Il primo Patek Philippe impermeabile

Scritto da:Lorenzo R.|

L’introduzione della referenza 565 ribadisce lo spirito pionieristico che, da sempre, anima Patek Philippe.
Ne parliamo oggi analizzando nel dettaglio cosa rende il 565 un orologio tanto moderno ed apprezzato dai collezionisti.

All’inizio degli anni 30 gran parte del mondo si leccava le ferite in seguito alla disastrosa crisi del ’29, che, oltre ad un generale crollo di tutti i settori economici, aveva anche causato un abbassamento nella domanda di merci.

A tal proposito ogni azienda dovette industriarsi per offrire prodotti a costi più bassi ma che fossero, comunque, in linea con i propri standard qualitativi.

Ebbene, anche Patek Philippe, già al tempo conosciuta come una della maisons piu prestigiose, ebbe la necessità di studiare dei modelli che potessero soddisfare la minor propensione alla spesa da parte dei propri clienti.
Tale bisogno si incontrava con un’altra tendenza, di natura pratica, ossia la voglia di disporre di orologi con casse impermeabili.

Dall’unione di queste due esigenze, nacque l’idea di un orologio rivoluzionario per i classici dettami Patek Philippe, ossia un segnatempo in acciaio con cassa impermeabile.

Attraverso tale manovra, Patek cercava sia di accaparrarsi una nuova categoria di clienti, sia di esaudire le richieste di coloro i quali, già clienti, desideravano indossare un Patek Philippe anche in situazioni meno formali.

Tuttavia il progetto della casa ginevrina non era di facile attuazione, per due motivi.
In primis, la produzione delle casse impermeabili non era ancora del tutto approntata e solo poche ditte potevano garantire un prodotto di qualità.
L’acciaio, inoltre, era un materiale, fino a quel momento, ignorato dall’orologeria ma che si stava facendo strada, in quanto meno costoso dell’oro. Il suo grande problema risiedeva nella difficoltà di lavorazione, dovuta alla maggior durezza rispetto ai canonici oro e argento. Tutto ciò presupponeva che l’azienda produttrice fosse dotata di appositi macchinari ed attrezzi, cosa assolutamente non scontata per l’epoca.

Da questa situazione si desume come il numero di aziende papabili fosse davvero esiguo.
La scelta ricadde quasi subito su una ditta unica nel suo genere, quanto ad innovazione e lungimiranza, ossia la Taubert & Fils.

Credits: vintagewatchstraps.com

Taubert & Fils

Nel 1924 Taubert rilevò la ditta Borgel, brillante cassaio, che già nel 1892 aveva depositato il brevetto per una cassa impermeabile.
Le ragioni per le quali la figlia di François Borgel (fondatore), cedette l’azienda del padre sono incerte, tuttavia si presume siano di natura economica.

Contestualmente all’acquisizione della Borgel, l’azienda si rinominò Taubert & Fils ed aggiornò la cassa brevettata dallo stesso Borgel trent’anni prima.

Grazie ai capitali della Taubert & Fils ed alle idee lasciate da Borgel la compagnia divenne leader sia nella produzione di casse impermeabili, sia nella lavorazione dell’acciaio per l’orologeria.

Credits: vintagewatchstraps.com

Il rapporto fra la ditta acquistata (Borgel) e l’acquirente (Taubert) risulta quantomeno singolare, in quanto, ad oggi, Borgel è molto piu conosciuta rispetto a Taubert & Fils.

Con ogni probabilità ciò è dovuto al fatto che, anche dopo l’acquisizione, il nome Borgel ha continuato ad apparire nelle pubblicità e sulle casse prodotte. Infatti, su di esse, non troverete mai il punzone Taubert & Fils ma solo quello di Françcois Borgel, immediatamente riconoscibile e sinonimo di qualità e robustezza.

Il punzone Borgel, registrato nel 1887, è formato dalle iniziali del fondatore (FB) sorrette dalla chiave di Ginevra.

Punzone simbolo Borgel
Credits: vintagewatchstraps.com

Inizialmente, in linea con lo spirito conservatore che da sempre la caratterizza, Patek Philippe affidò alla Taubert & Fils solamente la produzione, non la progettazione, delle casse.

La prima cassa interamente disegnata da Taubert compare, nel 1935 sulla referenza 438, da 28mm di diametro.

Credits: Christie’s

L’avvento del 565

Dopo un primo uso “sperimentale” delle nuove casse realizzate dalla Taubert & Fils, nel 1938 viene introdotta una referenza che per molti versi potremmo definire come rivoluzionaria. Si tratta della referenza 565, la cui peculiarità risiede sicuramente nella cassa a due corpi, brevettata all’inizio degli anni 30.

Credits: Onlyvintage

Essa deve la propria fama a quattro fattori principali:

Grande qualità costruttiva

Tale da indurre molte delle maison più blasonate ad utilizzarla.
Infatti oltre a Patek Philippe anche Vacheron Constantin e Ulysse Nardin ne fecero uso.

Credits: Phillips

Fondello a vite decagonale

Parte del brevetto, insieme al tappo antipolvere, che serviva anche a tenere fermo il movimento.

Credits: Onlyvintage

Dimensioni

Si trattava di una cassa da 35mm, una misura a tutti gli effetti oversized per l’epoca. Tali connotati ne facevano la prima cassa Calatrava impermeabile di dimensioni considerevoli.

Credits: Onlyvintage

Corona

Anche la forma della corona è davvero caratteristica, in quanto presenta una leggera protuberanza verso l’esterno.
I collezionisti l’hanno soprannominata “a cappello di prete”.

Credits: onbehalf.jp

Il cliente che acquistava un Patek Philippe ref.565 poteva scegliere tra due versioni disponibili:

Secondi al sei

Costituisce la prima versione, introdotta nel 1938 e rimasta nei cataloghi fino a fine produzione, nel 1952.

Nel corso degli anni due sono i calibri che hanno equipaggiato questa versione.
Il primo movimento, ossia il 12-120, resta in voga fino al 1949, anno nel quale viene introdotto il 12-400.
I modelli che incassano tale movimento risultano estremamente rari, tanto che ad oggi, se ne conoscono solo quattro.

Credits: Onlyvintage

Secondi continui

Introdotta nel 1939, incassa il calibro 12SC, derivato dal 12-120.
Anche questa versione conoscerà un secondo movimento, ossia il 27SC, munito del prestigioso Punzone di Ginevra, che farà la sua comparsa nel 1950.

Credits: Phillips

Ciò che rende un Patek Philippe 565 più desiderabile rispetto ad un altro è sicuramente il quadrante.

Vi sono moltissime configurazioni diverse, alcune delle quali estremamente rare ed appetibili per i collezionisti, come le seguenti

Quadrante al radio

Credits: Phillips

Questo esemplare di Patek Philippe 565 è stato venduto da Phillips a Novembre 2016 all’esorbitante cifra di 322.000 franchi svizzeri, ossia 212.000 €, piu il 25% (74.000 €) di diritti.

La ragione per cui tale esemplare è così quotato risiede nel suo quadrante, che ne fa un pezzo unico. In esso, infatti, vengono a convergere tanti elementi ricercati dai collezionisti, ossia: indici e sfere al radio, secondi centrali ed il colore nero del quadrante, molto raro ed apprezzato.

Numeri Breguet

Credits: Phillips

I numeri Breguet, oltre a far andare in visibilio gli appassionati, conferiscono al quadrante un fascino ed un’eleganza unici.
Ad oggi sono noti meno di quindici esemplari di Patek Philippe 565, con quella che è, sicuramente, una delle configurazioni più ricercate, ossia con numeri Breguet applicati e lancette al radio.

L’esemplare in foto è stato battuto da Phillips a Maggio 2018 raggiungendo la ragguardevole cifra di 137.500 franchi svizzeri (94.500 € più 31.500 di diritti).

Firma del concessionario

Credits: Phillips

Come ormai sappiamo i quadranti “double signed” sono particolarmente apprezzati dai collezionisti.
In questo caso ci troviamo davanti ad uno splendido Patek Philippe 565 venduto dal concessionario venezuelano Serpico Y Laino.

L’orologio è stato battuto da Phillips a Maggio 2017, per 63.750 franchi svizzeri (44.250 € più 14.750 di diritti).

Come di consueto in Patek Philippe i quadranti prima del 1947 riportano la firma per intero (Patek Philippe & co), mentre dopo tale anno vi sarà solo la scritta Patek Philippe.


Non solo Patek Philippe

Come già affermato, le casse impermeabili di Taubert & Fils godettero di parecchio successo.

Infatti, oltre a Patek Philippe altre furono le Case prestigiose ad impiegare la stessa cassa del 565, come Movado, Doxa, Vacheron Constantin ed Ulysse Nardin, di cui vedete un esempio in foto.

Credits: cosimo_watches

Prendiamo come esempio la maison Doxa, la quale proponeva modelli con la stessa cassa del 565 e per questo motivo oggi conosciuti come “Doxa 565”.
Solitamente tali esemplari avevano casse 32mm, tuttavia esiste anche una versione, estremamente rara, da 35mm.

Credits: vert_sept

Nonostante i modelli delle Maison sopracitate siano certamente meno quotati rispetto ai 565 di Patek Philippe, essi risultano incredibilmente più rari e difficili da reperire rispetto a quest’ultimi.

Per tali motivi questi orologi risultano un ottimo modo per differenziare la propria collezione, spaziando in un campo decisamente inusuale ma ricco di fascino e storia, senza spendere una fortuna.

Autore

Lorenzo R.
Revisore ed Autore
Classe 1999, Studente di Economia. Appassionato di orologi vintage da ormai 4 anni, partecipa attivamente a diversi blog del settore. Finalmente può coniugare la propria attitudine alla scrittura con la grande passione per i segnatempo.

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