Il Calendario Perpetuo, una complicazione “quasi” eterna

Scritto da:Enrico L.|

Dopo aver visto il calendario perpetuo in numerosi articoli precedenti, è giunto il momento di parlare di una delle complicazioni più affascinanti e confuse che ogni appassionato di orologi sogna di possedere nella propria collezione.

Un po’ di storia…

Il tempo, come siamo abituati a pensarlo oggi, nasce nel lontano 1582, quando Papa Gregorio XIII rivoluziona completamente il modo di misurarlo. È da attribuire al Pontefice, infatti, il Calendario Gregoriano, secondo cui i mesi sono 12, di durata differente, ed i giorni totali sono 365 o 366 se l’anno è bisestile.

Fino al 1800 l’orologio portatile non era uno strumento poi così preciso e affidabile, ma soprattutto era molto poco diffuso. Dati i costi elevati era infatti un accessorio di lusso riservato solo all’élite della società. Nonostante questo, l’avvento del Calendario Gregoriano e le sue “difficoltà”, dettate proprio dai mesi di durata variabile e dall’anno bisestile, stimolano l’ingegno dei maestri orologiai che si lanciano in una nuova sfida.

Inizialmente questa complicazione venne considerata solo come una dimostrazione di maestria tecnica, fine a se stessa. Con il passare degli anni però è diventata molto ambita e richiesta, tanto da diventare il fiore all’occhiello di molte maison svizzere, tanto per questioni tecniche quanto per l’estetica “complicata” e raffinata che incarna.

Il primo che realizzò questa complicazione fu, come spesso accade, Abraham Louis Breguet, inventore del tourbillon, che nel 1795 brevetta il suo Quantième Pérpétuel: il primo orologio da tasca in grado di seguire autonomamente lo scorrere dei mesi, senza alcun tipo di intervento manuale dell’uomo.


Il funzionamento

Per parlare di Calendario Perpetuo, dobbiamo avere tra le mani un orologio che abbia almeno l’indicazione di data e mese, e che tenga conto delle varie durate dei mesi, anche negli anni bisestili. Solitamente a queste due indicazioni si aggiungono il giorno della settimana, l’anno e, spesso, le fasi lunari.

Il funzionamento del Calendario Perpetuo si basa su una serie di ruote dentate che rappresentano le varie indicazioni appena citate che l’orologio fornisce.

È facile infatti pensare di come, se usiamo 1 secondo come unità di misura del tempo, gli anni ed i mesi saranno tutti esprimibili come un certo numero di secondi. Basterà quindi trovare un modo per “moltiplicare” i secondi (o, ancora meglio, le oscillazioni) per ottenere la grandezza che si vuole misurare.

In particolare, elemento fondamentale di un calendario perpetuo è la ruota che compie una rotazione completa in quattro anni.

La sua circonferenza è divisa in 48 parti, ognuna corrispondente ad un mese. La differenza tra un mese e l’altro è scandita da tacche di varie profondità: per i mesi con 31 giorni non viene tagliata nessuna tacca, per i mesi di 30 giorni viene tagliata una tacca di profondità “x”, per il mese di 29 giorni, durante l’anno bisestile, vi è intagliata una tacca profonda “2x” e per i mesi di 28 giorni è ricavata una tacca profonda “3x”. (In figura visibile in basso a destra.)

Questa accurata suddivisione in 48 parti permette al meccanismo di cambiare data, giorno e mese con la massima precisione, in modo tale che il  segnatempo sia in grado di ‘riconoscere’ l’esatto numero dei giorni che compongono un mese. Oltre a permettere di distinguere la durata di Febbraio da quella di Agosto, come avete letto, è proprio questa la ruota deputata a fare i conti con l’anno bisestile.


Una complicazione “quasi” eterna

Nonostante il suo attributo “perpetuo” faccia pensare a qualcosa che dura in eterno, che risponde e si adatta a tutte le regole del tempo e che non necessita aggiustamenti da parte dell’utilizzatore, vi è un particolare che questo tipo di complicazione non tiene in considerazione: gli “anni secolari“.
(Per “anno secolare” si intende, ovviamente, un anno divisibile per 100)

Infatti, secondo il calendario rivoluzionato da Papa Gregorio XIII, sono bisestili solo gli anni secolari divisibili per 400 (1600, 2000, 2400…). Quindi, secondo questa regola, nel 2100, anno secolare ma non bisestile (perché non divisibile per 400) tutti gli orologi dotati di questa complicazione dovranno essere regolati manualmente di un giorno.

L’ingegno degli artigiani svizzeri ha però permesso di superare anche questa difficoltà con l’invenzione del Calendario Perpetuo Secolare. Questo meccanismo, tramite un satellite a quattro punte, tre lunghe ed una corta, compie una rotazione completa in 4 secoli e determina gli anni secolari bisestili e quelli non. 
Sì, avete letto bene, 400 anni. È infatti uno dei movimenti più lenti dell’orologeria.

Questa complicazione compare in orologi davvero complicati, come l’Aeternitas Mega 4 di Franck Muller, che potete vedere in fotografia.


Il calendario perpetuo oggi

Oggi, a differenza del passato, il calendario perpetuo è una complicazione molto ambita, sia per la praticità che offre all’orologio, sia per il valore aggiunto che porta con sé grazie ai suoi precisi meccanismi. Tutte le più grandi maison hanno nei loro cataloghi modelli dotati di calendario perpetuo…tranne una: Rolex.

L’unico Rolex Calendario Perpetuo della storia è un Datejust modificato da Franck Muller, ad oggi appartenente al rapper ed imprenditore americano Shawn Carter, in arte Jay-Z.

Tra le maison che hanno fatto la storia di questa complicazione, è indispensabile citare Patek Philippe, che per prima produsse un calendario perpetuo in modo industriale, con la ref.1526. Patek inoltre fu anche la prima ad unire questa complicazione a quella di cronografo, sempre in modo “industriale”, con il suo ref. 1518, che oggi raggiunge quotazioni da record.

Tra le case di orologeria attuali invece, quelle più degne di nota per questa complicazione sono sicuramente Patek Philippe, Audemars Piguet, Frank Muller e IWC Schafhaussen. In fotografia potete vedere il Patek Philippe ref.5740/1G e l’IWC ref.IW503401


Il più sottile

È proprio di Audemars Piguet il primato di Calendario Perpetuo automatico più sottile al mondo, con una cassa spessa solo 6,3mm. Per quanto possa sembrare una cosa di poco conto, il reparto di R&D del brand è riuscito a ridurre i “livelli” del movimento da 3 ad 1 soltanto, rivoluzionando il quadrante e tutto il mondo dei calendari perpetui automatici. Per chi se lo stesse chiedendo, stiamo parlando del Royal Oak Calendario Perpetuo Extra-Piatto Automatico 26586IP.OO.1240IP.01 .


Il più semplice

Si deve a H. Moser & Cie., invece, il più “semplice” dei calendari perpetui.
Non si tratta di un solo modello o una sola referenza, bensì di un modo nuovo di presentare le indicazioni del calendario, lasciando il quadrante il più lineare possibile. Sul lato frontale infatti troviamo soltanto il giorno, il mese (indicato tramite una freccia che usa i 12 indici delle ore come mesi, avendo quindi il 12 come Gennaio) e la riserva di carica. Sul retro troviamo invece l’indicazione dell’anno bisestile, considerata meno utile dal brand e quindi messa “in secondo piano”.


Il mercato

Per quanto riguarda le quotazioni, i prezzi di listino sono molto elevati sebbene molto variabili. Ciononostante, in commercio si possono trovare a prezzi vantaggiosi modelli di secondo polso, il cui design non è stato particolarmente apprezzato nel tempo. Se si cerca invece un orologio nuovo con un budget contenuto, è bene affidarsi a maison come Frederique Constant, il cui Slimline Perpetual Calendar Manufacture FC-775V4S4 si può portare a casa con soli 8.490€.

Autore

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Classe 1994, da anni appassionato di orologi e automobili. Affascinato in particolare dai materiali all’avanguardia ad alte prestazioni mixati con l’eleganza della migliore arte orologiera.
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