calibre 3125, CHANEL continua a investire nello sviluppo della propria competenza orologiera, una strategia che culminerà successivamente nella partecipazione alla manifattura Kenissi, destinata a diventare un partner fondamentale nello sviluppo dei movimenti della Maison.

Calibre 3 | Credits: Chanel Horlogerie

Una tappa decisiva arriva nel 2017 con la presentazione del Calibre 3, il primo movimento di manifattura concepito da CHANEL per l’Alta Orologeria. La sua struttura, costruita attorno a ponti che richiamano la geometria di un cerchio perfetto, ridefinisce il ruolo stesso del movimento all’interno dell’orologio. Per la prima volta la meccanica non rappresenta soltanto il cuore tecnico della creazione, ma diventa parte integrante della sua espressione estetica. È una filosofia progettuale destinata a influenzare tutte le successive generazioni di calibri CHANEL e che troverà la propria piena maturità nel grande rinnovamento del J12 del 2019.

Il J12 contemporaneo

Se il Calibro 3 segna una tappa fondamentale nel percorso di CHANEL verso una piena maturità meccanica, il 2019 rappresenta il momento più significativo nell’evoluzione del J12 dalla sua introduzione nel 2000. A quasi vent’anni dal debutto della collezione, la Maison affida ad Arnaud Chastaingt, Direttore del CHANEL Watch Creation Studio, il compito più delicato: reinterpretare l’icona.

Il risultato è un esercizio di design tanto discreto quanto profondo. A un primo sguardo il nuovo J12 appare pressoché identico al modello originale, ma ogni dettaglio viene ripensato per raggiungere un equilibrio ancora più raffinato. CHANEL riprogetta circa il 70% dei componenti dell’orologio: la lunetta viene assottigliata per ampliare l’apertura del quadrante, gli indici acquistano maggiore presenza, la corona viene ridisegnata, la carrure assume proporzioni più tese e il bracciale viene completamente ridisegnato per migliorare continuità visiva ed ergonomia.

La trasformazione più significativa, tuttavia, si trova all’interno della cassa. Debutta infatti il Calibro 12.1, movimento automatico prodotto dalla manifattura Kenissi, di cui CHANEL detiene il 20% (per movimenti e componenti di alta gamma). Certificato cronometro dal COSC, offre una riserva di carica di circa 70 ore ed è visibile attraverso il fondello in vetro zaffiro, dove la massa oscillante circolare scheletrata, disegnata da Arnaud Chastaingt, diventa una vera firma estetica dell’orologeria CHANEL.

Il movimento Calibro 12.1 incassato all’interno del J12. Movimento meccanico a carica automatica. Funzioni: ore, minuti e secondi al centro, arresto dei secondi durante la regolazione dell’ora, datario con correzione rapida e correzione completa. Riserva di carica: circa 70 ore. Numero di componenti: 191. Numero di rubini: 28. Frequenza: 28.800 alternanze/ora (4 Hz). Organo motore: bariletto singolo con molla a slittamento. Platina e ponti: in ottone rodiato con finiture satinate lineari, perlage circolare (snailing) e angoli lucidati a diamante. Massa oscillante: in tungsteno montata su cuscinetti a sfere, con finitura satinata circolare e sabbiata. Bilanciere: a inerzia variabile con sistema antiurto. Cronometro certificato COSC (Contrôle Officiel Suisse des Chronomètres) | Credits: Chanel Horlogerie

L’evoluzione prosegue con il Calibro 12.2. Prodotto anch’esso da Kenissi e certificato cronometro dal COSC, conserva la struttura e la filosofia costruttiva del Calibro 12.1 in un formato più compatto, offrendo una riserva di carica di circa 50 ore. Il suo arrivo segna un passaggio importante nella storia della collezione: anche le versioni di dimensioni più contenute possono ora contare su un movimento di manifattura progettato specificamente per le proporzioni della cassa.

Il percorso verso l’Alta Orologeria raggiunge un nuovo traguardo nel 2022 con il J12 Diamond Tourbillon Calibre 5. Primo tourbillon volante sviluppato internamente da CHANEL, integra un diamante taglio brillante al centro della gabbia rotante, trasformando una pietra preziosa in un elemento dinamico della complicazione. Una soluzione che sintetizza perfettamente le due anime della Maison, quella orologiera e quella dell’Alta Gioielleria, senza che una prevalga sull’altra.

Calibre 5 | Credits: Chanel Horlogerie

Dopo venticinque anni scanditi dal nero e dal bianco, il 2025 apre un nuovo capitolo nella storia del J12. Nasce il J12 Bleu, frutto di cinque anni di ricerca e sviluppo condotti dalla manifattura per ottenere una ceramica blu opaca capace di conservare inalterate tutte le proprietà che hanno reso celebre questo materiale: resistenza ai graffi, stabilità cromatica, leggerezza e comfort al polso. Il blu, presente nel vocabolario creativo di Gabrielle Chanel fin dalle prime creazioni in jersey del 1914, diventa così il terzo colore identitario della collezione.

Le novità del 2026

Le novità presentate da CHANEL a Watches and Wonders Geneva 2026 aprono una nuova fase nella storia del J12, intervenendo sui due pilastri che oggi ne definiscono l’identità. Da una parte, il J12 Calibro 12.1 da 38 mm accoglie stabilmente il nuovo J12 Bleu, trasformando quella che nel 2025 era nata come una serie di creazioni celebrative nel terzo colore permanente della collezione. Dall’altra debutta l’inedita famiglia J12 da 28 mm, attraverso la quale CHANEL esplora il linguaggio del J12 da una prospettiva diversa: quella delle proporzioni.

Il nuovo J12 Bleu nelle versioni 38 e 33 mm | Credits: Chanel Horlogerie

La prima grande novità riguarda la ceramica. Con l’ingresso del J12 Bleu nella collezione permanente, il nero e il bianco vengono affiancati da una terza espressione di questo materiale, frutto di cinque anni di ricerca. Se la ceramica nera lucida esalta profondità e carattere, mentre quella bianca valorizza volumi e curvature, la nuova finitura blu opaca assorbe la luce, restituendo una tonalità intensa e cangiante che CHANEL sintetizza in una sorta di motto: “Too blue to be black. Too black to be blue.” Il Bleu entra così stabilmente in collezione con il 38 mm Calibro 12.1 e 33 mm Calibro 12.2, completando l’identità del J12 senza alterarne il design.

Il nuovo J12 nelle versioni 28 mm | Credits: Chanel Horlogerie

Se il Bleu racconta l’evoluzione della ceramica, il J12 da 28 mm sposta l’attenzione sulle proporzioni. Con una cassa di 28 mm, uno spessore di appena 8,8 mm e un’impermeabilità fino a 30 metri, conserva tutti gli elementi che rendono il J12 immediatamente riconoscibile, dimostrando come l’identità di un progetto risieda nell’equilibrio delle sue proporzioni più che nelle sue dimensioni.

Il nuovo J12 nelle versioni 28 mm | Credits: Chanel Horlogerie

Questa stessa filosofia si ritrova nella costruzione dei due modelli. Nel 38 mm, la cassa combina ceramica altamente resistente e acciaio lucidato, mentre il vetro zaffiro leggermente bombato accompagna la silhouette senza interromperne la continuità. Anche la corona a vite con il caratteristico cabochon in ceramica si integra con naturalezza nella carrure, contribuendo a quella sensazione di compattezza che accompagna il J12 fin dal suo debutto. Sul 28 mm, gli stessi principi vengono reinterpretati su una scala diversa: l’architettura resta fedele all’originale, ma ogni componente è stato ridisegnato per adattarsi alle nuove proporzioni.

Dettaglio della lunetta sui nuovi J12 nelle versioni 28 mm | Credits: Chanel Horlogerie

Lo stesso approccio si ritrova nella lunetta, uno dei tratti più distintivi del J12. Sul 38 mm mantiene l’anello in ceramica con numeri incisi, valorizzato dal restyling del 2019 che ne ha assottigliato il profilo, ampliando al tempo stesso l’apertura del quadrante. Nel 28 mm, invece, il rapporto tra lunetta, quadrante e cassa viene completamente ricalibrato, così da preservare l’equilibrio visivo che caratterizza la collezione anche in una dimensione più compatta.

Dettaglio del quadrante sui nuovi J12 nelle versioni 38 e 28 mm | Credits: Chanel Horlogerie

Anche il quadrante riflette la stessa filosofia progettuale. Nel 38 mm, i numeri arabi in ceramica, le lancette a bastone scheletrate e la finestra della data a ore 4:30 compongono un insieme ormai diventato uno dei codici estetici del J12 contemporaneo. Il 28 mm segue invece un approccio ancora più essenziale e nei quadranti laccati coordinati alla cassa, per esaltarne l’equilibrio, scompare il datario.

Dettaglio del bracciale e tripla chiusura déployante brevettata | Credits: Chanel Horlogerie

Lo stesso livello di cura caratterizza il bracciale integrato, da sempre uno degli elementi più sofisticati del progetto. Sia sul 38 mm sia sul 28 mm, ogni maglia in ceramica viene lavorata, lucidata e controllata singolarmente prima dell’assemblaggio, così da garantire una perfetta continuità visiva con la cassa. Completa il tutto la caratteristica tripla chiusura déployante in acciaio, progettata per integrarsi quasi completamente una volta chiusa.

Il nuovo J12 Bleu nella versione 38 mm | Credits: Chanel Horlogerie

Le differenze si concentrano invece sul movimento. Il 38 mm è animato dal Calibro 12.1, movimento automatico di manifattura certificato cronometro dal COSC, composto da 191 componenti28 rubini, con una frequenza di 28.800 alternanze/ora e una riserva di carica di circa 70 ore. Attraverso il fondello in vetro zaffiro è inoltre possibile ammirare la caratteristica massa oscillante circolare firmata da Arnaud Chastaingt. Per il 28 mm, CHANEL adotta invece un movimento al quarzo ad alta precisione, una scelta pienamente coerente con la filosofia del progetto e con le proporzioni dell’orologio.

Il nuovo J12 nella versione 28 mm | Credits: Chanel Horlogerie

Il 28 mm debutta con una collezione articolata. Alle referenze in ceramica altamente resistente nera (H10132) e bianca (H10133) si affianca il J12 Golden Black 28 mm (H11057), che combina la ceramica nera opaca con dettagli placcati in oro giallo. Completa la collezione la spettacolare interpretazione J12 Diamonds, nelle quali 628 diamanti taglio baguette, per oltre 16 carati, trasformano il 28 mm in una delle espressioni più raffinate dell’Alta Gioielleria firmata CHANEL.

Il nuovo J12 nelle versioni 28 mm “Golden Black” e “Diamonds” | Credits: Chanel Horlogerie

Un impegno che va oltre il J12

La storia del J12 racconta soltanto una parte del percorso intrapreso da CHANEL nell’orologeria. Parallelamente allo sviluppo della sua collezione più iconica, la Maison ha costruito nel tempo un patrimonio di competenze industriali, manifatturiere e meccaniche che oggi rappresenta uno dei pilastri della propria identità orologiera.

Il primo passo risale al 1993, con l’acquisizione della manifattura G&F Châtelain di La Chaux-de-Fonds, oggi CHANEL Watch Manufacture. È qui che, nel corso degli anni, la Maison ha progressivamente concentrato competenze sempre più ampie: dalla lavorazione della ceramica all’assemblaggio degli orologi, fino allo sviluppo delle proprie creazioni di Alta Orologeria e dei movimenti di manifattura.

Negli anni successivi questo percorso si è ampliato attraverso una serie di partecipazioni in alcune delle realtà più autorevoli dell’orologeria indipendente. L’ingresso nel capitale di Bell & Ross nel 1998, seguito dall’investimento in Romain Gauthier nel 2011, dalle partecipazioni in F.P. Journe e Kenissi nel 2018 e, più recentemente, in MB&F nel 2024, racconta una visione costruita con continuità nel corso di oltre trent’anni.

Osservate nel loro insieme, queste operazioni rivelano un approccio preciso. CHANEL ha scelto di affiancare manifatture accomunate da una forte cultura tecnica e da una spiccata identità creativa, contribuendo al loro sviluppo nel pieno rispetto della loro autonomia. Un modello di collaborazione che ha permesso alla Maison di arricchire il proprio ecosistema orologiero, favorendo al tempo stesso la crescita di alcune tra le realtà più innovative dell’alta orologeria contemporanea.

Le nostre osservazioni

Dopo aver ripercorso oltre venticinque anni di storia, una cosa appare evidente. Il J12 è uno di quegli orologi che tutti riconoscono al primo sguardo, ma la cui complessità emerge soltanto quando ci si ferma a osservarlo più da vicino.

Dietro una linea rimasta sorprendentemente fedele a sé stessa convivono ricerca sui materiali, cultura del design, sviluppo meccanico e una visione dell’orologeria costruita con pazienza nel corso di oltre tre decenni. Nulla è rimasto immobile.

È forse questa la qualità più difficile da raggiungere: evolvere con naturalezza, fino al punto in cui ogni nuova generazione del J12 sembra essere sempre esistita. Il Black, il White, il più recente Bleu, i movimenti di manifattura, le complicazioni e le creazioni di Alta Orologeria appartengono tutti allo stesso racconto. Cambiano i dettagli, rimane la stessa idea.

Il J12 non è diventato un riferimento dell’orologeria contemporanea per una singola innovazione o per una referenza in particolare. Lo è diventato grazie a una straordinaria continuità, capace di accompagnare ogni evoluzione senza mai perdere il legame con l’intuizione da cui tutto è iniziato.

La prossima volta che vi capiterà di osservare un J12, provate a farlo con uno sguardo diverso. Andate oltre il nero, il bianco o il blu. Oltre la ceramica, il movimento o le specifiche tecniche. Guardate l’insieme.

Perché è proprio lì, nell’armonia tra ogni singolo dettaglio, che continua a vivere l’idea immaginata da Jacques Helleu alla fine degli anni Novanta. Ed è probabilmente questo il motivo per cui, ventisei anni dopo, il J12 continua a dare la stessa sensazione del primo giorno: quella di un orologio che sembra essere sempre esistito.


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