“L’arte non evolve mai, ma la materia dell’arte non è mai del tutto la stessa”. Recitava il poeta Thomas Stearns Eliot in Tradition and the individual talent nel lontano 1919.
Un passaggio che, pur nella sua natura profondamente metaforica, sembra restituire con straordinaria precisione il nucleo del lavoro di Fabrizio Buonamassa Stigliani, direttore del Watch Design Center di Bulgari. Poiché il design, nella sua espressione più alta, difficilmente coincide con la mera invenzione del nuovo; esso si manifesta piuttosto in quella “sfida” più sottile e complessa che consiste nel riformulare incessantemente i confini di un linguaggio e di un oggetto.
Lo abbiamo incontrato nel cuore del Watches and Wonders e ne è nata una conversazione che attraversa alcune delle tappe più significative del suo percorso: dall’Octo Finissimo 37 millimetri, manifesto assoluto di una nuova grammatica estetica e tecnica, fino al Giappone e alle straordinarie collaborazioni con Tadao Ando, Kazuyo Sejima e Lee Ufan.
Ciò che emerge è anche il nostro tentativo di entrare nei luoghi meno visibili del design: il processo creativo, quel wireframe mentale che precede ogni intuizione, il rapporto con il tempo e quella sottile ma potentissima influenza dello Zeitgeist tedesco nella progettazione.
L’intervista con Fabrizio Buonamassa Stigliani
IWS: Parliamo di una delle novità più attese di questo Watches and Wonders 2026, l’Octo Finissimo 37 mm. Quali sono state le principali sfide nel ripensare una delle icone più riconoscibili dell’orologeria contemporanea?
Fabrizio Buonamassa Stigliani: Le sfide tecniche sono state principalmente due. La prima era realizzare un movimento più piccolo, mantenendo pressoché lo stesso spessore, ma con il 20% di volume in meno e il 20% in più di riserva di carica. Siamo passati da 50 a 73 ore, un risultato che ha richiesto una completa reingegnerizzazione del bariletto, ripensato per essere molto più efficiente nello sfruttamento dello spazio interno. Questo ci ha permesso di inserire una molla più grande. Del movimento precedente restano soltanto il microrotore in platino e il bilanciere: tutto il resto cambia, dall’architettura alle finiture, dall’anglage alle performance.


Il nuovo calibro BVF 100 decorato a mano con finiture côtes de Genève, anglage e perlage, riserva di carica di 72 ore e frequenza 21.600 VpH (3 Hz) | Credits: Bulgari
Tutti i modelli da 37 mm adottano ora la corona a vite. Siamo partiti analizzando diverse dimensioni: 36, 37, 38 e 39 mm. Gli ultimi due li abbiamo esclusi subito, perché troppo vicini al 40 mm. Il 36, invece, si è rivelato incompatibile con le performance che volevamo ottenere: semplicemente, non c’era abbastanza spazio per far convivere tutto nel modo corretto.
Abbiamo comunque realizzato delle maquette in 36 mm e il risultato ci ha subito dato una sensazione molto precisa: troppo piccolo per un uomo e ancora troppo grande per una donna.
Questo è probabilmente l’orologio più facile da sbagliare. È estremamente riconoscibile, c’era una forte aspettativa e tutti ce lo chiedevano. Fare un orologio percepito come troppo piccolo dal pubblico maschile e comunque troppo grande da quello femminile avrebbe significato rimanere in quella terra di mezzo che, nel design, è sempre rischiosa. Per questo abbiamo scelto di privilegiare una misura chiaramente pensata per l’uomo. Il 37 mm, per noi, rappresentava il punto di equilibrio perfetto, sia sul piano estetico sia su quello tecnico.

Dettaglio della nuova cassa da 37 millimetri | Credits: Bulgari
Accanto ai vincoli meccanici, ci sono stati molti vincoli estetici. La cassa è nuova, il bracciale è completamente nuovo, e anche la chiusura ha rappresentato una sfida enorme. Una delle nostre ossessioni era renderla completamente invisibile all’interno del bracciale. Quando abbiamo deciso di introdurre i pulsanti di apertura, volevamo che fossero quasi impercettibili. Solo per sviluppare questa chiusura abbiamo impiegato un anno, cercando di mantenerla il più possibile vicina allo spessore di quella del 40 mm.
Anche il bracciale è stato ripensato integralmente. Oggi ogni maglia è composta da due componenti distinti: questo non serve soltanto a ottenere una finitura perfetta tra satinato e lucido, ma apre anche alla possibilità futura di sviluppare bracciali in doppio materiale.


Dettagli costruttivi del nuovo bracciale e chiusura | Credits: Bulgari
La cassa è leggermente più spessa, ma qui non eravamo più ossessionati dal record. Con il 40 mm e con l’Ultra abbiamo già conquistato quasi tutti i record possibili. Questa volta il focus era diverso: volevamo costruire un orologio più versatile.
Per questo il quadrante è spesso quasi il doppio rispetto a quello del 40 mm. Sul 40, lo spessore limitava fortemente ogni possibilità di lavorazione oltre l’essenziale. Cambiare colori, finiture o materiali risultava molto più complesso. Con un quadrante più spesso, invece, si aprono nuove strade: quadranti pavé, quadranti in pietra e molte altre interpretazioni.
In sostanza, abbiamo lavorato per costruire una piattaforma completamente nuova, pur rimanendo pienamente fedeli ai codici estetici dell’Octo Finissimo.
Sì, è leggermente più spesso. E forse appare ancora più spesso proprio perché è più piccolo. Quando li si osserva fianco a fianco, il 40 mm sembra quasi più sottile per via della sua maggiore ampiezza. Ma alla fine lo spessore resta pienamente coerente con ciò che possiamo ancora definire Finissimo.

Octo Finissimo 40 & 37 millimetri a confronto | Credits: Bulgari
La lunetta è leggermente più spessa, soprattutto per via del quadrante, ma nel complesso i due orologi restano molto vicini in termini di proporzioni. Questi erano alcuni dei vincoli principali nel tentativo di renderlo diverso, pur preservando ciò che rende immediatamente riconoscibile l’Octo Finissimo: il design, l’identità e le sue proporzioni.
IWS: Quali difficoltà e quali limiti tecnico-stilistici avete dovuto superare nello sviluppo del nuovo Octo Finissimo Ultra Tourbillon Platinum?
Fabrizio Buonamassa Stigliani: In quel caso è un po’ come progettare una macchina di Formula 1. Si lavora sul grammo… anzi, nemmeno sul grammo: si lavora sul decimo di grammo.
Anche modificare semplicemente il materiale di un componente che conosci bene, già ingegnerizzato e perfettamente validato, può comportare un’enorme quantità di lavoro. La mainplate resta in carburo di tungsteno, mentre tutto ciò che la circonda è realizzato in platino. Il quadrante, che in realtà non esiste nel senso tradizionale del termine, coincide direttamente con i ponti del movimento, eseguiti in PVD blu.


Octo Finissimo Ultra, dettagli del quadrante e relative complicazioni | Credits: Bulgari
Ed è stato proprio questo uno dei punti più delicati del progetto. Quando si applica un trattamento PVD, si introduce inevitabilmente anche uno spessore aggiuntivo e non volevamo correre il rischio che il movimento potesse bloccarsi proprio a causa di quella tolleranza minima.
Abbiamo eseguito moltissimi test. È stato un processo lungo, complesso, estremamente meticoloso. Alla fine, però, siamo riusciti a ottenere un bracciale in platino, una cassa in platino e questi ponti blu, mantenendo intatta tutta l’integrità meccanica del progetto. Può sembrare qualcosa di semplice a prima vista, ma in un contesto come questo rappresenta un livello di complessità straordinario.
IWS: Considerando che quest’anno non sono stati stabiliti nuovi record, come si sta evolvendo la strategia di Bulgari e quali saranno i prossimi passi in termini di innovazione e posizionamento? Come si tradurrà tutto questo nelle future collezioni?
Fabrizio Buonamassa Stigliani: Il 40 mm è ancora in catalogo e continuerà a esserlo. È l’orologio che utilizziamo, insieme all’Ultra, come piattaforma di advanced research and development.
L’Ultra, in un certo senso, è il nostro concept watch: un orologio estremo, ma pensato per essere indossato ogni giorno. E come spesso accade quando si lavora agli estremi, parte di quell’esperienza finisce poi per trasferirsi sugli orologi di utilizzo più quotidiano.
Anche il Piccolissimo, che è grande quanto il rotore di un Octo Finissimo, per noi ha rappresentato un enorme momento di apprendimento. Parliamo di uno dei più piccoli movimenti automatici femminili oggi presenti sul mercato.

Il calibro BVL100 Piccolissimo che costituisce, con il suo micromovimento meccanico a carica manuale composto da 102 componenti, un nuovo traguardo della miniaturizzazione orologiera | Credits: Bulgari
Da tutto questo percorso che nasce l’Octo Finissimo 37 mm. Il 37 non è l’orologio dei record. È l’orologio che nasce da quindici anni di ricerca ossessiva. Pensate, riuscire in appena tre anni a sviluppare un movimento più piccolo del precedente, con una riserva di carica superiore, è qualcosa che senza il 40 mm, senza il Piccolissimo e senza l’Ultra non sarebbe mai stato possibile.
Quindi sì, è un orologio che nasce dalla sfida. Ma non è un orologio che vuole rompere le regole. Vuole ampliare il linguaggio dell’Octo. Vuole essere più facile da indossare. Vuole anche trasmettere una sensazione diversa: meno estrema.
Perché esiste ancora, soprattutto presso chi è meno addentro all’orologeria, questa percezione secondo cui un orologio sottile sia inevitabilmente fragile. Negli anni Settanta era spesso così: mettevi al polso un ultrapiatto e il vetro poteva saltare via, perché le casse non erano progettate con le tecnologie di oggi.
Io porto un Octo Finissimo 40 mm da quando esiste. Guido la moto, mi è caduto due volte, ci faccio il bagno e non è mai successo nulla. Abbiamo clienti che indossano anche l’Octo Finissimo Ultra ogni giorno, vivendo una vita assolutamente normale.
Quando mi propongono una soluzione tecnica per l’Ultra, la prima domanda che faccio è sempre la stessa: posso usarlo tutti i giorni? Se la risposta è no, allora non mi interessa. Se la risposta è sì, si va avanti.
Io non voglio un orologio da vetrina, voglio un orologio da indossare. Perché, da designer, se non posso vivere davvero un oggetto, è come se quell’oggetto non esistesse.
IWS: Quindi questa sarà la direzione che possiamo aspettarci per il futuro?
Fabrizio Buonamassa Stigliani: Il 37 mm affianca il 40 mm, che resta e continuerà a restare centrale. Anche perché sul 40 abbiamo ancora movimenti e complicazioni molto importanti.
Ancora oggi, per esempio, il Perpetual Calendar vive sul 40 mm. Molte delle complicazioni restano lì, così come molte collaborazioni, perché quella dimensione offre più materia, più superficie, più spazio per esprimere arte, design e dialogo creativo.
Il 37 mm, invece, ha un ruolo diverso. È un orologio con una vocazione più ampia, più trasversale, se vogliamo anche più mainstream, tra virgolette. Molti clienti, ma soprattutto molte ragazze e molte donne, quando lo hanno visto hanno detto subito: finalmente lo posso mettere.

Octo Finissimo 37 millimetri, raccolta di tavole sui dettagli tecnico-costruttivi | Credits: Bulgari
E per noi questa è stata una risposta molto importante, perché esiste ancora una parte significativa del mercato femminile composta da donne che amano indossare orologi maschili (quelli del marito, del compagno, oppure semplicemente orologi da uomo) perché ricercano quella fisicità e quella presenza al polso.
Noi siamo molto felici di vedere che gli orologi stanno tornando a dimensioni più autentiche, più vicine all’idea stessa di orologio. E soprattutto, per noi, questa è una piattaforma che possiede una versatilità che il 40 mm non aveva. Il 40 mm era un orologio estremo ed eravamo fortemente limitati: lo spessore del quadrante, l’impossibilità di sviluppare un bracciale bicolore, e molte altre soluzioni che semplicemente non potevamo permetterci. Qui, invece, abbiamo molta più libertà.
IWS: Volevo riallacciarmi al tema delle collaborazioni. Da appassionato di architettura giapponese, ho trovato particolarmente straordinarie quelle sviluppate con Tadao Ando e Kazuyo Sejima, capaci di tradurre in maniera quasi poetica il dialogo tra due forme d’arte e, soprattutto, tra due diversi modi di pensare lo spazio e il tempo
Da parte tua esiste ancora la volontà di continuare a esplorare questa direzione, magari insieme ad altri artisti o architetti?
Fabrizio Buonamassa Stigliani: Le collaborazioni sono sempre complesse. Voi vedete solo quelle che arrivano alla fine, ma dietro ce ne sono moltissime che iniziano e poi si interrompono.
Lavoriamo con marchi, architetti, artisti. L’ultima, quella con Lee Ufan, per me è stata particolarmente interessante. Al di là del fatto che lui sia una persona straordinaria, ed è anche molto amico di Tadao Ando, in quel caso siamo riusciti a fare qualcosa che andava oltre il semplice quadrante. C’è stato un vero lavoro fisico sulla materia.

Octo Finissimo 40 millimetri in collaborazione con Lee Ufan | Credits: Bulgari
Con Tadao, invece, è stata anche un’esperienza personale incredibile, perché per me è sempre stato un riferimento assoluto. Ovviamente è una persona molto impegnata, e il processo è stato complesso.
A un certo punto è sparito per sei mesi, poi è tornato con l’idea della spirale. Pensate, era rimasto affascinato dalla prima immagine scattata dalla NASA di un buco nero ed è da lì che nasce questa spirale costruita attorno ai pochi elementi rimasti sul quadrante: il 12, il 6, il logo.
Quando ho visto il disegno, la mia reazione è stata immediata: togliamo tutto. Abbiamo tolto il logo, tolto gli indici, tolto veramente tutto.

Serie Octo Finissimo 40 millimetri in collaborazione con Tadao Ando | Credits: Bulgari
E lui è rimasto molto sorpreso ma io lo ero ancora di più davanti a quell’idea. L’ho trovata immediatamente potentissima anche perché, in quel momento, l’Octo Finissimo era riconosciuto come uno degli orologi più sottili del mercato, e lì si ritrovava a raccontare una delle cose più grandi dell’universo.
Questo cortocircuito concettuale mi sembrava straordinario. Quando abbiamo ricevuto il disegno definitivo, ho pensato subito: ok, qui stiamo scrivendo la storia. E poi c’è quel dettaglio meraviglioso: il centro della spirale non è perfettamente centrato, è leggermente decentrato.
Il secondo orologio, per me, è uno dei rarissimi casi in cui il secondo capitolo è persino più bello del primo, perché lì compare questa sorta di spicchio di luna.

2a edizione dell’Octo Finissimo 40 millimetri in collaborazione con Tadao Ando | Credits: Bulgari
Io gli chiesi: cos’è? E lui mi rispose: “Sei arrivato alla fine del buco nero e stai iniziando a vedere la luce.” Quella luna, in un certo senso, è come un giardino giapponese racchiuso dentro un orologio e devo dire che è uno degli eccezionali momenti in cui siamo intervenuti pochissimo: ci siamo limitati a tradurre un’idea che era già fortissima.
IWS: E invece, sul piano personale, esiste una collaborazione che sogni? Un architetto, un artista o un designer con cui vorresti lavorare?
Fabrizio Buonamassa Stigliani: Per me è complicato. Ogni volta mi attivo soltanto quando esiste un’opportunità concreta. Se dovessi scegliere un architetto, un artista o un designer, farei fatica. Ce ne sono tanti che mi interessano e che ammiro, ma c’è sempre qualcosa che, in qualche modo, non è completamente allineato.
Il mio cervello funziona diversamente: io ho bisogno di un input, di un problema da risolvere. Il tema libero lo trovo noioso. Se mi dici fai quello che vuoi, io davvero non saprei da dove partire. Ma se mi dai un vincolo, un punto di partenza, allora si accende qualcosa. È lì che succede tutto.
È un po’ come stare in vacanza. Per me è probabilmente il momento più noioso, perché dopo un’ora mi annoio, mi fermo. È quasi una sorta di morte cerebrale.
Quindi no, non ho miti o sogni particolari anche perché, arrivato a questo punto della vita, penso che sia meglio non incontrare mai davvero i propri miti. Molto spesso si finisce per restarne delusi e le aspettative sono un problema enorme.
Mi piace essere sorpreso. Quando arriva un’opportunità, allora cerco di capire se abbia davvero senso per il marchio oppure no. Sai alla fine parte sempre tutto da lì: da un’idea.
IWS: E con Maximilian Büsser, il fondatore di MB&F?
Fabrizio Buonamassa Stigliani: Con Max è stato diverso. L’ultima collaborazione che abbiamo realizzato insieme, quella sul Serpenti, è nata letteralmente da un messaggio su WhatsApp. Gli scrissi: Max, ho un’idea. Ti mando un disegno e lui mi rispose subito: Fantastico, dobbiamo farlo.

Fabrizio Buonamassa Stigliani e la raccolta di tavole dedicate al Serpenti in collaborazione con MB&F | Credits: Bulgari
Io avevo questa ossessione da tempo: creare un Serpenti da uomo. Per noi il Serpenti è un simbolo fortissimo della maison, ma allo stesso tempo siamo sempre stati molto attenti a non sovrapporre troppo i linguaggi. Ci sono voluti anni per essere riconosciuti con autorevolezza anche dal pubblico maschile nel mondo dell’orologeria, e quindi portare il Serpenti in quella direzione resta ancora oggi un’operazione delicata.
Se prendi semplicemente un Tubogas e lo fai più grande, non funziona. Diventa quasi banale. Ce lo avevano chiesto diverse volte, ma io ho sempre pensato che si potesse fare solo trovando una strada diversa, qualcosa di meno prevedibile.
Da lì ho iniziato a ragionare sugli occhi del serpente, che per noi sono un elemento simbolico fondamentale. Mi sono chiesto: se tolgo le pietre dagli occhi, cosa succede? Ed è lì che mi è venuto in mente il Bulldog di Max. Mi serviva un movimento che potesse funzionare con quella logica, e siamo partiti da lì. Ma poi lo abbiamo completamente ridisegnato. Di quel movimento, nell’orologio finale, è rimasto davvero pochissimo.

Raccolta di tavole sui dettagli tecnico-costruttivi del Serpenti in collaborazione con MB&F | Credits: Bulgari
Quando ho trovato l’idea giusta, gli ho mandato il disegno. Avevo passato una settimana intera a fare schizzi e da quel momento sono passati letteralmente tre anni prima di arrivare all’orologio finito.
E devo dire che loro sono incredibilmente precisi, estremamente rigorosi nella progettazione. Lavorare con Max è molto diretto. A volte mi chiamava e mi diceva: secondo me non sei convinto e spesso aveva ragione, c’erano proporzioni che non mi tornavano. Allora riguardavamo tutto, rimettevamo mano al progetto e ricominciavamo. Tutto questo è il bello.
IWS: Mi incuriosisce molto il tuo iter creativo. Mi raccontavi prima di questo approccio così legato all’input, al vincolo che innesca il processo. Come avviene il passaggio dall’idea al disegno? Come traduci quell’input attraverso la mano e attraverso tutto il tuo archivio mentale?
Fabrizio Buonamassa Stigliani: Ancora oggi, in parte, resta un mistero. Il mio cervello funziona molto per immagini, come credo accada a molti designer. A volte un’idea nasce da un’emozione, da un profumo, da una sensazione. Ma subito dopo succede qualcosa.
È come se nel cervello si aprisse una sorta di pop-up, come quei vecchi archivi fatti di grandi cassettoni pieni di cartelle, dove vai a cercare qualcosa di preciso. Funziona così: si apre questo archivio mentale, e da lì parte un processo di sketch estremamente frenetico.
Può durare giorni. Ci sono momenti in cui arrivo a fare anche 150 disegni, perché quella è la vera ricerca. È lì che cerchi la forma perfetta in relazione all’idea che hai in testa: proporzioni, equilibrio, presenza, volumi. Disegno continuamente, da tutte le angolazioni, perché il mio cervello lavora quasi come un wireframe tridimensionale.

Fabrizio Buonamassa Stigliani e la raccolta di tavole sui dettagli dell’Octo Finissimo Ultra | Credits: Bulgari
Riesco a vedere un oggetto che ancora non esiste in maniera molto precisa. Posso disassemblarlo mentalmente, entrarci dentro, guardare una vite dal basso, capire cosa c’è attorno, poi ruotarlo e osservarlo dall’alto. Lo vedo davvero in tre dimensioni.
Dopo questa fase molto intensa di disegno a mano libera, inizio a trovare una direzione. Di solito mi ritrovo con fogli ovunque, spesso anche per terra, perché sul tavolo non ci stanno più. A quel punto seleziono magari due o tre sketch: uno dell’inizio, uno intermedio, uno più vicino alla fine. E comincio a lavorare su quelli.

Fabrizio Buonamassa Stigliani e la raccolta di tavole sui dettagli dell’Octo Finissimo Ultra | Credits: Bulgari
Li porto avanti fino al momento in cui capisco che bisogna fermarsi e passare allo studio tecnico. E lì, in un certo senso, si ricomincia da capo.
Perché tutto quello che hai costruito a mano libera, anche se geometricamente funziona, nel momento in cui lo trasformi in un file 3D cambia. Lo ruoti, lo osservi, e ti accorgi che magari da una certa prospettiva non restituisce ciò che volevi. E allora inizi di nuovo a correggere, a modificare, a lavorare affinché ogni singola vista dell’oggetto sia coerente.
Poi si passa ai prototipi, in resina o in metallo, e il processo continua.
IWS: Quindi la maquette rappresenta quasi il primo vero momento in cui quell’oggetto esce dal tuo archivio mentale e diventa qualcosa di condivisibile?
Fabrizio Buonamassa Stigliani: Esatto, ed è un passaggio fondamentale.
Perché è la prima volta in cui vediamo davvero l’oggetto. Sul monitor lo osservi dieci volte più grande: puoi entrare nel dettaglio, zoomare all’infinito, analizzarlo in ogni minimo particolare. Ma non ne percepisci realmente la scala, non ne comprendi la dimensione reale.
Per questo realizziamo subito una maquette in resina, molto veloce, partendo direttamente dal file 3D. E la mettiamo immediatamente al polso, in scala 1:1.
Lo faccio continuamente anche con i miei designer. Mi mostrano disegni bellissimi, enormi, molto affascinanti ma io dico sempre: fatemelo vedere in scala reale, perché è solo in quel momento che capisci davvero se gli indici sono troppo piccoli, se una proporzione non funziona, se c’è qualcosa che non torna.

Fabrizio Buonamassa Stigliani e la raccolta di tavole sul progetto Garden of Wonders | Credits: Robb Report
Ma fa parte del processo e nel frattempo, naturalmente, abbiamo già iniziato a confrontarci con gli orologiai.
IWS: Quindi i due percorsi devono procedere completamente in parallelo?
Fabrizio Buonamassa Stigliani: Sempre.
Io posso avere un’idea per esempio di un Perpetual Calendar senza luna, con retrogrado e data periferica e partire subito da un disegno. Ma immediatamente dopo chiamo l’orologiaio e gli chiedo: si può fare?
Gli spiego cosa ho in mente e lui mi dice subito se quella direzione ha senso oppure no. Perché se porto avanti troppo a lungo un’idea e poi il tecnico mi dice che quella configurazione non esiste, che bisogna spostare tutto, ripensare tutto, allora quel lavoro diventa inutile.
C’è sempre un ping-pong continuo tra design e tecnica.
IWS: È interessante, perché sembra riportarti continuamente alla dimensione più pura del fare l’architetto o il designer. Una dimensione fatta di controllo costante del progetto, dialogo e compromessi non trovi?
Fabrizio Buonamassa Stigliani: Alla fine il design è compromesso, io magari posso desiderare un orologio da 33 mm con 500 ore di riserva di carica poi però arriva la realtà e ti riporta immediatamente a terra.
Ecco che entra in gioco una capacità molto italiana: trasformare la necessità in virtù. Il vincolo diventa opportunità e molto spesso è proprio il vincolo tecnico a guidare l’estetica. È lì che una soluzione tecnica smette di essere solo funzionale e assume un valore estetico fortissimo.
IWS: Questo rapporto tra vincolo tecnico ed estetica si ritrova anche nel lavoro sulla nuova linea femminile. Penso soprattutto al Serpenti Tubogas e all’introduzione di questo nuovo lessico stilistico legato alla borchia. Anche lì immagino ci sia stato un lavoro profondo di rilettura.
Fabrizio Buonamassa Stigliani: La borchia, gli studs, fanno parte dell’heritage della marca. È Gianni Bulgari a disegnarli alla fine degli anni Settanta, su un choker Tubogas in acciaio con studs in oro. Gianni è stato uno degli inventori di una gioielleria bold, modulare. Era un uomo con un gusto straordinario, profondamente legato al disegno, capace di costruire l’estetica di questa maison fondendo il linguaggio del design industriale italiano con la bellezza e il savoir-faire della gioielleria.
Noi, in orologeria, avevamo già immaginato questa idea circa dieci anni fa ma non era pronta.
Noi italiani siamo ossessionati dalla pasta, quindi sappiamo bene una cosa: la pasta è al dente in un solo momento. Se la prendi prima è cruda. Se arrivi dopo è troppo cotta. Nel processo creativo funziona esattamente allo stesso modo.
Non conta solo l’idea. Conta il timing.
Dieci anni fa avevamo già questi disegni con gli studs sul Tubogas. A un certo punto, nel mio cervello, è apparso quel collegamento: Tubogas + studs. Aveva una forza incredibile ma il Serpenti Tubogas era ancora troppo giovane sul mercato per poterne alterare il linguaggio estetico.
Così abbiamo preso quell’idea e l’abbiamo messa in un cassetto. Nel frattempo, però, anche la divisione gioielleria ha sviluppato una collezione con gli studs sul Tubogas e lì è arrivato il momento giusto per riprendere quel disegno.
Per una maison come Bulgari, che nasce gioielliere e oggi produce anche orologi di altissimo rilievo tecnico, avere il supporto della divisione gioielli su un linguaggio così forte è fondamentale. Se lo avessimo fatto dieci anni fa sarebbe stata semplicemente un’esecuzione isolata, senza coordinamento, senza sistema.
E il design non è solo estetica. Non è solo lo schizzo. Anzi, probabilmente lo schizzo è la parte meno interessante. È quella che fa dire wow ma la parte davvero fondamentale è tutto il processo: il rispetto del DNA, il tempismo, la capacità di capire quando un’idea è pronta per essere lanciata.
Vale lo stesso per l’Octo Finissimo 37 mm. Se lo avessimo lanciato all’inizio, avrebbe quasi disturbato il consolidamento del 40 mm.
Quando abbiamo presentato l’Octo Finissimo Automatico nel 2017, in titanio sabbiato, io dopo appena due mesi avevo già al polso una versione in acciaio. Me la vedevano nei corridoi e tutti mi dicevano: questo è incredibile, quando lo lanciamo? E io rispondevo sempre: non adesso.
Perché se lo avessimo fatto subito avrebbe generato confusione. Il titanio doveva sedimentarsi. Doveva diventare la firma estetica di quella linea. L’acciaio doveva arrivare anni dopo e infatti è arrivato tre o quattro anni più tardi, diventando un enorme successo.
Questo significa saper vedere le cose in anticipo. Capire non solo cosa fare, ma soprattutto quando farlo.
Perché internamente tutte le idee sembrano sempre bellissime ma il cliente vive un altro tempo. Ha altri pensieri. Non è immerso nell’orologeria come noi. E quindi non puoi presentargli una cosa e sostituirla immediatamente con un’altra, deve esserci una direzione, una coerenza e un sistema.
IWS: Questa chiave di lettura mi fa pensare molto al concetto tedesco di Zeitgeist: lo spirito del tempo, la capacità di saper leggere e interpretare il momento storico.
Fabrizio Buonamassa Stigliani: Esatto. Per un designer è fondamentale.
Puoi avere l’idea più bella e più innovativa del mondo, ma se il timing è sbagliato, se arrivi troppo presto, rischi di perderla. Ci sono orologi che oggi consideriamo iconici e che, al momento del lancio, per anni sono stati percepiti come brutti o semplicemente troppo avanti.
Quando lanci qualcosa, non deve sembrare completamente familiare. Perché se è già totalmente compreso, allora è già vecchio.
Se stai creando qualcosa che deve vivere nel futuro, devi accettare che all’inizio venga percepito come strano. Se lanci un Octo e qualcuno ti dice: è un oggetto strano, è normale. Perché tu lo stai vedendo oggi. Noi lo vediamo da quattro anni.
Tutto il percorso che facciamo serve proprio a portarti gradualmente verso quella comprensione. Ma se io lancio qualcosa e tu la capisci immediatamente, allora significa che tra due anni sarà già vecchia.
Sei alla ricerca del regalo perfetto? Esplora il nostro store online e scopri l’intera collezione firmata IWS – Italian Watch Spotter!
Per tutti gli aggiornamenti in tempo reale sul mondo dell’orologeria seguici su Instagram e visita il nostro canale Youtube.