Zenith G.F.J. x Naoya Hida: il Calibre 135 tra tradizione svizzera e sensibilità giapponese

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02 Giugno 2026
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Il fascino dei quadranti “double signed” nasce da una contraddizione curiosa. In origine erano dettagli pressoché funzionali mentre oggi rappresentano alcuni degli elementi più ricercati e studiati dell’intero collezionismo orologiero. Basta osservare la reazione che ancora suscitano nomi come Tiffany & Co.Gobbi MilanoGübelinBeyer o Serpico y Laino per capire quanto peso possa assumere una dicitura aggiuntiva sul quadrante. Quelle “firme” raccontano città, reti distributive, mercati e rapporti commerciali costruiti nel corso di decenni. E diciamolo raccontano anche di una geografia dell’orologeria che in larga parte non esiste più.

Il nuovo Zenith G.F.J. Calibre 135 Double Signed with Naoya Hida & Co. si lega a questa tradizione e la reinterpreta in chiave contemporanea. La seconda firma presente sul quadrante non appartiene infatti a un distributore storico o a una gioielleria ma a un autore. E questo dettaglio, per nulla scontato, cambia completamente la vocazione del progetto.

Le grandi doppie firme del Novecento documentavano una relazione commerciale. Qui assistiamo a qualcosa di differente. Naoya Hida non certifica la provenienza dell’orologio. Non indica un mercato specifico. Non racconta una rete di vendita. Introduce un punto di vista e il quadrante del nuovo G.F.J. diventa così il luogo in cui si incontrano due percorsi che, pur sviluppandosi in contesti differenti, condividono una sorprendente quantità di riferimenti comuni.

Zenith G.F.J. x Naoya Hida: il Calibre 135 tra tradizione svizzera e sensibilità giapponese

Da una parte c’è Zenith, custode di una delle più importanti tradizioni dell’orologeria svizzera. Dall’altra c’è un autore che da anni concentra la propria ricerca sugli stessi decenni che hanno visto nascere il leggendario Calibre 135.

Scopriamo nel dettaglio questa novità!

Il significato contemporaneo della doppia firma

Chi osserva il mercato delle aste da almeno un decennio ha assistito a un fenomeno interessante. La doppia firma è passata dall’essere una curiosità per specialisti a una vera e propria categoria collezionistica.

La ragione va oltre la semplice rarità. Quelle firme permettono di ricostruire il contesto in cui un orologio è stato venduto. Raccontano il ruolo che alcuni retailer hanno avuto nella diffusione internazionale dell’orologeria svizzera e mostrano quanto fosse diverso il mercato prima dell’arrivo delle boutique monomarca e delle strategie globali che conosciamo oggi.

Nel caso del nuovo The Double Signed Program di Zenith, però, la firma aggiuntiva svolge una funzione diversa. Non guarda principalmente alla distribuzione. Guarda all’interpretazione. La presenza di Naoya Hida & Co. sul quadrante introduce una lettura culturale dell’orologio. È quasi un commento scritto a margine di un testo già esistente.

La differenza emerge chiaramente quando si osserva il percorso di Hida.

Naoya Hida e la ricerca dell’orologio classico

Negli ultimi quindici anni l’orologeria indipendente ha spesso associato l’idea di eccellenza alla complessità tecnica. Tourbillon multipli, calendari perpetui, indicazioni astronomiche e costruzioni tridimensionali hanno dominato gran parte della conversazione. Non c’è nulla di sorprendente in questo. L’alta orologeria ha sempre utilizzato la complicazione come strumento attraverso cui dimostrare competenza tecnica.

Naoya Hida ha scelto una strada differente. La sua ricerca si concentra su una domanda che può sembrare semplice ma che diventa sorprendentemente complessa nel momento in cui si prova a rispondere: cosa rende davvero riuscito un orologio classico?

La risposta, nel suo caso, non passa attraverso l’aggiunta di funzioni. Passa attraverso la proporzione, la tipografia, il modo in cui una lancetta sfiora il quadrante o il modo in cui un’incisione interagisce con la luce. Sono tutti aspetti che spesso sfuggono a una prima osservazione, eppure sono proprio questi elementi a determinare il carattere di un orologio.

Zenith G.F.J. x Naoya Hida: il Calibre 135 tra tradizione svizzera e sensibilità giapponese

Le referenze Type 1Type 2Type 3Type 4 e Type 5 possono essere lette come capitoli di una stessa ricerca. A cambiare non è soltanto la configurazione ma il modo in cui ogni elemento viene messo in relazione con gli altri. Le anse. Il rehaut. Il diametro della cassa. Il disegno dei numeri. La profondità delle incisioni. La gerarchia visiva delle informazioni.

Osservando una creazione di Hida si ha spesso la sensazione che nulla stia cercando di attirare l’attenzione. Eppure tutto contribuisce all’equilibrio generale. È un approccio che ricorda il lavoro di alcuni grandi designer industriali: il progetto funziona proprio perché ogni elemento sembra inevitabile.

The Armoury, Mark Cho e il ruolo di Keisuke Kano

Una parte importante dell’evoluzione recente di Hida passa attraverso la collaborazione con The Armoury e Mark Cho. Per comprendere il nuovo G.F.J. vale la pena soffermarsi su due referenze in particolare: la Type 2C-1 Lettercutter e la più recente Type 4A-2 Floating Feathers.

La Lettercutter viene spesso ricordata per il carattere tipografico sviluppato appositamente per il progetto. In realtà il suo contributo va oltre il semplice disegno dei numeri. L’orologio rappresenta una riflessione sul peso che la tipografia esercita all’interno di un quadrante. Basta osservare la disposizione degli indici e il modo in cui i numeri occupano lo spazio disponibile per capire quanto la percezione complessiva possa cambiare attraverso interventi apparentemente minimi.

Zenith G.F.J. Calibre 135 Double Signed with Naoya Hida & Co. con quadrante in argento massiccio inciso a mano da Keisuke Kano e dettagli in Urushi blu

La Floating Feathers porta questo discorso su un piano diverso. Qui il protagonista diventa Keisuke Kano, maestro incisore giapponese che negli ultimi anni è emerso come una delle figure più interessanti nel panorama delle arti applicate all’orologeria. Le tre piume incise sul quadrante in Argentium silver non svolgono una funzione pratica. Esistono per esplorare il rapporto tra luce e superficie. A seconda dell’angolo di osservazione il quadrante cambia, si anima, mostra dettagli che pochi istanti prima sembravano invisibili.

Zenith G.F.J. Calibre 135 Double Signed with Naoya Hida & Co. con quadrante in argento massiccio inciso a mano da Keisuke Kano e dettagli in Urushi blu

È difficile osservare quel progetto senza pensare immediatamente al nuovo Zenith.

Le iscrizioni del G.F.J. Calibre 135 Double Signed vengono infatti incise a mano dallo stesso Keisuke Kano e successivamente riempite con Urushi blu. Non si tratta di un elemento decorativo isolato. Fa parte di un percorso che attraversa gli ultimi anni della produzione Hida e che trova nel quadrante del nuovo Zenith una naturale prosecuzione.

Il Calibre 135

Se il contributo di Hida definisce gran parte dell’identità visiva del progetto, il suo centro di gravità resta inevitabilmente il Calibre 135.

Per comprendere il significato di questo movimento bisogna tornare a un’epoca in cui la precisione costituiva il principale terreno di confronto tra le manifatture svizzere. Gli osservatori di NeuchâtelGinevra e Kew-Teddington rappresentavano il vertice di questo sistema. I risultati ottenuti nelle prove cronometriche influenzavano direttamente la reputazione dei marchi e venivano osservati con attenzione dall’intera industria.

Quando Ephrem Jobin sviluppa il Calibre 135, l’obiettivo è chiaro. Creare un movimento capace di eccellere in quel contesto competitivo. Il diametro di circa trenta millimetri permette l’utilizzo di un grande bilanciere, elemento considerato fondamentale per migliorare la regolarità di marcia.

La versione 135-O, preparata specificamente per i concorsi osservatoriali, rappresenta l’espressione più estrema di questa filosofia. Tra il 1950 e il 1954 Zenith conquista una serie di risultati che ancora oggi occupano un posto centrale nella narrativa della manifattura.

Quando storici e collezionisti discutono dei grandi movimenti cronometrici del dopoguerra, il 135-O compare regolarmente accanto al Longines 30Z e alle versioni da osservatorio dell’Omega 30T2. Tutti e tre appartengono a una stagione irripetibile dell’orologeria, quando il progresso veniva misurato in frazioni di secondo e quando la ricerca della precisione rappresentava una vera ossessione tecnica.

Ed è proprio questa ossessione, in fondo, il terreno comune su cui Zenith e Naoya Hida finiscono per incontrarsi.

Dal 135-O a Voutilainen

La storia recente del Calibre 135 aiuta a comprendere meglio il significato del nuovo progetto con Hida.

Per molti anni il movimento è rimasto confinato al ruolo di grande capitolo storico dell’orologeria Zenith. Un riferimento costante nei libri dedicati alla cronometria, nei cataloghi d’asta e nelle discussioni tra collezionisti, ma sostanzialmente assente dalla produzione contemporanea. La situazione cambia nel 2022, quando Zenith decide di recuperare dieci movimenti 135-O originali conservati nei propri archivi e affidarli a Kari Voutilainen.

L’operazione viene accolta quasi unanimemente come uno dei progetti più interessanti dell’anno. Non soltanto per la qualità esecutiva del risultato finale, ma perché affronta un tema raramente esplorato con questa profondità: come riportare in vita un grande movimento storico senza trasformarlo in una semplice reliquia da museo.

Voutilainen interviene con il rispetto che ci si aspetterebbe da uno dei più importanti indipendenti contemporanei. I movimenti vengono restaurati, rifiniti e regolati mantenendo intatta la loro identità originale. Il quadrante guilloché, la cassa in platino e la qualità complessiva dell’esecuzione trasformano quell’edizione in una sorta di manifesto dedicato alla cronometria classica.

Guardando oggi il nuovo progetto con Hida, appare evidente come quell’esperimento abbia svolto anche un’altra funzione. Ha ricordato al mercato che il Calibre 135 non appartiene soltanto al passato di Zenith.

Può ancora rappresentarne il presente.

Il ritorno del 135 e la nascita del G.F.J.

Quando nel 2025 Zenith presenta la collezione G.F.J., dedicata a Georges Favre-Jacot, l’obiettivo appare immediatamente più ambizioso rispetto all’edizione Voutilainen.

Questa volta non si tratta di restaurare dieci movimenti storici, si tratta di riportare il 135 all’interno della produzione contemporanea.

L’operazione è più complessa di quanto possa sembrare. Molti marchi, negli ultimi anni, hanno scelto la strada della riedizione filologica. Zenith segue un approccio differente. Il nuovo movimento conserva gli elementi che hanno reso celebre il progetto originale: la frequenza di 18.000 alternanze/ora, il grande bilanciere a inerzia variabile, la spirale Breguet, il regolatore Charles Fleck ma introduce anche una serie di aggiornamenti necessari per un utilizzo contemporaneo.

Zenith G.F.J. x Naoya Hida: il Calibre 135 tra tradizione svizzera e sensibilità giapponese

La riserva di carica sale a 72 ore, compare la funzione stop-seconds e la certificazione COSC garantisce prestazioni compatibili con gli standard attuali. L’impressione generale è quella di un movimento che mantiene la propria identità storica senza cadere nella nostalgia.

Un equilibrio difficile da raggiungere.

Dove si vede davvero la mano di Hida

Arrivati a questo punto diventa più facile capire cosa aggiunge realmente Naoya Hida al progetto.

La tentazione sarebbe concentrarsi immediatamente sulle incisioni, sull’Urushi o sulla presenza della doppia firma. In realtà il contributo più interessante emerge osservando l’orologio nel suo insieme.

Uno degli aspetti che caratterizzano da sempre la produzione di Hida è il controllo delle proporzioni. Le sue referenze raramente cercano un elemento dominante. Nessun numero oversize. Nessuna texture aggressiva. Nessun dettaglio progettato per catturare l’attenzione nei primi tre secondi.

Il nuovo G.F.J. Calibre 135 Double Signed segue la stessa logica.

Zenith G.F.J. x Naoya Hida: il Calibre 135 tra tradizione svizzera e sensibilità giapponese

La cassa in platino da 39,15 mm mantiene la presenza elegante del modello standard. Il quadrante in argento massiccio elimina qualsiasi effetto superfluo e concentra l’attenzione sulla qualità della superficie. Le iscrizioni incise da Keisuke Kano e successivamente riempite con Urushi blu introducono profondità senza trasformarsi in decorazione.

È una differenza che si percepisce soprattutto dal vivo. La stampa tradizionale rimane sulla superficie, L’incisione crea ombra, l’ombra crea volume e il volume modifica la percezione del quadrante.

Sono sfumature minime. Ma è esattamente su questo territorio che Hida costruisce il proprio linguaggio.

Zenith G.F.J. x Naoya Hida: il Calibre 135 tra tradizione svizzera e sensibilità giapponese

Lo stesso vale per le lancette. Ore e minuti sono ricavati da oro massiccio attraverso lavorazioni CNC e successivamente rifiniti a mano. La lancetta dei piccoli secondi, brunita termicamente, aggiunge una nota cromatica che dialoga con l’Urushi senza rompere l’equilibrio generale.

Chi conosce bene la Type 2A riconoscerà immediatamente alcune affinità.

Un dialogo tra Svizzera e Giappone

Anche i tre cinturini forniti con l’orologio partecipano alla narrazione.

La pelle Himeji Kurozan, trattata con lacca Urushi, rappresenta una delle espressioni più raffinate della tradizione conciaria giapponese. Il cinturino in pelle Wagyu lavorata a Kyoto aggiunge un’altra sfumatura di artigianato locale. Più sorprendente è probabilmente la presenza di un cinturino in denim prodotto da Kaihara, nome storico dell’industria tessile giapponese.

Una collaborazione che aveva senso prima ancora di esistere

Molte collaborazioni contemporanee vengono costruite attorno alla forza dei nomi coinvolti. Il nuovo Zenith G.F.J. Calibre 135 Double Signed with Naoya Hida & Co. segue una logica diversa.

Il progetto funziona perché i suoi protagonisti condividono lo stesso orizzonte culturale.

Il Calibre 135 nasce nel pieno dell’età dell’oro della cronometria svizzera. L’intera ricerca di Hida ruota attorno allo studio degli stessi decenni. Zenith custodisce una parte fondamentale di quell’eredità meccanica. Hida continua a interrogarsi sul linguaggio visivo sviluppato in quel periodo.

La presenza di Keisuke Kano, dell’Urushi, dei riferimenti alla Type 2A e della filosofia progettuale maturata attraverso The Armoury rende questo dialogo ancora più evidente.

Per questo motivo il nuovo G.F.J. supera il semplice concetto di edizione limitata. I dieci esemplari prodotti e il prezzo di 58.900 franchi svizzeri raccontano la sua esclusività.

La parte più interessante emerge altrove. Nel raro momento in cui un grande movimento storico e uno dei più coerenti interpreti dell’orologeria classica contemporanea finiscono per parlare la stessa lingua.


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