I fatturati dell’orologeria nel 2025: il Morgan Stanley Report

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20 Febbraio 2026
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Nel 2025 l’industria orologiera svizzera appare meno rumorosa rispetto agli anni immediatamente successivi alla pandemia. I numeri del Morgan Stanley × LuxeConsult Swiss Watch Industry Report raccontano un settore che registra il secondo anno consecutivo di contrazione, con esportazioni in calo dell’1,7% in valore e un mercato retail globale che si stabilizza intorno ai 49 miliardi di franchi. È un rallentamento misurato, privo di shock improvvisi, che suggerisce una fase di assestamento più che di crisi. Ed è proprio questa apparente normalità a rendere il momento attuale particolarmente interessante da osservare.

Lo stato dell'orologeria nel 2025: tutti i dati del Morgan Stanley × LuxeConsult Report

La sensazione è che l’orologeria stia progressivamente abbandonando l’ossessione per la crescita quantitativa che ha caratterizzato il decennio scorso. Il rallentamento della Cina, con un ulteriore calo del 9% nel 2025 e una riduzione complessiva di circa il 40% rispetto ai livelli del 2012, contribuisce a questo cambio di prospettiva. Anche gli Stati Uniti, pur restando il primo mercato finale, mostrano una domanda più selettiva e meno espansiva. In questo contesto, il settore sembra interrogarsi meno su quanto crescere e molto di più su chi riesce a crescere e perché.

Lo stato dell'orologeria nel 2025: tutti i dati del Morgan Stanley × LuxeConsult Report

La concentrazione come risultato, non come anomalia

Uno dei dati più rilevanti del 2025 riguarda la distribuzione del valore. A fronte di oltre 450 marchi svizzeri attivi, quattro nomi Rolex, Cartier, Audemars Piguet e Omega controllano oggi più del 55% del mercato globale. Questa concentrazione tende ad aumentare anno dopo anno e non può più essere interpretata come un semplice squilibrio temporaneo.

Lo stato dell'orologeria nel 2025: tutti i dati del Morgan Stanley × LuxeConsult Report

Si tratta piuttosto dell’esito naturale di un settore che premia in modo crescente la forza del marchio, la coerenza del posizionamento e la capacità di sostenere prezzi elevati nel tempo. I brand che dominano il mercato sono quelli che hanno trasformato l’orologio da oggetto tecnico a riferimento culturale, riducendo la sostituibilità del prodotto e rendendo la scelta del consumatore sempre meno comparabile.

Rolex, la “bussola” del settore

All’interno di questa dinamica, Rolex continua a fungere da “bussola” per l’intera industria. Nel 2025 il marchio supera gli 11 miliardi di franchi di fatturato wholesale e raggiunge una quota di mercato del 32,9%, una dimensione che lo rende, di fatto, un’industria nell’industria.

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I volumi si attestano intorno a 1,15 milioni di pezzi, in lieve calo, mentre il prezzo medio supera i 14.000 franchi grazie a un incremento di circa il 6%. Al di là delle cifre, ciò che colpisce è la coerenza del modello. Rolex sembra operare al di fuori delle oscillazioni di breve periodo, con una strategia che privilegia continuità, controllo e riconoscibilità. In un contesto più incerto, questa stabilità diventa un vantaggio competitivo determinante.

Audemars Piguet e il valore della focalizzazione

Il 2025 segna un passaggio simbolico con il sorpasso di Audemars Piguet su Omega nella classifica per fatturato. Con 2,6 miliardi di franchi e una crescita del 9%, Audemars Piguet dimostra come un modello basato su volumi estremamente contenuti possa risultare particolarmente efficace.

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La produzione si mantiene intorno ai 53.000 pezzi e il prezzo medio supera i 51.000 franchi. Il Royal Oak continua a rappresentare circa l’88% delle vendite, un livello di concentrazione che riflette una scelta strategica precisa. In un mercato saturo di novità e collezioni parallele, la focalizzazione su un’icona consente di rafforzare l’identità del marchio e di ridurre la dispersione narrativa.

Omega e la complessità della fascia medio alta

Per Omega, il 2025 conferma una fase più complessa. Il fatturato scende a 2,2 miliardi di franchi e i volumi si riducono a circa 460.000 pezzi. La quota di mercato si attesta al 6,4%, in calo rispetto al 9% registrato nel 2017.

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Questi dati non indicano una perdita di rilevanza del marchio in senso assoluto, quanto piuttosto le difficoltà strutturali della fascia medio alta. È una zona del mercato sempre più compressa tra l’accessibilità e l’ultra lusso, dove sostenere crescita e margini richiede una chiarezza di posizionamento sempre più netta. Omega rimane un marchio solido e riconoscibile, ma si muove in uno spazio competitivo particolarmente affollato.

Profitti e modelli di business

La polarizzazione emerge in modo ancora più evidente osservando la redditività. Rolex, Patek Philippe, Audemars Piguet e Richard Mille controllano poco meno della metà del mercato globale, intercettando circa il 76% dei profitti complessivi, con margini operativi intorno al 33%.

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I grandi gruppi quotati come Swatch GroupRichemont e LVMH mostrano una redditività più contenuta. Questa differenza riflette strutture più complesse, una maggiore esposizione ai volumi e una minore flessibilità nella gestione dell’offerta.

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Nel 2025 solo sei marchi svizzeri superano il miliardo di franchi di fatturato: Rolex, Cartier, Audemars Piguet, Patek Philippe, Omega e Richard Mille. Insieme rappresentano il 64% del mercato retail globale. L’uscita di Longines da questo gruppo, con un fatturato sceso a 920 milioni di franchi, sottolinea quanto la soglia di accesso al vertice del settore si sia alzata.

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Uno sguardo aperto sul futuro

Osservata nel suo insieme, l’orologeria svizzera del 2025 appare come un’industria più compatta, più selettiva e meno indulgente. Il valore si concentra dove esistono identità forti, modelli coerenti e una relazione chiara con il pubblico. Per i consumatori, questo significa un’offerta forse più ristretta, ma anche più leggibile. Per i marchi, implica scelte sempre più nette e difficili da rimandare.

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È una fase di maturità che non premia l’ambiguità. Chi riesce a definire con precisione il proprio ruolo continua a rafforzarsi. Gli altri sono chiamati a ripensare il proprio spazio in un settore che ha smesso di crescere per inerzia e che oggi chiede, prima di tutto, visione e disciplina.


Tutti i dati presenti sono stime del Morgan Stanley x LuxeConsult Swiss Watch Industry Report. La maggior parte dei brand svizzeri non pubblica i propri bilanci, quindi queste cifre rappresentano le migliori approssimazioni disponibili, non certezze assolute.


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