Ciò che ha reso grandi marchi come Patek Philippe, Rolex e Omega nel mondo del vintage è l’intenso studio da parte dei collezionisti, della storia, delle referenze, dei cambi di calibro e di tutte quelle minuzie che rendono più o meno collezionabile un modello rispetto ad un altro.
Questo perché quando si ha a disposizione vere e proprie enciclopedie dove studiare, è poi più facile compiere un acquisto. O più semplicemente, più letteratura si ha a disposizione e più saranno le possibilità che le persone se ne avvalgano. Nel caso di Breguet abbiamo purtroppo poco riguardate agli anni d’oro del rilancio della marca, quando negli anni ’70 la proprietà scelse una nuova direzione artistica.
Il rilancio del marchio Breguet con Daniel Roth
1970: i fratelli Jaques e Pierre Chaumet prendono in mano un marchio in totale decadenza, che siede però su una miniera d’oro. Quando viene rilevata l’azienda, Breguet produceva solamente alcuni modelli militari assegnati all’Aeronautica o alla Marina Militare Francese (ovviamente stiamo parlando dei famosissimi Type 20).
Le tre figure principali a guidare la rinascita di Breguet furono quelle di François Bodet, che sarà general manager dal 1972 al 1987, quella di Daniel Roth come direttore creativo e orologiaio (fu proprio Bodet a convincere i fratelli Chaumet ad assumerlo), insieme a quella di Louis-Maurice Caillet, che fece coppia con quest’ultimo a livello tecnico.

Prima di iniziare questo percorso, Roth aveva fatto tesoro della propria esperienza in marchi come Jaeger-LeCoultre e Audemars Piguet, dopo aver vissuto l’orologeria già dalla propria infanzia. Prima però di iniziare a progettare i nuovi orologi, passo più di 1 anno a studiare intensamente gli archivi di Abraham-Louis Breguet, il maestro di cui sarà erede.
Nel corso di quell’anno rimane affascinato da diversi orologi da tasca, che saranno poi frutto di ispirazione per quelli da polso di nuova manifattura. Non si trattava però semplicemente di convertire un orologio di grandi dimensioni in uno da polso, bisognava racchiudere fedelmente la filosofia del maestro in casse, quadranti e movimenti che raccontassero per filo e per segno i lavori di Breguet.
Gli orologi più collezionabili di Breguet per la collezione “Classique”
Il risultato sono stati diversi orologi che racchiudono quella filosofia: abbiamo una cassa a moneta antiscivolo (esattamente come i tasca), le anse dritte e saldate alla cassa, il quadrante guilloché fatto a mano, con diversi tipi di finiture, il numero di serie sul quadrante e tanti altri dettagli.
Con questo articolo cerchiamo di riassumere alcune delle referenze più storiche e importanti di Breguet vintage, per raccontarne l’ispirazione, la tecnica e perché pensiamo diventeranno dei veri tesori per i collezionisti. Se dovessimo fare una lista ci sarebbero questi Classique, accomunati dall’utilizzo di basi Lemania o Frederique Piguet per i propri meccanismi.
Referenza 3130: Riserva di Carica, Data e Fasi Lunari
Lo studio del maestro portò alla creazione di due orologi principali, ispirati a dei segnatempo da tasca come il Breguet N°5. Presentata nel 1983 referenza 3130 si ispira proprio a questo ma con alcuni twist: ci mostra l’indicazione delle fasi lunari tra ore 1 e ore 2, giorno del mese (al posto dei secondi piccoli) a ore 6 e riserva di carica tra ore 10 e ore 11.
Questo layout è una vera pietra miliare per il marchio, che servirà come base per la produzione di diversi altri orologi, con complicazioni differenti (es.3310) e di epoche più recenti (il nuovo calendario perpetuo del 2023). Nel Breguet 3130 abbiamo un quadrante davvero eccezionale, con un guillochage fatto a mano, che offre diverse texture per ogni indicazione presente.
Ciò che non viene applicato nel modello da polso, rispetto a quello da tasca, è la ripetizione a toc, che rispetto a una ripetizione tradizionale, che utilizza dei gong, usa direttamente la cassa dell’orologio.
Referenza 3330: Giorno, Data e Fasi Lunari
Il secondo orologio ispirato ai modelli da tasca è la referenza 3330, soprannominata “cinesino” dai collezionisti.
Il Breguet 4579 non era affatto un orologio semplice: prima di tutto era un orologio “a tatto”, che come vi raccontavamo nel nostro video YouTube, era un’invenzione del maestro per permettere la lettura senza tirare l’orologio fuori dalla tasca. Abbiamo poi diverse indicazioni sul quadrante, che ritroviamo poi anche nel 3330, ovvero giorno della settimana a ore 10, fasi lunari al 12, data dal 2 e infine ore e minuti al di sotto. In più, il 4579 aveva la riserva di carica a ore 3, mantenendo un layout iper simmetrico con la scritta “Breguet” al 9.

Il 3330 è uno degli orologi più affascinanti a livello estetico, per questo layout così pulito, per le finiture e per l’estetica complessiva che il marchio aveva al tempo. In 36mm di diametro, non si può chiedere di meglio.

Referenza 3230: Cronografo a Carica Manuale
Il cronografo 3230 è uno dei più storici e importanti. Venne introdotto alcuni anni dopo i primi modelli. All’interno abbiamo la base Lemania 2310, che fu la stessa utilizzata sul Patek 5070 o sugli incredibili Hommage di Roger Dubuis. Breguet acquistò questa manifattura (Nouvelle Lemania) nel 1992, il che gli permise di aumentare la produzione.
Nel caso di questa complicazione, la referenza più conosciuta è la 3237 e vi spieghiamo il motivo. Inizialmente tutti i modelli erano prodotti con fondello chiuso. Quando fu scelto di creare mettere in bella mostra i calibri, si optò per cambiare la referenza con il 7 finale. Di 3230 si conoscono pochi esemplari, ma la più affascinante rimane la 3237, con questo meccanismo a vista che permette di essere ammirato sotto ogni luce.
La referenza 3050: Calendario Perpetuo con Fasi Lunari
Il calendario perpetuo è una grande creazione di quegli anni. Fu creato nel 1976, un momento in cui gli orologi con questa complicazione erano ben più che rari. Proprio François Bodet racconta nel suo libro che ne venivano prodotti una dozzina all’anno, considerati tutti i brand dell’orologeria. Unendo i tasselli, ci rendiamo conto che la crisi del quarzo aveva reso l’orologeria meccanica qualcosa di davvero raro.
Come raccontato da François Bodet in “Breguet – Story of a Passion”, all’inizio venivano prodotti circa 2-3 calendari perpetui all’anno, questo perché gli unici orologiai a lavorarci erano Roth e Caillet, ed erano interamente realizzati a mano.
Il 3050 calendario perpetuo è una delle referenze più sottovalutate in assoluto insieme alle altre.
La referenza 3350: Tourbillon
Concludiamo con una delle creazioni più iconiche. Come sentiamo spesso dire da alcuni collezionisti, non dovrebbe esserci Tourbillon più importante del Breguet 3350, presentato per la prima volta a Basilea nel 1990, dopo che fu brevettato dal maestro orologiaio nel lontano 1801. Come raccontato da diversi collezionisti e in diversi forum, si pensa che verso fine anni ’80 non esistessero più di qualche centinaia di Tourbillon da polso.
Roth in questo caso introduce nel 3350 una caratteristica molto scenica, che poi adatterà anche ai suo stessi orologi. Il Tourbillon, compiendo una rotazione completa ogni 60 secondi, permette l’indicazione dei secondi, da qui la scelta di porre al di sopra della gabbia una placchetta da 20 secondi e una triplice lancetta. Come funziona? Semplicemente quando la gabbia ruota, ogni lancetta indica per 3 volte lo scorrere di 20 secondi (20+20+20=60).
Daniel Roth curò a lungo lo sviluppo di questo meccanismo con Nouvelle Lemania. Quando nel 1988 lanciò il proprio marchio, fu proprio un Tourbillon, con le medesime caratteristiche, a fare da apripista.
Conclusioni
Senza Breguet, l’orologeria non esisterebbe… o comunque sarebbe molto diversa da quella che conosciamo oggi. Questi rappresentano alcuni degli orologi più importanti del “vintage” o “neo-vintage” di Breguet.
I modelli più collezionabili rimangono quelli delle annate antecedenti al 1993 circa e dotate di cabochon sulla corona, dove le primissime serie (pre-1987) sono tra quelle introvabili. Tutte queste referenze hanno delle controparti con il 7 finale, ad indicare il fondello aperto e/o il meccanismo rifinito (es. 3137, 3337, 3057, ecc.), ma sono in genere successive al 1990 circa.
A livello di metalli, si può dire che la maggior parte sono stati prodotti in oro giallo e una piccola parte in oro rosa, bianco e platino (mai in acciaio).
Non si tratta di una guida definitiva o completa, ma rappresenta una prima sintesi di quelli che sono stati gli anni d’oro di questo marchio. Voi cosa ne pensate di Breguet? Qual è la referenza che preferite?
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Questo articolo fa tesoro di una parte di storia di Daniel Roth raccontata da Denny Grigolo su Orologi Di Classe.