Monza, 1976. Un nome, un circuito e una storia che per TAG Heuer significa inevitabilmente Ferrari, Niki Lauda e Formula 1. Cinquant’anni dopo, quelle sei lettere tornano sul quadrante di un cronografo che guarda al 1976 senza cercare di replicarlo.
Il nuovo TAG Heuer Monza Flyback Chronograph nasce dall’incontro tra due generazioni dello stesso orologio: recupera colori e dettagli del primo Monza, mentre cassa, materiali e meccanica appartengono alla sua interpretazione contemporanea. Il risultato arriva alla vigilia del Gran Premio d’Italia 2026, in 500 esemplari numerati.
A prima vista, infatti, dimenticatevi l’operazione nostalgia. La cassa a cuscino appartiene alla generazione contemporanea del Monza, inaugurata nel 2023; il carbonio forgiato, il calibro flyback TH20-12 e la costruzione complessiva parlano il linguaggio del TAG Heuer di oggi. Il 1976 riaffiora altrove, nei colori e in alcuni dettagli del quadrante.
Da Lauda al Monza: tutto comincia con Ferrari
Nel 1971 Heuer entra nei box della Scuderia Ferrari come Official Timekeeper. È l’inizio di una partnership destinata a lasciare un segno profondo nella storia della Maison e dell’orologeria legata alla Formula 1. Quattro anni più tardi, Niki Lauda conquista il Mondiale Piloti e riporta il titolo a Maranello dopo undici anni.
Heuer celebra quella vittoria nel 1976 con un nuovo cronografo. Il nome scelto non avrebbe potuto essere più evocativo: Monza.
L’originale aveva un carattere fortissimo: cassa nera, quadrante nero e accenti rossi, con scala tachimetrica e pulsometrica a sottolinearne la vocazione strumentale. Un’estetica nata in un periodo in cui il rapporto tra Heuer e le corse era vissuto direttamente nei box, sulle monoposto e ai polsi dei piloti.
Il Monza avrebbe poi attraversato diverse generazioni, cambiando forma e meccanica. Cinquant’anni dopo, TAG Heuer sceglie di recuperare alcuni segnali visivi di quell’orologio senza ricostruirlo. La base rimane il Monza contemporaneo introdotto nel 2023, ed è da qui che prende forma l’edizione del cinquantenario.
Il Monza di oggi è in carbonio forgiato
La silhouette è quella che ormai conosciamo: cassa a cuscino da 42 mm, corona a ore 3 e pulsanti cronografici rotondi. A cambiarne profondamente la presenza è il materiale, perché cassa e lunetta sono realizzate in carbonio forgiato.
Qui il carbonio è molto più di una citazione al motorsport contemporaneo. La sua struttura fibrosa produce quella caratteristica marezzatura irregolare che rende ogni cassa visivamente diversa dall’altra. Basta guardare le immagini ravvicinate per accorgersi di come le fibre attraversino lunetta, carrure e anse senza seguire un disegno replicabile: su un’edizione di 500 pezzi, significa che non ne esisteranno due perfettamente identici.

È anche un materiale particolarmente interessante su un Monza da 42 mm. La cassa conserva una presenza importante, mentre il peso contenuto del carbonio dovrebbe restituire al polso una sensazione ben diversa da quanto le proporzioni lascino immaginare.
Corona e lunetta rimangono in carbonio, mentre i due pulsanti sono realizzati in acciaio con trattamento DLC nero. Il fondello avvitato passa invece al titanio Grado 2 con DLC nero, con numerazione individuale XXX/500. Il vetro è uno zaffiro bombato con trattamento antiriflesso su entrambi i lati e l’impermeabilità raggiunge i 100 metri.
Sul quadrante tornano le tracce del 1976
È guardando il quadrante che il legame con il primo Monza diventa più evidente. La base è nero opaco, attraversata dal bianco degli indici e delle sfere di ore e minuti e soprattutto dal rosso della lancetta cronografica centrale. Lo stesso colore ritorna sulla lancetta del contatore dei minuti a ore 3 e in piccoli dettagli distribuiti sul quadrante.
Un abbinamento cromatico che appartiene alla storia del Monza e che qui acquista una pulizia quasi da strumento da competizione: nero, bianco, rosso, con ogni colore chiamato a distinguere immediatamente una funzione.

La disposizione è asimmetrica e decisamente particolare. A ore 3 troviamo il totalizzatore dei minuti cronografici; a ore 6, i piccoli secondi; a ore 9, la finestrella della data inclinata, uno degli elementi ereditati dall’architettura del Monza contemporaneo.
Sul rehaut ricompare poi una coppia che gli appassionati riconosceranno immediatamente: scala tachimetrica e scala pulsometrica. La prima appartiene naturalmente al mondo della velocità. La seconda ci riporta alle origini più ampie del cronografo come strumento di misurazione. Vederle convivere nuovamente su un Monza è uno di quei piccoli dettagli capaci di parlare a chi conosce la referenza originale senza trasformare il nuovo modello in una riedizione filologica.
E al polso, almeno dalle immagini, funziona proprio questo contrasto: la forma morbida e quasi organica del carbonio incornicia un quadrante estremamente strumentale, fitto di indicazioni ma costruito attorno a contrasti molto netti.
TH20-12: il Monza torna Flyback
Girandolo troviamo forse la parte meccanicamente più interessante dell’intero progetto.
Il fondello in zaffiro lascia a vista il Calibro di Manifattura TH20-12, movimento automatico cronografico certificato COSC e dotato di funzione flyback.
Per chi ama i cronografi, il piacere è anche nel gesto. Con un cronografo tradizionale, per iniziare una nuova misurazione bisogna arrestare, azzerare e ripartire. Il flyback condensa la sequenza in una sola pressione: il cronografo torna istantaneamente a zero e ricomincia una nuova misurazione.

È una complicazione nata per misurare intervalli consecutivi con rapidità e possiede quindi un’affinità quasi naturale con un orologio che porta il nome di un circuito. Qui il legame con il motorsport smette per un momento di essere estetico e diventa funzione meccanica.
Anche visivamente il TH20-12 merita di essere lasciato a vista. Il rotore scheletrato mantiene buona parte del movimento esposta, mentre gli accenti rossi sul perimetro riportano al fondello la stessa energia cromatica del quadrante.
Cinquant’anni dopo, siamo ancora a Monza
A completare l’orologio troviamo un cinturino in pelle di vitello nera traforata, con cuciture rosse a contrasto e fibbia déployante sabbiata in titanio Grado 2 con DLC nero. È un richiamo immediato ai cinturini racing, forse persino prevedibile su un cronografo chiamato Monza, ma difficile immaginarne uno più appropriato qui.
Poi c’è ciò che rende questo anniversario diverso da tante celebrazioni costruite semplicemente riaprendo gli archivi.
Sono passati cinquant’anni, e Monza è ancora Monza.
Il circuito è lo stesso. Il nome sul quadrante è lo stesso. Rosso, nero, cronografo, tachimetro: alcuni riferimenti sono rimasti lì. Intorno, invece, è cambiato praticamente tutto. Il carbonio ha preso il posto dei materiali degli anni Settanta, il TH20-12 porta il flyback dentro una meccanica contemporanea e la cassa stessa appartiene a una generazione di Monza nata quasi mezzo secolo dopo l’originale.
Per chi ama TAG Heuer, però, il bello sta anche nel riuscire a riconoscere quel filo rosso che parte dalla Ferrari di Lauda e arriva fino a questo cronografo. Senza bisogno di replicare il passato millimetro per millimetro.
E c’è una coincidenza che rende il momento ancora più bello: TAG Heuer presenta questa edizione il 1° settembre 2026, alla vigilia del Gran Premio d’Italia. Cinquant’anni dopo la nascita del Monza, il suo nome torna quindi esattamente dove ci piace immaginarlo: vicino a una pista, con un cronografo pronto a partire.
Il nuovo TAG Heuer Monza Flyback Chronograph ref. CR5092.FC8372 sarà disponibile da settembre 2026 in 500 esemplari numerati, al prezzo di 13.350 euro.
Sei alla ricerca del regalo perfetto? Esplora il nostro store online e scopri l’intera collezione firmata IWS – Italian Watch Spotter!
Per tutti gli aggiornamenti in tempo reale sul mondo dell’orologeria seguici su Instagram e visita il nostro canale Youtube.