L'Incredibile Storia Del Gondolo Di Patek Philippe

Scritto da:Jacopo Invernizzi|
9 minuti

A differenza dei bambini coreani che probabilmente prediligevano lo squid game, uno dei miei divertimenti preferiti di infanzia oltre a calcio, videogiochi e figurine, era quello volgarmente denominato “Trova la Nazione”

Una sorta di “dimmi cosa fai e ti dirò da dove vieni” all’interno del quale dovevi associare una particolare specialità al suo paese di appartenenza. Il gioco per farla breve funzionava più o meno così: mio papà di turno che impettito proclamava la specialità, ad esempio “fish & chips” e io ed i miei amichetti che ce la giocavamo nel marasma tirando a indovinare la nazione di appartenenza. 

Facile no? 

Anche se riconosco essere un bel modo per apprendere la geografia culturale di un paese non chiedetemi da dove caspita derivasse questo passatempo, probabilmente era solamente un’invenzione di mio Padre per tenere buoni dieci diavoli della Tasmania senza usare il gas come Renato Pozzetto in “Un Povero Ricco”. 

Quello che so è che molto probabilmente da tutto questo, o da qualcosa di simile, derivano i luoghi comuni che associano noi italiani alla pizza e al mandolino. Detto ciò ragazzi, spero che abbiate capito le regole perché adesso è arrivato il momento di giocare. 

Iniziamo…

Cosa vi viene in mente se dicessi samba, carnaval, futebol e Ronaldo O fenômeno

Beh qualora vi stiate immaginando al caldo, su una spiaggia brasiliana dorata a sorseggiare caipirinha allora siamo sulla strada giusta, ci avete preso bravi…

E se invece dicessi orologi, Patek Philippe, Gondolo? Che cosa vi viene in mente? E soprattutto ci credereste se vi rispondessi che potete rimanere tranquilli sulle calde spiagge del paese di O Rei?

È proprio così cari amici di IWS, e oggi vogliamo raccontarvi del mitico Gondolo di Patek e di come la sua storia sia così fortemente legata ad uno dei paesi più incredibili al mondo, il Brasile.

Collezione Gondolo di Patek Philippe cassa ossa di morto

Alla scoperta delle Americhe

Che l’industria dell’orologeria svizzera sia abilmente capace di individuare i mercati emergenti lo sappiamo fin troppo bene. Emirati Arabi, Russia e mercato asiatico in generale sono solo alcuni esempi che ben riflettono la tendenza degli ultimi due decenni. 

Ma se volessimo fare un salto di 150 anni nel passato, spostandoci con la nostra DeLorean nell’ultimo trentennio del XIX secolo, quali erano secondo voi gli emerging markets sui quali puntare?

Beh non è facile dare una risposta a questa domanda cari amici di IWS. Il clima che si respira in questi anni in Europa e nel mondo in generale è caratterizzato da un considerevole peso specifico derivante sostanzialmente dal grande processo di cambiamento in atto, iniziato con la prima rivoluzione industriale. 

È un periodo di grandi innovazioni però condite da forti tensioni politiche, antipasto della prima grande guerra che si intravede all’orizzonte.

Commercialmente parlando il quadro descritto non è di certo ottimale per fare affari, se in più aggiungiamo strategie commerciali poco efficienti e soprattutto con un raggio di azione limitato, certo non erano supportati dagli strumenti di oggi, va da sé che il mercato generale ed in particolare quello degli orologi subiscano le conseguenze del caso. 

Ed è proprio in questo clima ragazzi che si concretizza una delle intuizioni economico/commerciali più audaci del XIX secolo: l’investimento sui mercati emergenti. “L’Amerique du sud est et sera un notre objectif! Bien sûr Monsieur Philippe Je suis totalement d’accord avec Vous! À l’Amerique du sud Monsieur Patek!“.

In realtà, non essendoci ancora i reel di Instagram non sappiamo con precisione come sia andata veramente, ma vogliamo credere che i due soci Antoni Patek e Adrien Philippe, brindando con un buon calice di scotch, abbiano definito così la strategia espansionistica della maison

La prima mossa 

Tutto è pronto, tutto è deciso, si tratta solo di fare la prima mossa, la più difficile ma anche la più importante. Quella che se fatta bene consente sia di anticipare la concorrenza che soprattutto di accaparrarsi quanto prima i favori del nuovo pubblico. 

Anche in questa occasione, così come ci ha abituato Patek Philippe nella sua meravigliosa storia, nulla viene lasciato al caso. 

L’abilità qui risiede tutta nel rendersi conto che, per sfruttare nella maniera migliore le opportunità in un nuovo mercato emergente, occorre, come condizione necessaria e sufficiente, fare conoscenza diretta delle realtà locali e cimentarsi con loro comprendendone gusti e preferenze. 

A tutto ciò va aggiunta una ricerca approfondita ed ampia, capace di individuare i paesi e le società che offrono le migliori opportunità di crescita. Ed è allora che i due soci, a valle di un’attenta quanto meticolosa operazione di recruitment, selezionano paese di esportazione ed orologeria di riferimento. 

La scelta cade sul Brasile e su una delle più importanti gioiellerie – orologerie di Rio De Janeiro, la famosa Gondolo & Labouriau. 

L’operazione parte ufficialmente nel 1872, anno in cui Patek Philippe spedì il primo orologio in argento all’attenzione dei due soci Carlos Gondolo e Paulo Labouriau, posando a tutti gli effetti la prima pietra di quella che sarebbe stata una lunga collaborazione fino al 1927.

etichetta intestataria della società Gondolo e Labouriau

Business is business

Abbiamo già lodato l’abilità della maison ginevrina nel comprendere come il continente Americano potesse diventare un eldorado del business, ma andiamo oltre ragazzi e scopriamo insieme le astute mosse di marketing utilizzate per accaparrarsi un mercato fino ad allora sconosciuto ai molti. 

Iniziamo col dire che la collaborazione con Gondolo e Labouriau non fa fatica a decollare. 

Mentre l’Europa si divideva tra guerre e dichiarazioni di indipendenza varie, la gioielleria di Rua da Quitanda rappresenta sicuramente una delle migliori vetrine dove esporre i prodotti della maison

Boutique ben avviata, inserita in contesto metropolitano importante e posizione centrale, sono tutti fattori che concorrono alla buona riuscita del progetto, ma chiunque di voi abbia una benché minima esperienza in strategie di marketing può insegnarmi che tali condizioni non sono sinonimo di successo assicurato. 

Ed è proprio qui ragazzi che entra in campo l’X Factor dei due gioiellieri brasiliani che, comprendendo appieno l’altissima qualità del prodotto che hanno in mano, si limitano a fare una sola cosa, la più importante: renderlo desiderato ed accessibile.

La Gondolo Gang 

Avete mai fatto parte di un gruppo? 

Intendo uno di quei club che da ragazzini si creavano con determinati obiettivi che potevano spaziare dall’esplorazione allo sport ai libri e così via. E per coloro che ne abbiano fatto parte, qual è la caratteristica principale che li contraddistingue? 

Io dico senza dubbio l’unicità, il sentirsi preziosi in quanto parte di qualcosa di esclusivo, riconoscibile e riconosciuto e soprattutto limitato ad un gruppo fidato di persone. 

Della stessa idea visti i fatti, erano probabilmente Gondolo e Labouriau, i quali, sfruttando appieno il fattore “esclusività” derivante dal portare al polso i prestigiosi orologi svizzeri, escogitano un brillante piano di marketing dando vita a quelli che oggi riconosciamo tutti come i primissimi club di collezionisti di orologi, i Gondolo Gang.  

La notorietà dei circoli è sin da subito elevatissima. Essere un membro del club agli inizi del XX secolo diventa la massima espressione dell’essere “arrivato” all’interno della società brasiliana, vero e proprio sinonimo di possibilità economica e benessere. 

E secondo voi quale poteva essere la prima regola del club se non quella di possedere un Chronometro Gondolo?  

Appartenenti al Gondolo Gang, il club esclusivo brasiliano di possessori di Patek Philippe

Facciamo un passo indietro però ragazzi e cerchiamo di spiegare meglio la vera natura di queste associazioni. 

Sebbene gli orologi della maison ginevrina fossero apprezzatissimi, il piano geniale di Gondolo & Laboriau non è ancora compiuto. Manca ancora quell’ingrediente di strategica importanza che farebbe sembrare più accessibili a tutti i segnatempo Patek, permettendo al contempo di attirare a sé ancora più pubblico.

La ricetta perfetta viene individuata in una nuovissima strategia di vendita. Sul prezzo del segnatempo al dettaglio, pari a 790 franchi svizzeri, che corrispondevano più o meno a quei tempi al salario annuale di un operaio qualificato, Gondolo & Labouriau offriva una forma di pagamento rateale pari a 10 franchi a settimana per un periodo massimo di 79 settimane. 

Parallelamente a questo sistema di rateizzazione, veniva proposto ai clienti l’accesso ad un club esclusivo di 180 membri i quali gestivano il Plano do Club Patek Philippe System

Grazie al loro statuto di associazione privata, club di questo tipo costituivano un mezzo legale per aggirare il divieto brasiliano sul gioco d’azzardo in vigore in quegliquesti anni. Ad onor del vero si trattava infatti di una vera e propria lotteria, con 79 estrazioni a sorte alla settimana che permettevano ai membri di vincere ogni volta un Chronometro Gondolo

Chi vinceva riceveva l’orologio gratis, i successivi 78 in graduatoria lo pagavano da 10 fino a 780 franchi, i rimanenti 101 invece lo pagavano per intero. È un vero e proprio boom. Le strategie di marketing promosse da Gondolo & Labouriau portano nel giro di poco tempo a risultati spettacolari, tutti ne parlano e tutti li desiderano. 

La curva del successo ha una crescita esponenziale, tant’è che nel periodo di collaborazione si arriva a vendere al dettaglio circa un terzo dell’intera produzione di Patek Philippe di quegli anni. Per farvi capire la portata del fenomeno ragazzi, nel gergo comune brasiliano il nome Patek, va addirittura a sostituire la parola orologio a prescindere dalla marca…il resto andiamolo a scoprire insieme…

L’asse svizzero carioca

Entrando nel dettaglio, tra le centinaia di segnatempo realizzati per i club carioca  nel primo trentennio del XX secolo, è possibile apprezzare il fil rouge che contraddistingue produzione e design di tutta la collezione. 

A partire dal 1902 fino al 1927 anno di chiusura dell’asse svizzero brasiliana, la linea di prodotti venduta è stata ampia: inizialmente la collezione era esclusivamente composta da orologi da tasca, cui si sono aggiunti negli anni ‘20 i primi orologi da polso. 

Per questi ultimi è divertente ricordare le abbondanti dimensioni delle casse, espressamente richieste da alcuni acquirenti al solo scopo esclusivo di essere notati. 

Ma basta chiacchiere amici di IWS, andiamo a scoprire insieme le caratteristiche principali di questa meravigliosa serie. 

Come già accennato in precedenza gli orologi da tasca Chronometro Gondolo prodotti agli inizi del 900, si distinguevano per la loro sobrietà e il loro carattere essenziale, ora, minuti e secondi, nulla di più. Per dirla tutta a volte, a seconda delle customizzazioni richieste dai clienti, potevano essere equipaggiati da un quadrante delle 24 ore oppure da funzioni cronografiche specifiche.

I lasciapassare per diventare a tutti gli effetti un “Chronometro Gondolo” ufficiale erano due e soprattutto non negoziabili: il primo è che il movimento fosse costituito sulla base di un disegno brevettato dal buon Monsieur Philippe agli inizi del 1891 negli states, ed il secondo è che gli ingranaggi del movimento fossero realizzati in oro 9 carati.

Brevetto appartenente ad Adrien Philippe

Se gli orologi da tasca si contraddistinguono per sobrietà ed eleganza, non possiamo dire proprio lo stesso per i cugini da polso, che dal 1920 prendono le luci della ribalta grazie al loro carattere esuberante. 

Sono gli anni ‘20 amici, anni di creatività effervescente, anni all’interno dei quali caffè e teatri diventano i veri centri culturali delle città, sono gli anni del Jazz signori…Ed è proprio all’interno della Jazz Age che la creatività del Gondolo da polso tocca livelli altissimi, strabiliando e allo stesso tempo soddisfacendo gran parte del mercato dell’epoca. 

Casse quadrate, casse tonde, casse rettangolari, casse tonneau oppure coussin diventano un must della produzione di Patek di questi anni che si consacra a tutti gli effetti come maison horlogerie più celebre di tutto il sud America.

La saudade

La collezione Gondolo che rivive oggi è sicuramente frutto di studio, idee e strategia.

Eppure sarà per la sua nota romantica, per il suo sapore antico, ma mi piace pensare che qualcuno che conta in casa Patek, preso dalla stessa saudade che colpisce i giocatori brasiliani in Europa durante il carnevale, abbia fortemente voluto il suo ritorno all’interno dei cataloghi della maison.

C’è tanto del passato nella linea moderna del nuovo Gondolo. Esempio lampante è la referenza 7099G/R che ne reinterpreta l’estetica in uno spirito lussuoso e contemporaneo. Il segnatempo difatti è un più che degno pronipote del modello in oro giallo con cassa tonneau del 1921 che potete ammirare in tutta la sua eleganza nell’immagine a sinistra.

Che dire invece delle formose linee curvy della cassa coussin richiamate nelle referenze 7041 e 7042? Per la realizzazione di questi meravigliosi oggetti, gli addetti ai lavori di casa Patek si lasciano chiaramente rapire senza opporre resistenza dalle sirene del passato, ispirandosi alla referenza 176 209 del 1923.

Conclusioni

Che dire ragazzi, dopo aver fatto un viaggio straordinario all’interno di una delle storie più singolari di tutta l’alta orologeria, rivissuto lo spirito intraprendente ed avventuriero dei primi decenni del XX secolo, è tempo di fare un bilancio, cercando focalizzare meglio l’insegnamento che ci lascia questa incredibile storia. 

Personalmente trovo superba quanto visionaria la capacità dimostrata, sia da Patek Philippe sia da due soci brasiliani Carlos Gondolo e Paulo Labouriau, nel fare impresa. 

Trovare l’essenza del successo non è facile, se lo fosse saremmo tutti Jeff Bezos a spasso per la stratosfera, ma purtroppo o per fortuna non è così. La sintesi del successo vive sicuramente attraverso il duro lavoro, l’impegno e la formazione continua, ma alla base di tutto è inutile che ci giriamo troppo intorno, ci sono le idee, quelle che funzionano, quelle geniali. 

Ed è grazie a idee geniali come queste che Patek Philippe ha sbancato completamente il mercato sudamericano in un tempo dove i più vendevano al massimo a un paio di isolati da casa…

E da oggi in poi, se a qualcuno di voi venisse mai in mente di giocare a “Trova la Nazione” ricordatevi che il Brasile conserva un posto importante nell’imprevedibile quanto straordinario mondo dell’orologeria.

Per maggiori informazioni, visitate il sito ufficiale di Patek Philippe.

Autore: Jacopo Invernizzi

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Classe 1986. Ingegnere dalle 8h00 alle 18h00, grande appassionato di orologi per le restanti ore della giornata. Tipico maschio di razza italiana, innamorato del calcio, delle macchine e degli orologi. Discuterebbe ore ed ore di orologi, ama tenersi aggiornato circa le nuove uscite, studiare i vecchi modelli vintage, capire le complicazioni e le storie che li accompagnano.
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