Le certificazioni nell'orologeria

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Un orologio impreciso è come un’automobile senza il motore. Da questa esigenza di affidabilità, antica quanto il primo segnatempo, ne nasce una ancor più emblematica e articolata: certificare questa stessa precisione.

Nel corso degli anni, la ricerca ha portato a standard sempre più elevati di accuratezza, che vanno ad approfondire diversi aspetti, dal solo movimento alla filiera completa di produzione. Oggi, come risultato, scorrendo un catalogo o discutendo tra appassionati, è facile sentir parlare di certificazioni, alcune più classiche e storiche, altre più nuove e approfondite.

Per farvi strada tra questi attestati, abbiamo deciso di spiegarvi come nascono ed in cosa consistono quelli più diffusi.


Il COSC

Cominciamo con l’attestazione più famosa: la Certificazione Cronometrica del Contrôle Officiel Suisse des Chronomètres.

Questo ente, noto ai più come COSC, si occupa dal 1973 di rilasciare un certificato di cronometria ai movimenti che superano una certa serie di controlli.

Per chi non lo sapesse, l’appellativo di Cronometro nell’orologeria è di per sé sinonimo di precisione. Possono usare questo attributo soltanto gli orologi che vengono riconosciuti come tali da istituzioni come quella sopra citata.

In origine i cronometri erano usati principalmente in marina e negli osservatori, dove era richiesta maggiore affidabilità. Ad oggi la certificazione è molto meno rappresentativa rispetto al passato, ma rappresenta ugualmente un motivo di vanto.

Alle sedi del Contrôle di Ginevra, Bienne e Le Locle vengono testati soltanto i movimenti mandati dalle varie manifatture. L’istituto richiede che i calibri siano dotati di una lancetta dei secondi continui e di un quadrante bianco con indici dei secondi, al fine di verificare se lo scarto giornaliero è compreso tra i -3 e +6 secondi al giorno. Oltre all’attestato è possibile richiedere anche il bollettino di marcia dei 15 giorni di test a varie temperature, che mostra l’andamento della precisione e degli scarti nel tempo.

Tra le maison che richiedono ogni anno i servizi del COSC, spiccano Rolex, Omega e Breitling, con 800, 400 e 150 mila movimenti certificati ciascuno.

Esempio di Bollettino

La Vipère

Nel 1897, l’Osservatorio di Besançon decise di appore una testa di vipera sui movimenti che certificava come appropriati per la propria attività. Da quel momento, la Tête de Vipère è divenuta simbolo di vanto nella storia, divenendo l’unica istituzione francese a rilasciare questo tipo di attestati.

Dopo anni di oblio, è stata recentemente riscoperta ed adottata da marchi come Tag Heuer e come Kari Voutilainen. Rappresenta una certificazione più dettagliata del COSC, ma molto simile in quanto a parametri.


Il Punzone di Ginevra

Probabilmente la più antica certificazione della storia, simboleggia l’eccellenza dell’orologeria elvetica. Nata a Ginevra a fine ‘800, ha “promosso” ai suoi test solo 5 maison in 130 anni di storia: Patek Philippe, Cartier, Vacheron Constantin, Chopard e Roger Dubuis.

A differenza della certificazione COSC, il Punzone considera l’orologio nella sua totalità, sottoponendolo al giudizio dei test e del comitato. La gestione, dapprima in mano all’ École d’Horlogerie di Ginevra, è oggi affidata a Timelab, un laboratorio indipendente, che si occupa di mantenere viva la tradizione del punzone.

Nella scelta si tiene conto di ogni dettaglio prima di apporre lo stemma sul movimento: dalle finiture alle casse, dal montaggio alle decorazioni…
Anche i test portati avanti non sono più gli stessi di prima. Oltre alla precisione, viene verificata l’impermeabilità, la riserva di carica ed ovviamente la provenienza dell’orologio.

Con la sua simbologia caratteristica, il Punzone si pone come attestato della più sublime orologeria svizzera, salvaguardando l’attenzione alle finiture ed alla qualità complessiva.


Autocertificazioni: Il Sigillo di Patek Philippe

Quando test accurati e giurie sono di troppo, è meglio fare le cose a modo proprio.

Patek Philippe incarna a pieno questa politica, a partire dalle Boutique di proprietà diretta del marchio, fino ad arrivare a tutta la filiera produttiva. La casa ginevrina ha capito che “fatto in casa” è meglio.

Nel 2009 il brand di Thierry Stern abbandona il Punzone ed istituisce il proprio Sigillo, che fornisce una garanzia di qualità su tutte le componenti dell’orologio. Se vi sembra una ripetizione, è bene precisare che non stiamo più parlando di movimenti, casse e quadranti, ma anche di cinturini, lancette e pulsanti vari ed eventuali.

Sebbene agli occhi di molti possa sembrare che il brand si stia “firmando da solo la giustifica”, come si è fatto tutti al liceo, il sigillo sembra non aver destato grandi sospetti.

Dietro a questa mossa infatti non si cela una paura di non superare i test o di non essere all’altezza del Punzone, bensì la volontà di porsi su un altro livello rispetto a tutti gli altri. Un livello tanto elevato da necessitare un proprio attestato di qualità, quasi con aria di sfida.

Se vi state chiedendo quali sono le reazioni del pubblico, vista l’enorme fila che assedia le boutique con la Croce di Calatrava, sembra che non ci siano grandi dubbi.


Appare chiaro, dunque, che le certificazioni abbiano come obiettivo quello di dare lustro ed affidabilità agli occhi del mondo, ad uno dei settori di punta dell’economia Svizzera.

In questi anni di riscoperta dell’orologio come oggetto di lusso, dopo il trambusto del quarzo, è divenuto importante sancire la qualità e la cura dello Swiss Made rispetto al resto del mondo, anche con accorgimenti come questo.

Sebbene nel 2019 la grandissima parte degli orologi in commercio sia precisa quanto basta alla nostra vita quotidiana, le certificazioni rappresentano in un certo modo un legame con la storia e l’evoluzione di un’industria che, giorno dopo giorno, lavora per creare prodotti sempre migliori e più evoluti.

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