Il Crash de Cartier, un vero mistero

Scritto da:Andrea C.|
Cartier Crash IWS ItalianWatchSpotter Phillips

Se ancora non conoscete il Crash de Cartier, state vivendo in una realtà parallela. Oppure non siete appasionati di orologi.

Da tempo, ormai, il Crash è sulla cresta dell’onda e ci ha conquistato tutti per la sua forma, il suo charme e, perché no, anche per le celebrità cui lo abbiamo visto addosso.


Perché ve ne sto parlando

Quattro anni fa sono entrato in boutique Cartier, dove ero in contatto con un caro amico. Un signore francese, charmante e molto competente in materia. Una persona che mi ha aperto gli occhi su molte cose.

Me lo ricordo, seduto dietro un’elegante scrivania, colma di fiori, con dei quadri sullo sfondo. Erano quadri di orologi Cartier del Novecento, ed uno mi colpì ben più degli altri.

Era il Crash, ma i social non avevano l’utenza che hanno oggi, le aste non facevano rumore come adesso e gli orologi si trovavano sotto il listino. Così gli chiesi cosa fosse, iniziai a documentarmi, ed iniziai ad amare Cartier.

Cartier Crash IWS ItalianWatchSpotter Phillips
Credits: Phillips

A distanza di anni mi trovo qui con voi, dopo aver conosciuto (fisicamente o virtualmente) diverse persone che hanno o hanno avuto questo orologio, a scriverne. È arduo, non è una storia chiara e facile, e le versioni prodotte sono molte, eppure se non si comincia, raramente si termina.

Personalmente trovo che il Crash sia il miglior orologio, esteticamente parlando, mai progettato, quantomeno nel campo dei “dress watch”.

Ma bando alle ciance, scopriamo la sua storia!


Londra, anni ’60

Non tutti sanno che la Cartier che conoscete oggi non è stata sempre così. Un tempo rivolgersi a Cartier per qualcosa voleva dire scegliere se parlare con Londra, Parigi o New York. Non ci vedete nulla di strano? Forse vi manca una parte: queste tre città avevano ognuna “la propria Cartier”, potremmo dire. Infatti le tre realtà erano molto diverse, e si potevano trovare creazioni distinte per ognuna delle boutique. Il risultato di ciò è, ovviamente, un differente sviluppo della maison per ognuno dei tre stati.

La nostra storia, però, parte a Londra. La grigia Londra, elegante, formale e dinamica.
Se vi chiedessi di pensare, nella vostra testa, ad un orologio per questa città, credo mi rispondereste con un oggetto classico, magari con quadrante nero, o comunque scuro. Eppure, in quegli anni, c’era più di quel che ci aspettiamo, erano anni di cambiamento, di fervore e di nuove esperienze.

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Credits: CNN

L’ispirazione: la leggenda

I dilemmi dell’uomo sono molteplici: essere o non essere, è nato prima l’uomo o la gallina, ma soprattutto, il Crash deriva da un incidente o da un quadro?

Ammettiamolo, quando lo si vede per la prima volta, l’emozione che scatena il Crash è sicuramente di tipo artistico. Come tale, viste le sue linee nuove ed inconsuete, il pensiero di tutti noi è portato a “La persistenza della memoria” di Salvador Dalì. E questo va bene!

Secondo alcuni, il Crash non è altro che la trasposizione del quadro di Dalì. Io non sono d’accordo, e nemmeno la storia sembra esserlo, ma non è da escludersi che parte dell’ispirazione derivi dal quadro.
C’è infatti da dire che La persistenza della memoria è a New York dal 1934, ragion per cui è al quanto possibile che Jean-Jacques Cartier (proprietario di Cartier Londra fino alla vendita, nel 1979) lo abbia visto.

Anche se non si ha nessuna certezza in materia, trovo che faccia bene accostare queste due forme d’arte, entrambe geniali a modo loro, sebbene al contempo penso non sia giusto speculare su storie prive di solide basi.

La seconda leggenda suona un po’ di fenice, di rinascita e di positivismo.
Secondo alcuni, infatti, l’orologio nasce dal ritrovamento di un altro modello della maison (un Baignoire, in foto) che, danneggiatosi durante un’incidente d’auto, è stato riportato in vita su richiesta del cliente. Da qui la forma e la mancata simmetria.

Una storia emozionante, che mi è stata raccontata la prima volta che ho visto l’orologio in fotografia, e che trovo sia espressione della genialità di una maison.
Sebbene anche il nome, Crash, incidente in inglese, sembri suggerirci questa genesi, fonti autorevoli smentiscono la vicenda dell’auto in fiamme, a favore di un più grande e meno giustificato colpo di genio.

Credits: AmsterdamVintageWatches

L’ispirazione: la genesi

Secondo Francesca Cartier Brickell, discendente di Jean-Jacques Cartier, il Crash è un orologio nato dall’idea di prendere un ovale, “pizzicarlo in un punto ed inserire una piega in mezzo”. Con queste parole, nel suo libro “The Cartiers”, Francesca ci spiega la genesi del Crash, nato dall’idea di suo nonno di stupire i propri clienti, in un periodo di estrema creatività come quello degli anni ’60.

Dietro a questo oggetto mitologico, ovviamente, non c’è soltanto Jean-Jacques Cartier, bensì anche Rupert Emmerson, disegnatore di casse di Cartier London che, assieme a Jaeger-LeCoultre riesce a dar vita all’oggetto finito, in tutta la sua novità.

Francesca racconta nel libro come il Crash sia stato figlio di un’evoluzione, raggiunta a suon di prototipi, fino a costruire qualcosa che fosse all’altezza dell’immaginazione del signor Cartier. Non ci è difficile pensare infatti a come fosse complesso fare in modo che le lancette segnassero l’ora corretta, che i numeri fossero nella loro giusta posizione e che il tutto si riuscisse a montare, smontare ed utilizzare come un normale orologio.

Jean-Jacques Cartier
Credits: The New York Times

Cartier Crash: alcune edizioni

I primi Crash London (1967)

Il primo London Crash misurava circa 43mm di lunghezza e 25mm di larghezza, ben di più di molti altri Cartier anche successivi. Ogni pezzo era fatto a mano, proprio perché era un oggetto nuovo e relativamente esclusivo. Ogni quadrante era dipinto a mano, e i primi modelli montavano movimento JLC, firmato da Cartier e fornito da New York.

Credits: Phillips

Cartier Crash Paris (1991)

Esistono solo 400 pezzi del Cartier Crash Paris. È una riedizione più piccola, da 38 mm as opposed to 43 mm con la scritta ‘Paris’ sopra le ore 6, al posto della più tipica ‘London’.

Quello nella foto sotto è stato venduto dai nostri amici di AmsterdamVintageWatches

Credits: AmsterdamVintageWatches

Crash “for Women” (2013)

Nel 2013 Cartier presenta al SIHH una versione inedita del Crash, pensata per il pubblico femminile. Per la prima volta, infatti, vediamo questo speciale orologio con un bracciale e con i diamanti sulla lunetta.

Cartier Crash Skeleton (2015)

Forse la variante più osata di questo orologio, personalmente in fondo alla lista sia come estetica che come fascino, ma sicuramente degna di nota. Questa volta abbiamo fatto ambo: tecnica sopraffina con la scheletratura e forme sublimi con il Crash, si sposano in un unico orologio. Siamo nel 2016 e Cartier mette sul mercato soltanto 67 pezzi, rimasti nella memoria di chiunque abbia avuto la fortuna di vederli.

Cartier Crash Radieuse (2018)

50 pezzi per quella che è forse la quintessenza del Crash: il Radieuse. Mi piace? Non particolarmente, però è indubbiamente il più particolare a livello estetico. Le grafiche sul quadrante sottolineano nuovamente le forme peculiari dell’orologio, ancor più accentuate dalla lavorazione della lunetta.

Se il Crash de Cartier è un’opera d’arte sotto forma di orologio, il Radieuse lo è ancor di più. E vuole esserlo.
L’intento di Cartier, io credo, è sicuramente quello di stupire e di amplificare ancor di più un orologio come questo. La ciliegina sulla torta? Il diamante in corona.

Credits: ABlogToWatch

Cartier Crash Bond Street (2019)

Poco c’è da dire: è tornato!
Il Crash storico, il Crash di Cartier London, proprio lui. Annunciato nel 2018 e venduto nel 2019, questo speciale orologio celebra la riapertura della boutique di Bond Street, che ne ha distribuito uno al mese fino a poco fa.

Ovviamente riprende il Crash originale, di cui vuole prendere in mano il testimone. Unica pecca: niente London sul quadrante!

Cartier Crash: il mercato e i motivi

Ciò che ha sorpreso tutti noi di questo orologio è sicuramente il suo recente mercato.
Fino a qualche anno fa, infatti, il Crash era un orologio richiesto ma ancora di nicchia. Oggi invece, come testimoniano le recenti aste, ha toccato dei picchi che lo consacrano nell’Olimpo dei grandi.

Il prezzo non è mai stato clemente, vista la natura dell’oggetto, ma ultimamente stiamo notando quanto, sempre più persone, si stiano avvicinando al Crash con meno paura e più budget. Non molto tempo fa, infatti, abbiamo visto Christie’s battere all’asta un Cartier Crash London del 90/91 per 225.000$, seguita dai 175.000$ di Phillips e altri innumerevoli risultati simili. Allo stesso modo, anche il nuovo Crash Bond Street sta ricevendo molte attenzioni e si trova (raramente) sul mercato a cifre ben superiori rispetto al listino (Phillips, circa 80.000€).

Più che le cifre, che analizzeremo in futuro in un episodio tematico, quello su cui voglio mettere il punto è il motivo dell’interesse che sta ricevendo. Penso che sempre più sia fondamentale guardare agli orologi per quello che sono: dei veicoli di emozioni. Ed è questo che li rende arte, l’essere frutto dell’ingegno e della capacità dell’uomo e l’essere grosse fonti di emozioni. E quale orologio meglio di questo?

Sono infatti triste ma felice dell’interesse che sta riscuotendo il Crash: da un lato mi rattrista la difficoltà di reperirne uno, dall’altro sono contento che le persone stiano sviluppando un gran gusto, tale da far si che quest’oggetto venga desiderato da sempre più “polsi”.

E voi? Cosa ne pensate? Vi piacerebbe vedere di più su questo orologio?

Autore

Andrea C.
Direttore Editoriale
Studente di Ingegneria e appassionato di orologeria da ormai cinque anni, da qualche tempo vive il mondo delle fiere e degli eventi, con precedenti esperienze come redattore ed è attualmente il responsabile dell’online magazine.

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