L’industria del mondo dell’orologeria è davvero un mondo maschile? Il suo pantheon ufficiale – da Abraham-Louis Breguet a Jean-Marc Vacheron, fino ai maestri contemporanei come François-Paul Journe e Philippe Dufour – racconta una genealogia prevalentemente maschile. Maschile è anche il linguaggio delle immagini che hanno costruito l’immaginario collettivo, che parlano di grandi formati e polsi vigorosi, motori e spedizioni avventurose.
Eppure, dalle botteghe domestiche dell’Ottocento svizzero alle manifatture verticalizzate di oggi, l’orologeria ha beneficiato di designer, smaltatrici, ingegnere, imprenditrici, direttrici creative e amministratrici delegate.
Alcune hanno ereditato un nome importante, come Nayla Hayek, presidente di Swatch Group e dal 2013 amministratrice delegata di Harry Winston. Altre lo hanno costruito passo dopo passo, scalando organigrammi complessi, come Chabi Nouri, che dopo dieci anni in Cartier, è stata alla guida di Piaget dal 2017, e dal 2024, è CEO di Bonhams.

Chabi Nouri, oggi CEO di Bonhams.
Tutte portano con sé storie uniche e sempre diverse da raccontare. «Ogni donna ha la propria storia», diceva in un’intervista Livia Russo di Bacs & Russo, «e le opportunità nel settore sono molte per chi desidera coglierle». È vero. Non esiste un’unica traiettoria femminile.

Livia Russo insieme a suo marito Aurel Bacs.
Per la Giornata Internazionale della Donna, noi di IWS abbiamo selezionato diciassette ritratti di donne. Diciassette storie che celebrano la fierezza, il coraggio, e l’intelligenza e la forza creativa delle donne di ieri e di oggi che hanno scritto – e continuano a scrivere – la storia dell’orologeria.
Le donne che hanno dato vita e forma ai primi orologi da polso: da Caroline Murat a Maria Antonietta
Per comprendere ciò che oggi definiamo estetica femminile tradizionale nell’orologeria, bisogna guardare indietro nel tempo, là dove il gesto del desiderio ha preceduto la codifica dello stile.
L’onore del primo orologio da polso della storia spetta a Caroline Murat, regina di Napoli e sorella minore di Napoleone. Tra il 1808 e il 1814, Caroline acquistò trentaquattro tra orologi e pendenti, instaurando un sodalizio creativo con Abraham-Louis Breguet, che nel 1810 concepì per lei un segnatempo rivoluzionario: ultrapiatto, ovale, dotato di termometro e montato su un bracciale intrecciato. Fu il desiderio esigente di Caroline Murat a creare per la prima volta un ponte ideale tra l’orologio da tasca e quello da polso, un’eredità oggi perpetuata dalla collezione Reine de Naples di Breguet.

A sinistra: François Gérard o la sua bottega, Caroline Bonaparte, regina di Napoli-Sicilia, 1810-12, olio/tela, 201,5 x 146,5 cm, collezione privata. Foto di pubblico dominio. A destra: Breguet, “Reine de Naples” Ref. 8908A con Mondpahse, madreperla e diamanti, circa 2010. Foto © Sotheby’s
Prima ancora, Maria Antonietta aveva riconosciuto il talento del giovane Breguet, promuovendone le creazioni alla corte francese e legittimando l’orologio come oggetto di desiderio aristocratico e culturale. Pochi decenni dopo, nel 1868, Patek Philippe realizzò uno dei primi orologi da polso per un’altra donna, la contessa ungherese Koscowicz. In entrambi i casi non si trattò di un semplice adattamento di un pendente a un nastro, ma di un atto progettuale consapevole: la trasformazione dell’orologio da oggetto da tasca a segnatempo intimo, personale, quasi corporeo.

Donne pioniere nell’orologeria: Amelia Earhart e Mercedes Gleitze
Accanto a chi ha ispirato la prime forme, ci sono altre prime volte, quelle che segnano conquiste e traguardi sui calendari della Storia. Amelia Earhart è, nei primi anni del Novecento, la prima donna pilota ad attraversare l’Atlantico.

Amelia Earhart si prepara a una immersione a largo di Block Island, U.S. Information Agency. Descrizione sul retro: “656265-AN AVIATOR LEARNS THE THRILLS OF DEEP DIVING. BLOCK ISLAND- MISS AMELIA EARHART, STILL THE ONLY WOMAN TO FLY THE ATLANTIC, EMERGES FROM THE BOTTOM OF THE SEA OFF BLOCK ISLAND. 7/25/29.”
Durante il suo ultimo volo nel 1937 sull’Oceano Pacifico – conclusosi in una scomparsa ancora avvolta nel mistero – portava con sé strumenti di precisione, tra cui un cronografo Longines con calibro 13.33Z, vertice tecnico della misurazione cronografica da polso dell’epoca.

Mercedes Gleitze
E poi Mercedes Gleitze, che il 7 ottobre 1927 attraversa la Manica indossando un Rolex Oyster impermeabile, trasformandolo in simbolo di affidabilità e icona globale.

Ruth Belville
É anche il caso di Ruth Belville, la “Time Lady” di Londra, che percorreva ogni giorno le strade della città portando l’orologio standard di Greenwich ai clienti più esigenti, trasformando precisione e dedizione in una professione pionieristica.
6 artiste talentuose: smaltatrici, designer e innovatrici
«Con le loro mani più piccole, le donne hanno sempre svolto lavori che gli uomini non potevano fare», diceva anni fa in un’intervista Anita Porchet, oggi tra le più grandi smaltatrici contemporanee. Nel 2017 riceve il Grand Prix d’Horlogerie de Genève per l’eccezionale contributo all’arte dello smalto, condiviso a quattro mani con la sua mentore Suzanne Rohr.

Anita Porchet
Dal suo piccolo, personale atelier di Corcelles-le-Jorat, Anita Porchet ha collaborato per anni con maison come Patek Philippe, Vacheron Constantin, Hermès, Chaumet e Chanel. Le sue tecniche – champlevé, cloisonné, grisaille, miniature painting – hanno trasformato il quadrante in un microcosmo pittorico e restituito allo smalto una centralità che l’industria aveva progressivamente abbandonato.

Suzanne Rohr
Annegret Fleischer è un altro dei nomi importanti, legato al Datograph del 1999: 405 componenti, quattro anni di sviluppo per la A. Lange & Söhne, una sfida contro le leggi della fisica. Un capolavoro di architettura meccanica che testimonia la sua padronanza delle strutture complesse, seguito più tardi da un altro capolavoro, il Tourbograph “Pour le Mérite”.

Annegret Fleischer
E poi Jacqueline Dimier. Che nel 1975, Audemars Piguet nomina prima donna a capo del design di prodotto. Dopo l’esperienza in Rolex – dove sviluppò la linea Cellini – Dimier reinterpretò il Royal Oak di Genta in chiave femminile, ripensandone interamente le proporzioni e la tecnica senza riduzioni in scala. La nuova versione da 29mm, presentata nel 1976 e sviluppata in due soli anni, fu un successo immediato. Entro il 1979, un terzo della produzione Audemars Piguet era destinato alle donne.

Jacqueline Dimier
Diversamente da Dimier, Porchet e Fleischer, Danièla Dufour ha il talento nel sangue, certo, grazie a papà Philippe Dufour. Ma ha solo vent’anni quando presenta la sua Simplicity a Watches & Wonders 2023, dopo anni di formazione alla École Technique de la Vallée de Joux e lunghe ore nel laboratorio paterno.

Daniela Dufour con il padre Philippe
Dal canto suo, Daniela Dafour non ha mai giocato la carta “figlia di Philippe Dafour”: anzi, ha scelto di sfruttare quell’accesso diretto per mostrare il suo talento in un settore ancora poco inclusivo, più forte dei pregiudizi.
Accanto a lei, Venla Voutilainen rappresenta un’altra promessa straordinaria dell’orologeria contemporanea.

Venla Voutilainen
Figlia di Kari Voutilainen, che oggi è alla guida Urban Jurgensen, ha saputo ritagliarsi il proprio spazio nel mondo dei micro-movimenti e dei segnatempo complicati, portando una sensibilità artistica unica e una precisione tecnica fuori dal comune. Oggi, è COO della Maison fondata nel 1773.
Donne ai vertici dell’orologeria nel 2026. A che punto siamo?
Il gigante del lusso Richemont possiede alcune delle manifatture orologiere più celebri al mondo, Vacheron Constantin, Piaget e IWC Schaffhausen solo per citarne alcune. Nel 2016, il presidente del Gruppo Richemont Johann Rupert dichiara di voler vedere “less gray Frenchmen” nelle posizioni apicali del management. L’anno successivo, Chabi Nouri è nominata la prima amministratrice delegata donna di una manifattura orologiera del gruppo Richemont, seguendo le orme di Marianne Romestain (dal 2014 CEO di Lancel, la prima per il Gruppo).

Marianne Romestain
La storia della leadership femminile in orologeria inizia in realtà molto prima: Martha Wittnauer, nel 1916, guida l’azienda di famiglia dopo la morte dei tre fratelli fondatori, diventando la prima donna CEO di un marchio orologiero americano della storia. Durante la Prima guerra mondiale, Martha Wittnauer spinge la solida reputazione dell’azienda (pioniera fin dalle origini, fu la prima società americana a importare orologi Longines) verso nuovi settori, come l’aviazione.
I dispositivi Wittnauer accompagnano sotto la sua direzione il primo volo sopra il Polo Nord, il primo volo transatlantico e il primo volo in solitaria attraverso l’Atlantico compiuto da Amelia Earhart, all’interno del suo Lockheed Vega.
Dopo di lei, Betty Fiechter, che nel 1933 assume la direzione di Blancpain, consolidando una delle più antiche manifatture svizzere in un’epoca in cui le donne erano ancora escluse dai vertici decisionali.

Betty Fiechter
Oggi il panorama è più articolato, seppur non ancora paritario. Sabina Belli è dal 2015 CEO di Pomellato, con un passato da Ogilvy & Mather e Young & Rubicam, Giorgio Armani, Dior e LVHM, prima di essere nominata Vice Presidente esecutivo di Bulgari nel 2012. Mentre Rebecca Ross è Vice President & Head of Sales di Christie’s Watches, Ginny Wright è CEO di Audermars Piguet America dal gennaio 2021. E da Chopard Italia è arrivata Simona Zito come nuova direttrice generale. Gli ultimi dati che si hanno a disposizione sulla presenza femminile nelle posizioni apicali del settore orologi sono rasserenanti.
Ilaria Resta, prima CEO donna di Audemars Piguet, guida oltre 3.000 dipendenti con una visione centrata su innovazione e leadership circolare. Con un passato nel colosso Firmench e vent’anni alla Procter & Gamble, lontano dal mondo degli orologi, ha portato nella manifattura una visione trasversale e contemporanea, aperta alle novità.

Ilaria Resta
Emblematica, in questo solco, la collaborazione con la designer fiorentina Carolina Bucci nata nel 2016, che dà vita al Royal Oak Frosted Gold, una reinterpretazione della creazione di Jacqueline Dimier decorata in finitura fiorentina. Una donna che prosegue l’eredità di un’altra.

Carolina Bucci e Jacqueline Demier
Prima di lei, Caroline Scheufele, co-presidente di Chopard insieme al fratello Karl-Friedrich dal 2001, ha ridefinito il linguaggio dell’orologio gioiello con l’uso innovativo del titanio colorato e con l’Happy Diamond Sport, un orologio che abbina diamanti mobili su acciaio in una combinazione decisamente non convenzionale.

Caroline Scheufele
Come lei, è Catherine Rénier. Che da quando è stata nominata CEO di Jaeger-LeCoultre nel 2018, ha lasciato il segno valorizzando il patrimonio storico e il savoir-faire della maison. Porta la sua firma il programma Made of Makers, che includeva collaborazioni con artisti e artigiani d’avanguardia provenienti da discipline diverse. Dopo molti anni in Richemont, dove ha sempre ricoperto ruoli di leadership fin dal suo ingresso nel gruppo dal 1999 da Cartier a New York, oggi è CEO di Van Cleef & Arpels.

Catherine Rénier
Christine Hutter, fondatrice e CEO di Moritz Grossmann, ha invece costruito da zero una manifattura a Glashütte nel 2008. Si forma nel mondo del restauro, ridando vita a calibri del XIX e XX secolo di pendole, orologi da tasca e da polso.

Christine Hutter
Dopo essersi trasferita in Svizzera, decide di rilanciare la storica eredità del maestro orologiaio Moritz Grossmann e sotto la sua guida, la Maison riceve il prestigioso Red Dot Award nel 2019. Oggi il 90% dei movimenti è prodotto in-house e quasi metà del team di orologiai è composto da donne, in un equilibrio virtuoso tra competenza e visione.
Conclusioni
Scorrendo questi ritratti, emerge una rosa magnifica di donne forti, sicure, talentuose e intraprendenti, in sintonia con le mutazioni della società, a prescindere dai loro dati anagrafici. Questo portfolio diventa una vera moodboard del nostro tempo: un mosaico di storie diverse, unite da un comune denominatore – autorità conquistata, visione creativa e passione senza compromessi.
Dalla precisione quotidiana di Ruth Belville alla leadership strategica di Ilaria Resta, dalla poesia dei quadranti di Anita Porchet alle innovazioni di Venla Voutilainen, ogni percorso racconta la capacità delle donne di trasformare la tecnica in arte, la dedizione in autorità e il sogno in creazione.
Attraverso le storie di queste donne, il panorama dell’orologeria appare sotto una luce nuova: non più un regno esclusivamente maschile, ma un ecosistema in evoluzione in cui talento, passione e visione femminile non sono più un’eccezione, ma una forza viva che continua a riscrivere il tempo, ridefinendo ciò che significa creare, guidare e innovare nell’orologeria di oggi.
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