La storia del Patek Philippe Aquanaut - Il Nautilus di domani?

Scritto da:IWS Team|

È stato chiamato “il Nautilus di domani“, i suoi cinturini vengono conservati nelle casseforti delle più lussuose gioiellerie del mondo, è nato sotto l’immensa ombra di un colosso dell’orologeria moderna, è riuscito ad imporsi e conquistare il cuore (ed il polso) di moltissimi appassionati: stiamo parlando del Patek Philippe Aquanaut.
Scopriamo insieme la sua giovane e variegata storia!

Patek Philippe | Notizie | Il 20° anniversario dell'Aquanaut 5168G

Le origini

Nonostante Patek Philippe sia nata e cresciuta (e tutt’ora viva) circondata dalle alpi svizzere, la casa ginevrina ha da tempo dimostrato una velata passione per il mare. Dopo una settimana passata tra uffici, banche e cene di gala, tra un Calatrava ed un Ellipse sotto la manica dello smoking, Patek Philippe pensa anche al fine settimana dei suoi fedelissimi clienti.

Così nasce nel 1972 il Nautilus, l’orologio sportivo di estremo lusso pensato per accompagnare il facoltoso uomo d’affari durante le loro gite in barca. Prendendo ispirazione (e nome) dall’immaginario sottomarino di “Ventimila leghe sotto i mari“, il vero boom di questo modello arriva negli anni ’80.

Patek Philippe "Nautellipse" ref. 3770 - Italian Watch Spotter

Sono gli anni degli Yuppies, i giovani rampanti che, come dice Luca Barbarossa nell’omonima canzone “…tra Cortina e le Maldive”, sorseggiano champagne nei più esclusivi yacht club del mondo. I requisiti per entrare? Una American Express, i mocassini Tod’s e, immancabilmente, un Nautilus.

Possibilmente d’oro e sopra il polsino… ma questa è un’altra storia.

Thirty years since yuppies got hands on mobile phones | This is Money

Iniziano gli anni ’90, i mercati finanziari crollano ed inizia un periodo di forte recessione globale. Intere fortune sono bruciate nel giro di pochi secondi.

I giovani hanno però voglia di ripartire, puntando tutto sulla tecnologia. Tutto quel che ricorda il passato, è out. E così, con l’avvento di internet e l’Unione Europea che comincia a nascere, l’economia riparte. E’ il così detto “dot com boom“, in cui da un computer in camera da letto si possono creare fortune di milioni di dollari, in qualsiasi parte del mondo, in un secondo.
I facoltosi degli anni ’90 però non vogliono saperne di quella pesante formalità che ha accompagnato il mondo per secoli. Vogliono il prestigio delle grandi marche, senza volerne la forma.

Patek Philippe è una maison d’eccellenza, che punta tutto sulla sua storia, ma che deve però proporre al pubblico più giovane un modello che non abbia niente a che vedere col passato. Ancora una volta, la mente di Patek Philippe vola lontano dalle alpi svizzere per arrivare sino al mare.

Si decise quindi di prendere ispirazione dall’orologio più giovane della linea: il Nautilus, appunto.
Bisogna portare il Nautilus nel mondo di internet, serve un orologio per affrontare il 2000 che ormai è alle porte.


Ecce Aquanaut!

E così, nel 1997, Patek Philippe lancia sul mercato un prodotto che, per la maison, è a dir poco rivoluzionario: la ref. 5060AAquanaut“.

Il raro orologio Patek Philippe battuto all'asta per 355 mila euro

Per la prima volta nella storia, Patek Philippe offre un cinturino in gomma. “Niente di così pazzesco”, dite? Un optional a cui oggi siamo largamente abituati ma che, al suo debutto, suscitò un grande scalpore. Stiamo pur sempre parlando di Patek.
Esattamente in linea da quel che ci aspettiamo da questa maison, lo sviluppo del cinturino è durato più di un anno e la sua realizzazione comprende oltre 20 molecole differenti, per donare resistenza al sale, ai raggi UV ed ai batteri. Prestigio Patek, nuovo look.

Per mimare l’apparenza del bracciale integrato del Nautilus, il cinturino riporta la stessa trama del quadrante. Quest’ultimo, soprannominato “barretta di cioccolato”, è un particolare unico della linea Aquanaut. Ad ornarlo, troviamo indici arabi e lancette in oro bianco. Tutto abbondantemente dotato di vernice luminescente, per una rapida lettura al buio.
Forse, al giorno d’oggi, questo look non ci sconcerta poi tanto, ma vi assicuriamo che in quel momento creò non poco interesse.

All’interno della sua cassa da 37.5mm, troviamo un calibro di manifattura, più precisamente l’automatico 330 SC. Unica complicazione, il datario, per ottenere un calibro sottile appena 3.5 mm. Sempre nascosto dal fondello, il rotore unidirezionale in oro massiccio.
Seppure la meccanica non sia visibile direttamente, l’intero movimento ha guadagnato il Punzone di Ginevra per la sua superba finitura.

The original Aquanaut. First released in 1997 the reference 5060 ...
Credits: A Collected Man

Aquanaut take two

Nonostante gli sforzi enormi di Patek, l’Aquanaut non fu immediatamente un successo, complice l’assenza della firma di Gerald Genta.
Eppure, dopo appena un anno, viene introdotto un secondo modello: la ref. 5064 A-001.
Le dimensioni sono ridotte a 34mm ed il calibro diventa l’E 23 SC al quarzo. Per accomodare le nuove dimensioni, le proporzioni del quadrante vengono leggermente ritoccate.

Il vero modello che però lancerà finalmente il fenomeno Aquanaut è la ref. 5065, introdotta sempre nel 1998.
Una misura più contemporanea, “Jumbo“, di 38 mm, avvicina l’Aquanaut al Nautilus. Il movimento 315 SC è finalmente ammirabile dal pubblico attraverso un fondello in zaffiro.
Oltre allo sportivissimo acciaio, questo modello diventa disponibile anche in oro giallo.

Patek Philippe 5065J Aquanaut | Buy pre-owned Patek Philippe watches
Credits: A Collected Man


Per la versione in acciaio, accanto all’iconico cinturino in gomma, si rende disponibile un bracciale che rende sempre più simile il nuovo Aquanaut al Nautilus, ormai cult.
L’anno successivo, il 1999, vede l’introduzione di un modello completamente in oro giallo: dalla cassa al bracciale, identico al predecessore in acciaio.

Nel corso dei successivi anni, la gamma dell’Aquanaut si arricchirà di diverse variazioni sul tema. Troviamo così casse diamond-set, cinturini e quadranti verdi, bianchi, movimenti al quarzo e lancette rosse…


Il decimo anniversario

Tutto questo fino al 2007, anno in cui l’Aquanaut festeggia il suo decimo anniversario.
Per questa ricorrenza, Patek Philippe decide di rimettere mano su questo modello già perfetto, per raffinarlo ancora di più.

La cassa, ormai un’icona, rimane sostanzialmente invariata. Vengono impercettibilmente ritoccati gli angoli, ma il look non viene alterato. Il quadrante, altro elemento distintivo del modello, viene raffinato con un aspetto meno pronunciato e con una curvatura del pattern più accentuata.
Per completare l’aspetto del nuovo quadrante, l’indice numero “3” viene rimosso, dando più ossigeno al tutto.

Patek Philippe | Orologio in Acciaio Inossidabile Aquanaut con ...

L’aspetto più riconoscibile del restyiling è però l’ormai leggendario cinturino, che finalmente restituisce quel tanto desiderato look del bracciale integrato del Nautilus.
Cambia poi il pattern – più simile al quadrante -, i lati diventano piatti e viene ridisegnato persino l’interno, per un maggiore confort. La chiusura viene resa più resistente con un doppio meccanismo specifico per l’Aquanaut.

Queste modifiche vengono presentate su due nuovi modelli: la ref. 5165 A-001, in 38.8 mm e la ref. 5167 A-001, in 40.8 mm.
La seconda referenza, in versione “xl”, è sicuramente la dimostrazione di come Patek abbia saputo far mantenere all’Aquanaut il suo posto di dominio nei confronti del nuovo pubblico.
L’anno successivo, per avvicinare ancor di più l’Aquanaut al Nautilus, viene dotato di movimento automatico 324 SC, lo stesso che muove il Nautilus ref. 5711.

Il modello in oro, sempre seguendo i gusti del pubblico, passa dall’oro giallo a quello rosa.

PATEK PHILIPPE. AN 18K PINK GOLD AUTOMATIC WRISTWATCH WITH DATE ...

Nel 2011, l’Aquanaut riceve la sua prima complicazione, vedendo la nascita della ref. 5164 A-001 Travel Time. Al disotto della sfera delle ore, troviamo nascosta una seconda sfera scheletrata che può essere impostata per segnare un secondo fuso orario. Per rendere più facile l’interpretazione, vengono aggiunte due finestrelle che, con un cambio cromatico, segnano il giorno e la notte nei due fusi orari .
Il datario, che non avrebbe trovato spazio nella tradizionale sede, viene spostato meridionalmente.

Patek Philippe | Orologio in Acciaio Inossidabile Aquanaut Travel ...

L’Aquanaut compie vent’anni

Gli anni passano ed arriviamo così al ventesimo compleanno dell’Aquanaut. Una ricorrenza per cui Patek Philippe ha preparato una serie di sorprese decisamente spettacolari.
Una su tutte è la ref. 5650G Advanced Research Travel Time, in edizione limitata. Una vetrina di innovazioni Patek, dove la più spettacolare è sicuramente il meccanismo flessibile di regolazione del fuso orario.
Oltre 500 ore di progettazione per questa spettacolare quadri-molla con un punto di incrocio di soli 150 micron.

Patek Philippe | Notizie| Aquanaut Travel Time 5650G Advanced Research


La seconda sorpresa è la ref. 5168G “Jumbo”, in 42.2 mm, dove per la prima volta troviamo un Aquanaut in oro bianco ed assistiamo all’ascesa del quadrante blu.

Green or Blue? A Pair of Patek Philippe Aquanaut 5168G "Jumbo"


L’anno successivo, una nuova complicazione appare nella ormai vasta famiglia Aquanaut.
E’ finalmente l’ora di un cronografo, con la ref. 5968A che, grazie anche ai suoi colori “non convenzionali”, attira l’attenzione di tutti. A non essere convenzionale è anche il cronografo stesso, che vede presente solamente un sottoquadrante per il conteggio dei minuti. Una scelta secondo noi azzeccata, che non compromette esteticamente l’orologio rendendolo altrimenti troppo affollato.

Aqua Stop | WatchTime India

L’Aquanaut oggi

Anche se l’arancione è un colore che difficilmente ci si toglie dalla mente, il vero Aquanaut “colorato” è lui: la ref. 5168G Jumbo Khaki Green.

Patek Philippe Aquanaut Jumbo 5168G Khaki Green - Hands-On Review ...


Il colore è stato scelto ricordando una edizione limitatissima “client only” del 2011, dove venne presentato un Aquanaut in livrea khaki.
Introdotta nel 2019, la ref. 5168G Khaki ha fatto letteralmente esplodere il mercato, già assetato di modelli in acciaio.
Una esplosione tale che questi cinturini, venduti dai commercianti anche singolarmente, sono stati definiti “il più costoso pezzo di gomma” del mondo, arrivando a sfiorare anche i 1000€.

Con questa controversa referenza chiudiamo la nostra rassegna sulla storia dell’Aquanaut, un modello che nato nell’ombra del Nautilus, è riuscito a ritagliarsi la sua fetta di fedeli appassionati.
E voi da che parte vi schierate? Qual è la vostra opinione su questo modello? Come pensate evolverà la sua storia?
Come sempre, fateci sapere nei commenti.

Autore

Team Italian Watch Spotter
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