Vent’anni sono bastati alla Longines Master Collection per diventare una delle firme più riconoscibili della Maison di Saint-Imier. Presentata nel 2005, la collezione ha definito negli anni una propria idea di classicismo: movimenti meccanici, complicazioni tradizionali, quadranti finemente lavorati e quei caratteristici numeri arabi che ne scandiscono l’identità, con una genealogia che conduce fino al Longines Weems Second-Setting Watch del 1928.
Nel 2026 Longines ne ridisegna profondamente i codici. Casse, lunette, quadranti, lancette e bracciali evolvono nelle forme e nelle finiture; i “solo tempo” vengono declinati nei diametri di 30, 34, 39 e 41 mm; il Chrono Moonphase acquista una nuova veste. La novità di maggiore rilievo è riservata al Chrono Monopusher, complicazione inedita per la Master Collection e, al tempo stesso, intimamente legata alla storia di Saint-Imier.
Longines realizzava cronografi monopulsanti da polso già nel 1911, quando questa tipologia era ancora agli esordi. Due anni più tardi sarebbe arrivato il 13.33Z, uno dei calibri fondamentali della sua storia cronografica e una testimonianza precoce della progressiva miniaturizzazione dei movimenti destinati al polso.
A oltre un secolo di distanza, quella tradizione entra per la prima volta nella Master Collection. Un incontro atteso, verrebbe da dire, considerando quanto profondamente il cronografo abbia contribuito a scrivere la storia di Longines.
Longines Master Collection Chrono Monopusher
Il nuovo Master Collection Chrono Monopusher debutta nelle referenze L2.960.4.78.2 e L2.960.4.93.2, entrambe in acciaio inossidabile.
La cassa misura 41 mm di diametro e 12,60 mm di spessore, con 48,60 mm di lug to lug e anse da 21 mm. Proporzioni contemporanee, rese visivamente più misurate dal nuovo profilo della collezione e dalla lunetta concava, che accompagna con maggiore continuità il passaggio dalla carrure al quadrante e alleggerisce il volume percepito della cassa.
Il vetro zaffiro presenta un trattamento antiriflesso multistrato su entrambi i lati; un secondo zaffiro chiude il fondello avvitato e lascia il calibro interamente a vista. L’impermeabilità è di 3 bar, equivalenti a 30 metri.
Osservato di profilo, il Monopusher rivela immediatamente la propria particolarità. Sulla carrure destra scompaiono i due pulsanti del cronografo tradizionale: avvio, arresto e azzeramento sono riuniti in un unico tasto coassiale alla corona.
Tre pressioni successive governano l’intero ciclo cronografico. La soluzione conserva il fianco della cassa estremamente pulito e restituisce quella gestualità così peculiare del monopulsante, dove ogni funzione passa dallo stesso punto di contatto.
Chi conosce questa tipologia sa quanto una parte del suo fascino risieda proprio nell’azionamento. La corsa del pulsante, la resistenza sotto il dito, lo scatto che accompagna ciascuna funzione: rituali sottili e silenziosi, quasi impossibili da restituire attraverso una fotografia.
Grain d’orge, bicompax e pulsometro
La referenza L2.960.4.78.2 presenta un quadrante opalino argentato con motivo grain d’orge, numeri arabi applicati e dettagli color oro rosa 5N, abbinato a un cinturino in alligatore marrone con finitura Oxford.
La L2.960.4.93.2 declina la stessa lavorazione in blu ghiaccio, con elementi rodiati lucidi e cinturino in alligatore antracite. Lancette e applicazioni seguono le rispettive combinazioni cromatiche.
La composizione bicompax affida i piccoli secondi al contatore di ore 9 e i 30 minuti cronografici a quello di ore 3, mentre la lancetta centrale misura i secondi del cronografo. Dieci numeri arabi applicati incorniciano il quadrante e, lungo la periferia, compare una scala pulsometrica graduata su 30 pulsazioni.
Le scale pulsometriche appartengono alla stagione più propriamente strumentale della cronografia. Prima della diffusione degli strumenti elettronici, permettevano a medici e infermieri di rilevare rapidamente la frequenza cardiaca: il cronografo veniva avviato al primo battito e arrestato al trentesimo, leggendo direttamente sulla scala il corrispondente valore in battiti al minuto.
La funzione ha inevitabilmente perduto la propria necessità originaria. Il suo significato orologiero, invece, rimane intatto. Monopulsante e pulsometro condividono la medesima matrice funzionale, quando scale e contatori nascevano per rispondere a esigenze professionali precise e il cronografo era anzitutto uno strumento di misura.
Tra le due referenze, l’argentata restituisce questa eredità con particolare naturalezza. Il grain d’orge anima la superficie senza appesantirla; il bicompax mantiene arioso il centro del quadrante; gli accenti oro rosa introducono il calore necessario a ricondurre una composizione di origine strumentale entro l’eleganza della Master Collection.
Il nuovo calibro Longines L799.5
Attraverso il fondello in zaffiro si osserva il Longines L799.5, sviluppato esclusivamente per la Maison e dotato di ruota a colonne e spirale in silicio.
Misura 13 linee e ¼, conta 23 rubini, lavora a 28.800 alternanze/ora, pari a 4 Hz, e offre fino a 68 ore di riserva di carica.
La ruota a colonne assume particolare rilevanza in un monopulsante, dove avvio, arresto e azzeramento devono susseguirsi attraverso il medesimo comando. A lei spetta coordinare la sequenza delle funzioni, secondo una soluzione profondamente radicata nella migliore tradizione cronografica.
Per chi ama i cronografi, naturalmente, la questione non si esaurisce nella presenza della ruota a colonne. Corsa, resistenza e nettezza del pulsante sono parte integrante dell’esperienza e raccontano la qualità dell’azionamento con un’immediatezza che nessuna specifica tecnica può sostituire.
Il fondello trasparente lascia inoltre il nuovo L799.5 completamente visibile, una scelta particolarmente appropriata su un orologio nel quale la meccanica cronografica rappresenta molto più di una funzione aggiuntiva.
Entrambe le referenze sono abbinate a cinturini in alligatore con fermaglio déployant, triplo sistema di sicurezza, apertura mediante pulsanti e microregolazione.
Quando Longines scriveva la storia del cronografo
Il Monopusher acquista tutt’altra profondità osservandolo alla luce della storia di Saint-Imier.
Nel 1911 Longines realizzava già uno dei suoi primi cronografi monopulsanti da polso, negli anni cruciali della transizione dall’orologio da tasca a quello da polso. Nel 1913 arrivò il 13.33Z, riconosciuto dalla Maison come il primo movimento cronografico compatto al mondo e destinato, attraverso le successive evoluzioni, a consolidare una competenza nella misurazione dei tempi brevi che avrebbe segnato buona parte del Novecento Longines.
Quella competenza avrebbe presto trovato applicazione ben oltre la cronometria sportiva. Aviazione, navigazione ed esplorazione richiedevano strumenti affidabili in anni nei quali misurare correttamente il tempo poteva avere conseguenze assai più concrete di quelle che oggi associamo a una complicazione cronografica.
I nomi di Amelia Earhart e Richard Byrd appartengono a quella stagione pionieristica e alla lunga relazione tra Longines, il volo e le grandi spedizioni del primo Novecento.
Di fronte a un patrimonio simile, il nuovo Monopusher avrebbe potuto facilmente trasformarsi in una riedizione. Longines ha preferito conservarne soltanto i codici necessari.
Pulsante singolo, disposizione bicompax e scala pulsometrica stabiliscono il legame con la cronografia storica della Maison. Proporzioni, finiture, lavorazione del quadrante e calibro appartengono pienamente alla Master Collection contemporanea.
Longines Master Collection Chrono Moonphase
Accanto al Monopusher ritroviamo il Chrono Moonphase, da anni una delle espressioni più complesse e riconoscibili della Master Collection.
Le referenze L2.962.4.73.2 e L2.962.4.73.6 condividono una cassa in acciaio da 41 mm, con 13,80 mm di spessore, 48,60 mm di lug to lug e anse da 21 mm. Il vetro zaffiro presenta trattamento antiriflesso multistrato su entrambi i lati; la corona reca in rilievo la clessidra alata Longines e il fondello avvitato trasparente lascia visibile il calibro. L’impermeabilità raggiunge i 3 bar.
All’interno lavora il Longines L687.5, calibro automatico con ruota a colonne, spirale in silicio, 27 rubini e frequenza di 28.800 alternanze/ora. La riserva di carica raggiunge le 66 ore.
Il quadrante conserva quella generosità d’informazioni che costituisce da tempo parte del carattere del Chrono Moonphase. Cronografo, calendario e fasi lunari convivono secondo una disposizione familiare agli estimatori del modello.
A ore 9 troviamo piccoli secondi e indicazione delle 24 ore. A ore 12, il contatore cronografico dei 30 minuti accoglie giorno della settimana e mese; a ore 6, il totalizzatore delle 12 ore condivide il contatore con le fasi lunari. La data corre lungo la periferia ed è indicata dalla caratteristica lancetta centrale terminante a mezzaluna.
Longines lavora soprattutto sulle finiture e sulla gerarchia visiva.
Il quadrante argentato adotta il nuovo motivo grain d’orge, accompagnato da nove numeri arabi blu applicati e lancette in acciaio azzurrato; la minuteria rimane sul réhaut. Il contrasto tra blu e argento appartiene da tempo al lessico della Master Collection e aiuta qui a disciplinare una quantità di informazioni inevitabilmente importante.
Il grain d’orge richiede particolare misura su una composizione tanto articolata. La lavorazione introduce profondità e reagisce alla luce senza contendersi l’attenzione con calendario, contatori e indicazione lunare. Guardato da vicino rivela la ricchezza della superficie; a una lettura immediata lascia prevalere le funzioni.
Anche la combinazione fra cronografo, calendario e astronomia possiede precedenti notevoli negli archivi di Saint-Imier. Il Museo Longines conserva un orologio da tasca del 1911 con cronografo, ripetizione dei quarti, calendario completo e fasi lunari.
Più di un secolo separa i due orologi. Rimane la stessa familiarità con segnatempo capaci di riunire numerose indicazioni senza rinunciare a una precisa identità.
I Master Collection solo tempo: 30, 34, 39 e 41 mm
Il rinnovamento coinvolge in profondità anche i Master Collection solo tempo, proposti nei diametri di 30, 34, 39 e 41 mm.
La scelta di quattro misure permette alla medesima cifra stilistica di assumere presenze al polso sensibilmente differenti. Su un orologio elegante, pochi millimetri incidono sull’equilibrio molto più di quanto suggeriscano i numeri: cambiano il rapporto tra quadrante e cassa, la percezione dello spessore e, soprattutto, il modo in cui l’orologio veste.
Il 30 mm utilizza il calibro automatico L592.5, da 8 linee e ¾, con 22 rubini, spirale in silicio, frequenza di 28.800 alternanze/ora e autonomia fino a 45 ore. La cassa misura 9,10 mm di spessore, con anse da 15 mm.
La versione in acciaio presenta un quadrante blu ghiaccio soleil. Le configurazioni two-tone adottano lunette con coiffe in oro giallo 2N-200 oppure oro rosa 5N-200, corone coordinate in oro 18 carati e quadranti in madreperla bianca. Undici diamanti Top Wesselton VS-SI 8/8, per complessivi 0,047 carati, sostituiscono gli indici.
Il 34 mm adotta il calibro automatico L888.5, 11 linee e ½, 21 rubini, spirale in silicio e frequenza di 25.200 alternanze/ora. L’autonomia raggiunge le 72 ore, mentre la cassa conserva uno spessore di appena 9,30 mm, con anse da 18 mm.
Ritroviamo il blu ghiaccio soleil sulla versione in acciaio e madreperla, diamanti e dettagli dorati sulle configurazioni two-tone. Attraverso i fondelli trasparenti sono visibili le masse oscillanti, rifinite sui modelli two-tone in una tonalità coordinata alla lunetta.
I 39 e 41 mm assumono un carattere più sobrio e decisamente trasversale. Entrambi utilizzano l’L888.5 da 72 ore e adottano quadranti azzurri grain d’orge, undici numeri arabi applicati e lancette rodiate.
Il 39 mm misura 9,05 mm di spessore, con interasse di 20 mm; il 41 mm raggiunge 9,50 mm, con anse da 21 mm.
Sono soprattutto questi rapporti dimensionali a raccontare la cura riservata alle proporzioni. Entrambe le casse rimangono sotto i dieci millimetri, conservando quella sottigliezza che su un solo tempo elegante conta più di molti altri numeri riportati in una scheda tecnica.
Il 39 mm, in particolare, ha misure che sulla carta promettono molto: sufficiente presenza per un gusto contemporaneo, 9,05 mm di spessore e proporzioni capaci di funzionare con naturalezza in contesti molto diversi. È probabilmente la referenza che guarderemmo per prima tra i nuovi solo tempo.
Il bracciale è stato a sua volta ridisegnato. Le maglie diventano più corte, migliorando la capacità di seguire il profilo del polso, mentre le chiusure ricevono la microregolazione, disponibile anche sui fermagli déployant dei cinturini in alligatore.
Sul quadrante, l’eliminazione del réhaut modifica invece la percezione dell’intero insieme. La superficie utile aumenta, il grain d’orge acquista maggiore respiro e i numeri arabi applicati emergono con più decisione.
Home of Elegance: una collezione, sei interpretazioni
La nuova generazione della Master Collection è accompagnata da Home of Elegance, campagna che riunisce per la prima volta nello stesso progetto gli Ambasciatori dell’Eleganza Longines.
Kate Winslet, Eddie Peng, Jennifer Lawrence, Henry Cavill, Zhao Liying e Yosh Yu condividono gli ambienti di una casa indossando interpretazioni differenti della collezione.

La scelta di uno spazio domestico restituisce agli orologi una presenza più naturale rispetto al tradizionale ritratto istituzionale e, soprattutto, permette di cogliere l’ampiezza raggiunta dalla famiglia. Dal 30 mm in madreperla ai solo tempo da 39 e 41 mm, fino al Chrono Moonphase e al Monopusher, dimensioni e contenuti cambiano considerevolmente senza compromettere la riconoscibilità della collezione.
Tra tutte, il Chrono Monopusher argentato è anche quella sulla quale torniamo più volentieri con lo sguardo.

La disposizione bicompax è equilibrata. Il pulsometro possiede una precisa legittimità storica. Il tasto coassiale alla corona conserva quella gestualità che rende il monopulsante qualcosa di profondamente diverso da un cronografo convenzionale. Grain d’orge e dettagli oro rosa aggiungono la raffinatezza necessaria a inserirlo nella Master Collection senza cancellare l’origine tecnico-funzionale dei suoi codici.
Longines può permettersi una licenza poetica che poche Maison possiedono: non dover raccontare tutta la propria storia ogni volta che la richiama. Sul nuovo Monopusher bastano un pulsante, due contatori e una scala pulsometrica.
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