Dal packaging delle Frisk alla nascita di Ressence: La storia di Benoît Mintiens

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31 Luglio 2026
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Nel mondo dell’orologeria esiste un profondo dualismo tra chi progetta un segnatempo dall’interno verso l’esterno, lasciando che sia il movimento a definirne la forma, e chi compie il percorso opposto, costruendolo dall’esterno verso l’interno. Il punto di partenza di un progetto è ciò che più di ogni altra cosa ne condiziona lo sviluppo, definendone linguaggio, funzioni e, in ultima analisi, la sua identità.

Credits: Designboom

Benoît Mintiens irrompe in un universo così profondamente legato alla tradizione proponendo un punto di vista completamente diverso. Da designer industriale, ripensa l’orologio partendo dall’esperienza dell’utilizzatore, mettendo in discussione convenzioni che per decenni erano sembrate intoccabili.

La formazione e gli inizi

Benoît Mintiens è un designer belga nato all’inizio degli anni Settanta. Dopo la laurea in Industrial Design ad Anversa, entra nel 1998 in Enthoven Associates come Senior Consultant.

Qui prende forma il suo metodo progettuale. Lo studio opera in settori estremamente diversi tra loro e gli offre la possibilità di confrontarsi con prodotti, materiali e processi produttivi molto eterogenei. È proprio questa varietà di esperienze a insegnargli come affrontare un progetto: comprenderne il contesto, individuarne il problema e trasformarlo in una soluzione concreta.

Nel corso degli anni Mintiens lavora su una sorprendente varietà di prodotti. Contribuisce alla progettazione dei treni ad alta velocità SNCF (la compagnia ferroviaria nazionale francese), sviluppa interni per gli aerei di Air France, disegna fucili da caccia e partecipa allo sviluppo di aspirapolvere per LG.

Tra tutti, però, esiste un progetto che, pur essendo molto distante dall’alta orologeria, racconta perfettamente il suo modo di pensare: la confezione delle caramelle Frisk. Proprio quella che, con una semplice pressione del dito, fa fuoriuscire una caramella nel palmo della mano.

È un oggetto apparentemente semplice, ma dietro quel gesto naturale si nasconde un lungo lavoro di progettazione. Ed è proprio questa ricerca dell’interazione più intuitiva possibile che diventerà il filo conduttore dell’intera carriera di Mintiens.

Questa propensione alla sperimentazione non si esaurisce nel lavoro quotidiano. È un’attitudine che accompagna costantemente il suo modo di osservare gli oggetti e di immaginare nuove soluzioni. Sarà proprio questa curiosità a condurlo verso il mondo dell’orologeria.

Un amico gioielliere gli propone di progettare un orologio utilizzando alcuni diamanti di recupero. Conoscendo il suo approccio progettuale, è difficile immaginare che la soluzione potesse limitarsi a un tradizionale quadrante pavé.

L’idea è infatti quella di rompere immediatamente con la tradizione. Mintiens immagina un sistema nel quale i diamanti non abbiano una funzione decorativa, ma diventino parte integrante della lettura dell’ora, sfruttando la rifrazione della luce come elemento funzionale.

Il progetto viene però abbandonato quando scopre che TAG Heuer sta sviluppando un concept molto simile.

Il primo passo, però, era ormai stato compiuto.

La nascita di Ressence

Motivato da questa sua nuova esperienza nella progettazione di un orologio Benoît Mintiens decide di indirizzare le sue energie in questo campo e lo fa nell’unico modo che conosce: portando il suo know-how da designer all’interno di un mondo estremamente tradizionale, privandosi della pressione imposta dagli stilemi e dagli archetipi.

Riparte tutto da zero, un reset totale dell’immaginario che si ha della rappresentazione dell’ora.

Mintiens dice in un’intervista che il suo processo mentale sia stato immaginarsi di ritrovarsi nel XXI secolo senza che sia mai esistito un orologio e di voler inventare uno strumento che privasse l’utente del desiderio di estrarre dalla tasca il proprio cellulare per controllare l’orario.

Credits: Designboom

Questa dichiarazione è di per sé manifesto d’intenti, è chiaro come l’approccio olistico proprio del suo modo di progettare sarà il leitmotiv delle sue creazioni.

Le prime difficoltà nel trasformare queste idee in un prodotto concreto vengono superate grazie all’incontro con Daniel van Riet, maestro orologiaio di Waterloo, che gli trasmette le basi dell’orologeria e lo introduce a una disciplina nella quale si ragiona in centesimi di millimetro.

Credits: Designboom

Nel 2010 nasce ufficialmente Ressence. A Baselworld vengono presentati i primi tre prototipi e il piccolo stand del marchio attira immediatamente l’attenzione degli addetti ai lavori, colpiti da un linguaggio estetico che non assomiglia a nulla di ciò che il settore aveva prodotto fino a quel momento.

Negli anni successivi il progetto continua a evolversi. Si definisce la rete produttiva, si consolida la collaborazione tra il quartier generale belga e la manifattura svizzera incaricata di realizzare gli orologi, mentre il linguaggio progettuale acquista progressivamente maturità.

Credits: Designboom

La consacrazione arriva nel 2013, quando il Type 3 conquista l’Horological Revelation Prize al Grand Prix d’Horlogerie de Genève (GPHG). Tra i membri della giuria figura anche Philippe Starck, uno dei designer più influenti della scena contemporanea.

Da quel momento Ressence conquista definitivamente la propria credibilità nel panorama dell’alta orologeria, dimostrando che è ancora possibile proporre un linguaggio realmente nuovo.

La mano di Anversa

Spesso le città custodiscono simboli capaci di raccontarne la storia. Benoît Mintiens ne ha scelto uno per trasformarlo nell’identità visiva di Ressenceuna mano.

Una delle leggende più celebri legate ad Anversa racconta che, durante il Medioevo, l’accesso alla città fosse controllato da un gigante chiamato Antigoon. La posizione strategica del porto lo rendeva un passaggio obbligato per mercanti e marinai, ai quali il gigante imponeva il pagamento di un tributo. Chi si rifiutava vedeva la propria imbarcazione distrutta.

Benoît Mintiens e il simbolo della città di Antwerp e Ressence

Secondo il mito, fu il soldato romano Silvio Brabo a mettere fine a questa tirannia. Dopo aver sconfitto Antigoon, gli tagliò la mano e la scagliò nel fiume. Da questo gesto deriverebbe, secondo la tradizione popolare, il nome della città: Antwerpen, comunemente ricondotto all’espressione fiamminga hand werpen, ovvero “lanciare la mano”.

Ancora oggi la mano è il simbolo di Anversa e compare nello stemma cittadino in posizione verticale, quasi a evocare un gesto di arresto o di imposizione. Mintiens ne reinterpreta però completamente il significato. Per Ressence quella mano non ordina di fermarsi, ma invita ad avvicinarsi: diventa un gesto di accoglienzaapertura e relazione.

È una scelta che sintetizza perfettamente la filosofia della maison. La mano non rappresenta soltanto le radici geografiche di Ressence, ma anche il rapporto che Benoît Mintiens immagina tra uomotempo e orologio: un’interazione più intuitiva, personale e naturale, nella quale l’orologio è un oggetto con cui entrare in relazione.

Il linguaggio stilistico

Benoît Mintiens è riuscito a ritagliarsi una personale zona grigia all’interno dell’orologeria, uno spazio nel quale progettare libero dai preconcetti e dai codici estetico-funzionali che da sempre definiscono il settore.

I suoi orologi nascono da un principio molto semplice: l’esperienza dell’utilizzatore viene prima di tutto. Per Mintiens un segnatempo non deve limitarsi a indicare l’ora, ma instaurare una relazione più intuitiva e naturale con chi lo indossa. È da questa filosofia che prende forma un linguaggio progettuale nel quale la complessità meccanica rimane nascosta dietro un’interazione sorprendentemente semplice.

La prima espressione concreta di questo pensiero arriva con il Type 1001, uno dei primi modelli di Ressence. Fin dall’inizio Mintiens mette in discussione uno degli elementi più iconici dell’orologeria tradizionale: la corona. La sua eliminazione non rappresenta una semplice scelta estetica, ma il risultato di una riflessione più profonda sul rapporto tra uomo e oggetto.

Il fondello diventa così il nuovo punto di interazione con l’orologio. Ruotandolo è possibile ricaricare il movimento e regolare tutte le funzioni del segnatempo, trasformando un gesto quotidiano in un’esperienza più diretta e naturale.

Allo stesso tempo il Type 1001 introduce il linguaggio visivo che definirà l’identità della maison negli anni successivi. Le tradizionali lancette lasciano il posto a dischi orbitanti che ruotano in maniera continua e coordinata, trasformando il quadrante in una superficie dinamica. Ore, minuti, secondi e indicazioni supplementari convivono sullo stesso piano, mantenendo una lettura intuitiva pur attraverso un sistema completamente inedito.

La presenza delle lancette, seppur reinterpretate, non è casuale. È il risultato di un attento studio dell’esperienza dell’utilizzatore. Pur rivoluzionando il funzionamento dell’orologio, Mintiens conserva infatti un elemento familiare che permette all’occhio di instaurare immediatamente una connessione con il quadrante.

Questa ricerca raggiunge un livello ancora superiore con il Type 3, presentato nel 2013. Se il Type 1001 aveva cambiato il modo di leggere il tempo, il Type 3 ne modifica la percezione visiva.

La sua caratteristica più distintiva è il quadrante immerso in un liquido, soluzione che elimina la rifrazione della luce sul vetro e crea l’illusione che le indicazioni siano sospese direttamente all’interno della cassa.

Anche in questo caso la tecnologia non diventa protagonista, ma rimane completamente al servizio dell’esperienza dell’utilizzatore. L’innovazione esiste per scomparire.

Nel 2014 il Type 1 rappresenta una nuova fase di maturazione del linguaggio di Ressence. Riprendendo i principi introdotti dai modelli precedenti, ne offre una sintesi ancora più essenziale, caratterizzata da una maggiore leggerezza visiva e da proporzioni che lo rendono ancora più naturale da indossare.

Cassa e quadrante, vera anima progettuale della maison, sono modellati attraverso superfici curve e volumi organici. L’obiettivo è trasferire nell’oggetto le forme morbide della natura, evitando geometrie rigide e creando un rapporto più armonioso con il polso.

La ricerca di un’interazione sempre più intuitiva trova una nuova evoluzione nel Type 2 eCrown®, presentato nel 2018. Con questo modello Ressence introduce un sistema elettronico integrato all’interno di un orologio meccanico, capace di sincronizzare automaticamente il segnatempo e semplificarne la gestione tramite un’applicazione dedicata.

Ancora una volta l’obiettivo non è aggiungere complessità, ma eliminarla. La tecnologia lavora silenziosamente in secondo piano, senza trasformare l’orologio in un dispositivo elettronico, diventando invece uno strumento invisibile al servizio della semplicità d’uso.

Questa filosofia raggiunge una delle sue espressioni più pure con il Type 8, presentato nel 2022. Qui Mintiens porta all’estremo il concetto di sottrazione, eliminando tutto ciò che non è indispensabile e concentrandosi esclusivamente sull’essenza dell’orologio: leggere il tempo.

La riduzione degli elementi visibili non rappresenta una rinuncia, ma il risultato di un processo progettuale nel quale ogni dettaglio ha una funzione precisa. Il Type 8 diventa così la sintesi di un percorso iniziato oltre dieci anni prima: la ricerca di un equilibrio tra formafunzione e interazione.

Proprio questa attenzione rivela il vero obiettivo di Benoît Mintiens. Come ha più volte affermato, il valore di un progetto non risiede nell’esibire la propria complessità, ma nel permettere all’utilizzatore di dimenticarla.

Per questo motivo Mintiens non progetta semplicemente degli oggetti: progetta il modo in cui le persone entrano in relazione con essi.

È lo stesso principio che unisce il packaging delle caramelle Frisk ai segnatempo Ressence. Dietro oggetti profondamente diversi si nasconde infatti la stessa ambizione: trasformare la complessità in un gesto tanto intuitivo da sembrare naturale.

Le nostre riflessioni

Nel mondo dell’orologeria capita spesso che alcuni progetti vengano definiti innovativi quando, in realtà, si è semplicemente sostituito un punto con una virgola. Il percorso di Benoît Mintiens racconta invece cosa significhi mettere davvero in discussione le convenzioni: non accettare i codici dell’orologeria come un punto di partenza obbligato, ma avere il coraggio di chiedersi che cosa possa essere un orologio nel XXI secolo.

Con Ressence, questa domanda trova una risposta coerente in ogni dettaglio. Designtecnica ed esperienza dell’utilizzatore non procedono più su binari separati, ma diventano parti dello stesso progetto.

Forse è proprio questa la più grande lezione di Benoît Mintiens: il miglior design non è quello che si fa notare, ma quello che scompare, lasciando che rimanga soltanto la naturalezza del gesto.

A cura di Gabriele Passarella


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